Edge Computing

La storia della tecnologia moderna è stata caratterizzata, almeno 3 volte, da un passaggio da sistemi di elaborazione centrale (una volta chiamati mainframe, adesso con la buzzword “cloud computing”) a sistemi di elaborazioni in locale (computer, smartphone, smartwatch ecc.). Il passaggio dall’una all’altra concezione è coincisa sempre con evoluzioni nell’hardware e nelle telecomunicazioni. Ed ecco allora che l’arrivo del 5G, lo sviluppo di computer sempre più potenti per la guida autonoma, l’accrescimento della potenza computazionale degli smartphone e dei tablet stanno creando le condizioni ideali per il passaggio dal cloud computing al così detto “Edge computing“.

Per Edge Computing si intende un sistema in cui l’elaborazione dei dati avviene direttamente alla fonte, senza appoggiarsi su computer in remoto. Volendo fare un raffronto con la tecnologia odierna, gli smart speaker sono il non plus ultra del cloud computing, con tutta l’elaborazione e il riconoscimento del linguaggio che avviene sul cloud. In futuro invece, tutto il duro lavoro verrà fatto alla fonte dei dati, affidandosi al cloud solo per lo storage e la gestione dei big data.

L’avvento dell’Edge Computing non è solo una naturale evoluzione della tecnologia moderna ma è anche una necessità: con l’industria 4.0 in fase di lancio, i sistemi IoT che vanteranno miliardi e miliardi di dispositivi connessi alla rete nei prossimi anni, le auto a guida autonoma che necessiteranno di una grande elaborazione di dati in frazioni di secondi, non è fattibile sfruttare la rete Internet (anche con l’avvento del 5G) per inviare tutti i dati ai massicci data center per la “trasformazione” e poi riutilizzarla per la ricezione dei risultati. Questo diventa ancora più veritiero nelle zone in cui la copertura non è ancora affidabile. Invece, è più economico e sicuramente più effettivo sfruttare l’elaborazione in locale e sfruttare il cloud solo per analisi generale.

Edge computing di rete vs Edge Computing

Tenendo a mente quanto detto in precedenza, esistono due diversi tipi di Edge Computing:

  • Edge Computing vero e proprio che sfrutta la potenza di elaborazione dei vari dispositivi mobili o dei computer per analizzare e trasformare i dati, affidandosi al cloud solamente per la gestione generale;
  • Edge Computing di rete che sfrutta invece la potenza del cloud per analizzare e trasformare i dati e la rete internet solo per inviare i risultati.

Non è un caso che sulle automobili a guida autonoma vengono installati dei veri e propri mini-server (più di uno per questioni di backup e sicurezza) che riescono a calcolare TeraByte di dati ogni ora in locale, inviando ai server remoti solo i dati già digeriti. In questo caso si tratta del primo caso di Edge Computing.

Allo stesso modo, tutti i servizi di video e game streaming puri (Google Stadia, PlayStation Now, Project xCloud) sono considerati Edge Computing di rete,  sfruttando l’elaborazione dei dati alla fonte e sfruttando la rete Internet per il trasferimento dei risultati.

La rivoluzione è alle porte

Stando a una ricerca condotta da Vertiv (azienda che progetta, realizza e fornisce hardware, software e servizi di diagnostica e monitoraggio per assicurare alle applicazioni mission critical continuità operativa e performance ottimali) dal titolo Data Center 2025: Closer to the Edge, emerge che tra coloro che hanno già siti edge o prevedono di averne entro il 2025, oltre la metà (53%) crede che il numero dei siti che supportano cresca almeno del 100%, con un 20% di essi che si aspetta un incremento addirittura del 400% o superiore.

In soli cinque anni – ha dichiarato Rob Johnson, CEO di Vertiv – abbiamo visto emergere un segmento completamente nuovo nell’ecosistema, guidato dal bisogno di avvicinare il computing all’utente. Questa nuova rete distribuita si basa sull’edge mission critical, che ha completamente cambiato il modo di pensare al data center”.