Immuni

Questo lunedì 8 giugno è partito in quattro regioni italiane (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) il progetto pilota dell’applicazione Immuni sviluppata per contenere e diminuire la probabilità di nascita di nuovi focolai di infezione. L’applicazione, ormai scaricata più di 2 milioni di volte, era stata inizialmente colta da una serie di critiche di sessismo e anche per incompatibilità con alcuni smartphone Huawei e HONOR.

10 mila i device Android supportati

Grazie al lavoro congiunto degli sviluppatori dell’app e di Google, gli smartphone Android del gigante cinese sono ufficialmente compatibilità con l’app (sebbene siano presenti alcuni limiti dovuti al ban di Trump), ed un nuovo rapporto comunica che sono 10.319 i modelli di smartphone Android in grado di supportare l’applicazione.

Dalla lista vengono esclusi tutti gli smartphone Android sprovvisti di modulo Bluetooth LE (Low Energy) e quelli muniti di una versione di Android inferiore alla 6. Questo è quanto viene dichiarato dal ministero dell’Innovazione a seguito di vari contatti diretti con Google. Come detto qualche riga più su e come sottolineato anche dal commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, l’arrivo dell’applicazione e del numero sempre maggiore di tamponi comporterà un “impegno superiore di risorse umane“. Nel corso dei prossimi giorni è infatti previsto l’assunzione di ben 5 mila operatori sanitari che avrà proprio questo compito.

Vi ricordiamo che l’applicazione Immuni è completamente gratuita, rispetta regole di privacy molto stringenti, non immagazzina dati personali né la posizione, e può essere scaricata su iOS (qui il link) e su Android (clicca per scaricare).

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