Negli ultimi giorni il settore dello streaming ha mostrato, ancora una volta, due filosofie opposte: da un lato Apple, che attraverso le parole di Eddy Cue ha ribadito di non avere alcuna intenzione di introdurre un piano supportato da pubblicità su Apple TV+, dall’altro praticamente tutti i concorrenti principali (Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max, Peacock) che invece stanno spingendo con decisione su un nuovo formato pubblicitario sempre più diffuso, la pausa pubblicitaria, ossia gli annunci che compaiono quando lo spettatore mette in pausa un contenuto.
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Sempre più pubblicità nei servizi di streaming, ma Apple va controcorrente
La logica è tanto semplice quanto (dal punto di vista dei creativi) brillante: una pausa non è imposta, ma scelta dallo spettatore, e proprio per questo le piattaforme di streaming ritengono che un utente sia più predisposto a guardare un annuncio che compare solo dopo aver fermato volontariamente la visione. Da qui la corsa a introdurre, testare e rendere sempre più accattivante questo formato.
Peacock è stata tra le prime a sperimentare spot a schermo intero già al lancio del servizio, seguita da Netflix che oggi mostra annunci che occupano tutto o metà schermo, a volte accompagnati da grafiche che richiamano la serie o il film in riproduzione. Warner Bros. Discovery, dopo aver limitato inizialmente gli annunci a un quarto dello schermo, sta ora testando versioni full screen in tutto il mondo per misurare la risposta degli abbonati.
Anche Disney+ non è rimasta ferma, la compagnia sta sperimentando un nuovo formato chiamato Pause+, che consente allo spettatore di espandere volontariamente la pubblicità a tutto schermo, accedendo a esperienze interattive come quiz, coupon o contenuti promozionali extra; l’idea è di offrire una scelta consapevole in cui l’utente non subisca la pubblicità, ma decide se interagirvi.
Amazon Prime Video invece, sta già spingendo il concetto verso il commercio diretto: i suoi annunci in pausa (e non solo) consentono di acquistare prodotti con un semplice clic del telecomando, come caramelle o batterie, aggiungendole direttamente al carrello Amazon. Secondo i dati interni questo tipo di spot avrebbe aumentato del 12% il tasso di acquisto rispetto agli annunci video tradizionali, un risultato che spiega l’interesse crescente del colosso di Seattle per il formato.
Il nuovo paradigma pubblicitario punta tutto sull’interattività e sulla misurabilità, gli spot durante la pausa sono sempre più spesso accompagnati da codici QR che rimandano a siti o offerte, e molti dirigenti del settore prevedono che presto la maggior parte di queste pubblicità sarà acquistabile, ovvero capace di portare l’utente a un passo dall’acquisto effettivo.
E non è tutto, alcune piattaforme stanno già sperimentando l’uso dell’intelligenza artificiale per personalizzare le pubblicità in base al contenuto in visione; se un personaggio di una serie su Prime Video parla al telefono, ad esempio, potrebbe comparire uno spot per un servizio mobile, coerente con la scena appena messa in pausa.
Naturalmente non tutti gli utenti apprezzano questa invasione pubblicitaria nei servizi di streaming, anzi, per molti la pausa pubblicitaria rappresenta un passo indietro rispetto alla libertà che lo streaming aveva promesso; tuttavia, in un mercato in cui i costi di produzione (soprattutto per gli eventi sportivi in diretta) continuano a crescere e i prezzi degli abbonamenti aumentano, i grandi streamer considerano la pubblicità un male necessario per mantenere i margini.
Come sempre la logica è duplice, chi vuole evitare le interruzioni può passare a un piano premium, più costoso e privo di spot; chi invece rimane sul piano base diventa parte di un ecosistema pubblicitario sempre più sofisticato e remunerativo.
In questo panorama, Apple TV+ rappresenta una delle poche eccezioni, Eddy Cue, responsabile dei servizi della mela, ha confermato che Apple non ha alcuna intenzione di introdurre piani supportati da pubblicità, almeno per ora. Una decisione in linea con la filosofia dell’azienda, che punta sulla qualità e sull’esperienza priva di distrazioni, piuttosto che su nuovi canali di monetizzazione.
È una scelta controcorrente ma coerente, in un mondo in cui ogni pausa rischia di trasformarsi in un cartellone interattivo, Apple preferisce lasciare che la pausa resti davvero una pausa, e gli utenti di sicuro apprezzeranno.
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