App Immuni

L’app IMMUNI sta arrivando: lo sviluppo è iniziato e il percorso della Fase 2 di questa situazione emergenziale dettata dal Coronavirus è dettato. Dopo l’annuncio di Conte riguardo la ripartenza del sistema Italia, al via praticamente dal 4 maggio 2020, la grande attesa è per l’applicazione che potrà aiutarci a combattere il virus causa del Covid-19 e non lo farà spiandoci giorno dopo giorno, bensì memorizzando gli eventuali contatti con altre persone che abbiamo avuto.

Negli ultimi giorni si è parlato molto al riguardo perché non era ancora stata ben definita ma ormai siamo nelle condizioni di fare un quadro abbastanza chiaro. Analizziamo dunque il funzionamento, i pregi e i rischi di quest’app IMMUNI.

Cos’è IMMUNI

Come detto IMMUNI sarà un’applicazione, una semplice applicazione che verrà resa disponibile gratuitamente verso la fine di maggio per la maggior parte degli smartphone, sia quelli con sistema operativo iOS, e quindi gli iPhone, sia quelli con sistema operativo Android, e quindi Samsung, Xiaomi, Huawei ecc… 

Dove scaricare IMMUNI

Il sito agendadigitale.eu esplicita infatti che sarà disponibile sul Play Store di Android e su App Store di iOS, resta quindi il dubbio se si troverà anche su AppGallery di Huawei per quegli smartphone senza servizi Google, a tal riguardo dato che si seguirà la strada Apple-Google, probabilmente non sarà compatibile.

Escluso, almeno inizialmente, Windows Phone, principalmente perché un progetto morto e che conta un numero sempre inferiore di smartphone in circolazione.

A partire dal 01 Giugno 2020 l’applicazione Immuni è disponibile su Android.

IMMUNI spia gli smartphone?

Partiamo ad analizzare il funzionamento di IMMUNI chiarendo subito cosa non sarà in grado di fare, perché negli ultimi giorni l’idea attorno a questa applicazione è cambiata radicalmente e quella che verrà realizzata sarà totalmente diversa rispetto a quella ipotizzata inizialmente.

A differenza della prima idea infatti, risalente fino a circa il 20 aprile, non sarà un’app di tracciamento degli spostamenti. Questo vuol dire che non segnerà i luoghi che visitiamo, non saprà se il giorno X saremo stati dal parrucchiere o a fare la spesa e infatti non utilizzerà il GPS, né ne avrà accesso.

Allo stesso modo non avrà nemmeno accesso al nostro numero o ai nostri contatti né potrà spiare cosa facciamo sullo smartphone, tutto questo ovviamente per tutelare la nostra privacy.

Sistema centralizzato vs de-centralizzato

Fin dall’inizio si sono delineati due scenari possibili:

  1. il primo, quello adottato dal consorzio europeo PEPP-PT, è quello di un sistema centralizzato;
  2. il secondo, quello proposto dai colossi Apple e Google, è quello de-centralizzato.

La differenza è sostanziale a livello di privacy: nel primo caso i dati vengono conservati e gestiti su un computer centrale, quindi chi può averne accesso, che siano enti governativi o terzi, potrebbe potenzialmente farne un uso quasi indiscriminato, nel secondo caso invece i dati vengono raccolti e conservati solo sugli smartphone.

Come funziona IMMUNI

IMMUNI, l’app che verrà sviluppata in Italia, è rimasta in ballo fra i due sistemi sopra citati fino al 22 aprile quando fonti accreditate hanno fatto sapere al Sole24Ore che si era ormai abbandonato il primo modello in favore del secondo.
Principalmente per due motivi:

  1. garantire maggior tutela della privacy, dove in Italia si tende ad avere sempre un occhio di riguardo in più;
  2. non incontrare ostacoli nella realizzazione dato che un sistema centralizzato avrebbe incontrato ostilità nel funzionamento sugli iPhone, che da sempre presentano un Bluetooth molto limitato.

Se però questa applicazione non utilizzerà il GPS come potrà aiutarci? Come funzionerà IMMUNI?

Principalmente si basa sul cosiddetto sistema di contact tracing, ovvero si occuperà di salvare sullo smartphone i contatti che si avranno con altre persone, ovviamente in maniera anonima. 

Il meccanismo è molto semplice: ogni volta che due cellulari con l’applicazione IMMUNI installata si “incontrano” (ovvero rimangono ad una certa distanza per un certo periodo di tempo), questi si scambieranno il proprio identificativo anonimo, generato localmente con crittografia.

Ciascun cellulare porterà quindi con sé una lista di questi codici, ma, cosa molto importante, privi di qualsiasi elemento identificativo delle persone incontrate, ovvero non si potrà risalire a quale smartphone ha generato un determinato codice non essendoci nessun legame con dati riservati.

Quando una persona viene poi rilevata come infetta verranno inseriti gli identificativi generati dal suo smartphone in una lista, lista che viene poi letta dagli smartphone di ognuno di noi e se uno di questi identificativi corrisponderà a quelli già presenti sullo smartphone, ovvero se abbiamo avuto contatti con quella persona, ci verrà notificato, insieme alle istruzioni per contattare il sistema sanitario.

Il funzionamento, tra dispositivi diversi, viene garantito da Apple e Google, che a breve comunicheranno i dettagli e le informazioni per poter realizzare l’applicazione sui relativi sistemi operativi, perché ad oggi non sarebbe totalmente fattibile. Anche per questo lo sviluppo sta procedendo a rilento, ci sono dei tempi tecnici di sviluppo, realizzazione e testing, quindi difficilmente potremo avere già disponibile l’app prima della seconda metà di maggio 2020.

IMMUNI e privacy, come andranno a d’accordo

Le cose importanti da sottolineare sul tema della privacy sono tre:

  1. gli identificativi, anonimi e crittografati, sono generati dagli smartphone e non da un server centrale come avviene nei sistemi centralizzati, rendendo praticamente impossibile associare un identificativo ad una persona. Anche perché il proprio identificativo cambierà nel tempo.
  2. la lista delle persone con cui siamo entrati in contatto non uscirà mai il nostro smartphone, bensì sarà il nostro smartphone ad occuparsi di verificare se c’è corrispondenza tra persone che abbiamo incontrato e contagiati.
  3. trascorsi 14 giorni dal contatto, il dato si dovrà cancellare automaticamente dallo smartphone in quanto “decorso” il tempo massimo di possibile contagio.

IMMUNI sarà obbligatorio?

Installare l’applicazione IMMUNI non sarà obbligatorio. Questa scelta porta con se vantaggi e svantaggi perché un progetto del genere può funzionare solo se la maggior parte delle persone la installerà. Il rischio è infatti quello di replicare ciò che sta succedendo a Singapore dove solo il 20% della popolazione ha provveduto ad installarla con la conseguenza di avere un’efficacia praticamente nulla. 

Basta infatti che una persona rilevata infetta non abbia installato l’applicazione per generare a sua volta decine di potenziali nuovi contagi che non potranno essere avvisati in tempo.

Allo stesso tempo la non obbligatorietà, e qui ci tengo a sottolinearlo, è stato riferito da Conte alle Camere che non vi sarà alcuna limitazione di movimento a chi non la installerà, permetterà a ciascuno di noi di scegliere liberamente se installarla o meno.

Chi sviluppa IMMUNI e chi ne sarà proprietario

La società a cui è stato affidato lo sviluppo si chiama Bending Spoons, PMI fondata da 4 italiani e 1 polacco nel 2013 e che oggi conta 150 dipendenti e sede a Milano. Fin dall’inizio l’azienda si è messa a disposizione a sviluppare l’applicazione gratuitamente per la comunità e una volta sviluppata verrà ceduta di fatto gratuitamente e in licenza open source al governo italiano. È a tutti gli effetti un progetto senza scopo di lucro ma è indubbio che ne otterranno comunque un bel riscontro in termini di comunicazione e visibilità. 

Detto ciò negli ultimi giorni si sono sollevate molte questioni su chi ci sia effettivamente dietro Bending Spoons accusando l’azienda di voler raccogliere per poi vendere i dati degli italiani. Questo però sarebbe impossibile sia perché il detentore di eventuali dati sarà lo Stato, sia perché l’applicazione, così come strutturata, non permetterà di avere dati sensibili al netto della lista degli identificativi dei contagiati, che comunque restano anonimizzati.

La compagine societaria inoltre spiega che l’80% dell’azionariato è detenuto dai 4 fondatori e circa l’11% dai collaboratori. Questo vuol dire che solo i fondatori hanno influenza decisionale, in quanto i fondi di investimenti, di cui uno presieduto da Luigi Berlusconi e un altro dalla famiglia Pao/Cheng di Hong Kong, detengono solo il 5,7%, una quota decisamente irrilevante e ininfluente.

La situazione riguardo l’applicazione IMMUNI può ovviamente cambiare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ma il quadro generale sembra già ben delineato e se si proseguirà per questa strada, potremo considerare sufficientemente protetta la nostra privacy.

Non mancheremo di aggiornare questo articolo in caso di novità e tornare sul tema non appena l’applicazione sarà disponibile.

Aggiornamento del 25 maggio 2020: il codice sorgente dell’App IMMUNI per Android e iOS è stato caricato online ed è consultabile da chiunque, si aspetta ora la parte server-side con relativi sorgenti del back-end.