L’Italia si prepara ad avere un ruolo sempre più importante nella nuova fase dell’esplorazione lunare. L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha infatti confermato che due astronauti italiani avranno la possibilità di camminare sulla superficie della Luna nell’ambito del programma Artemis, grazie sopratutto al contributo italiano alla futura base lunare statunitense.

La dichiarazione è arrivata durante l’Air, Space & Cyber Conference, organizzata vicino a Washington, dove Isaacman ha spiegato quale tipo di contributo la NASA si aspetta dai propri partner internazionali per accelerare la costruzione delle infrastrutture necessarie alla presenza umana sulla Luna.

Il riferimento è all’accordo siglato lo scorso marzo tra Italia e Stati Uniti per lo sviluppo dei moduli abitativi destinati alla superficie lunare, un progetto nel quale l’Italia avrà un ruolo centrale attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e le proprie aziende del settore aerospaziale.

Riproduci il video: Today's Space Race: To the Moon | 2026 Air, Space & Cyber Conference

Il modulo MPH porterà due astronauti italiani sulla Luna

Il contributo italiano riguarda principalmente il Multi-Purpose Habitation Module (MPH), un modulo pressurizzato progettato per consentire agli astronauti di vivere e lavorare sulla superficie della Luna. Il progetto è coordinato dall’ASI e viene sviluppato insieme a Thales Alenia Space Italia, con l’obbiettivo di inserirlo nella futura infrastruttura abitativa della NASA.

Secondo Jared Isaacman, l’Italia investirà oltre 5 miliardi di dollari per la realizzazione di uno dei primi moduli abitativi destinati alla superficie lunare. Proprio in relazione a questo impegno, l’amministratore della NASA ha dichiarato che saranno due gli astronauti italiani che avranno la possibilità di raggiungere e camminare sulla Luna.

Al momento, ovviamente, non sono stati comunicati né i nomi degli astronauti né le missioni alle quali saranno assegnati, così come non sono state indicate le date dei futuri allunaggi; la conferma di Isaacman rappresenta però un passaggio importante, anche perché già nei mesi scorsi erano emerse indicazioni sulla possibilità di portare due italiani sulla superficie lunare.

I due posti non devono inoltre essere confusi con la partecipazione di Luca Parmitano al programma Artemis, l’astronauta italiano è stato assegnato ad Artemis III, missione prevista nel 2027 che servirà a testare la capsula Orion e due diversi lander lunari commerciali, ma che non prevede un allunaggio.

L’accordo tra Italia e NASA era stato firmato il 31 marzo 2026 a Washington dal ministro Adolfo Urso e da Jared Isaacman. Lo Statement of Intent riguarda la cooperazione sulla superficie lunare e comprende, oltre ai moduli abitativi, anche sistemi di comunicazione e attività scientifiche.

L’obbiettivo più ampio è contribuire alla realizzazione di una presenza umana stabile e duratura sulla Luna, con una base destinata a svilupparsi progressivamente nei pressi del polo sud lunare.

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Un accordo diretto tra NASA e ASI che coinvolge anche l’ESA

C’è però un aspetto particolarmente interessante nell’accordo italiano, perché la collaborazione per il modulo MPH è stata siglata direttamente tra NASA e ASI, senza passare dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

La questione è rilevante perché, fino a questo momento, una parte delle opportunità per gli astronauti europei nelle missioni lunari è stata legata ai contributi dell’ESA. In questo quadro si ricorda come i finanziamenti dell’agenzia europea abbiano finora favorito Germania e Francia, Paesi che contribuiscono con quote maggiori al bilancio ESA; l’accordo diretto tra Italia e NASA apre quindi una strada ulteriore rispetto alle opportunità maturate attraverso l’agenzia europea.

Questa modalità potrebbe creare malumori all’interno dell’ESA, anche se al momento non è possibile sapere se e quali conseguenze concrete potrebbe avere la situazione. Saranno eventualmente le reazioni dei dirigenti dell’agenzia europea a chiarire se la collaborazione tra NASA e ASI avrà ripercussioni su altri progetti che non riguardano direttamente la Luna.

Il quadro, inoltre, non esclude la possibilità che l’Italia possa beneficiare anche delle opportunità legate ai rapporti tra NASA e ESA. Nell’accordo firmato a Washington a marzo infatti, il governo italiano aveva sottolineato che l’opportunità di volo legata alla collaborazione diretta con la NASA si sarebbe aggiunta a quelle eventualmente maturabili nell’ambito dei rapporti NASA-ESA, come già annunciato dal direttore dell’ESA Josef Aschbacjer durante la Ministeriale di Brema.

Si tratta quindi di due percorsi distinti ma potenzialmente complementari: da una parte l’accordo diretto tra Italia e NASA legato al modulo MPH e alla futura base lunare, dall’altra le opportunità per gli astronauti europei che continueranno a passare attraverso l’ESA.

Una nuova corsa alla Luna con Italia, Stati Uniti e Giappone

Il polo sud lunare rappresenta uno degli obbiettivi principali della nuova fase dell’esplorazione spaziale, soprattutto per la possibile presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. Le risorse disponibili potrebbero essere non soltanto utilizzate dagli astronauti, ma anche per sostenere le future infrastrutture e, in prospettiva, produrre propellente.

Il modulo MPH italiano potrebbe quindi diventare uno degli elementi della futura Moon Base della NASA. A maggio l’agenzia statunitense aveva dato il  via libera alla prosecuzione dello sviluppo del progetto, che potrebbe raggiungere la superficie lunare nei primi anni del prossimo decennio.

La NASA sta cercando allo stesso tempo di rafforzare la collaborazione con diversi partner internazionali, Isaacman ha citato, per esempio, il Giappone, che attraverso la JAXA ha sviluppato il rover pressurizzato Lunar Cruiser insieme a partner commerciali. Anche al Giappone sono stati associati due posti per futuri astronauti destinati alla superficie lunare.

La competizione internazionale è comunque uno degli elementi che stanno accelerando i programmi lunari, Isaacman sottolinea l’importanza di arrivare rapidamente nelle aree considerate strategiche, anche alla luce dei programmi cinesi per l’esplorazione del polo sud e del cratere Shackleton.

In questo scenario, l’accordo tra NASA  e ASI rappresenta quindi un’opportunità importante per l’industria spaziale italiana e per gli astronauti del nostro Paese, ma anche un passaggio significativo nei rapporti tra Italia, Stati Uniti ed Europa. L’Italia non si limiterà infatti a partecipare alle missioni Artemis attraverso l’ESA, ma contribuirà direttamente alla costruzione delle infrastrutture che dovranno permettere agli astronauti di vivere sulla Luna.

Come sempre, prima di conoscere chi saranno i due astronauti e quando voleranno, bisognerà attendere l’evoluzione del programma Artemis e l’assegnazione ufficiale delle missioni. La dichiarazione di Isaacman però, chiarisce un punto fondamentale: sono previsti due astronauti italiani sulla superficie lunare grazie al contributo dell’Italia alla futura base della NASA.