Dopo anni caratterizzati da problemi tecnici, ritardi e un volo di prova con equipaggio finito con il rientro degli astronauti a bordo di una Crew Dragon, la NASA sembra intenzionata a dare una nuova opportunità alla Starliner di Boeing. L’agenzia spaziale statunitense si prepara infatti ad annunciare due ulteriori missioni con equipaggio per la capsula, insieme a un sostegno economico per risolvere i problemi ai sistema di propulsione e per certificare un nuovo razzo di lancio.

La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per la NASA, SpaceX ha infatti lasciato intendere di voler progressivamente ridurre il proprio impegno con Crew Dragon, con l’obbiettivo di ritirare la navicella entro il 2030, o anche prima. Al momento, Dragon rappresenta l’unico veicolo operativo disponibile per trasportare regolarmente astronauti della NASA verso l’orbita terrestre bassa.

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La NASA vuole mantenere una seconda navicella per gli astronauti

Il possibile ritiro di Crew Dragon rappresenta un problema non indifferente per i programmi della NASA. SpaceX ha iniziato a spostare l’attenzione su Starship, oltre che verso l’espansione della costellazione Starlink e una nuova megacostellazione legata ai centri dati orbitali.

Gwynne Shotwell, presidente e direttrice operativa di SpaceX, non ha escluso nell’immediato la prosecuzione delle missioni con Dragon, ma non ha nemmeno garantito che la navicella continuerà a volare per tutta la durata degli anni Trenta. “Non lo ritireremo oggi, questo è certo“, ha dichiarato recentemente, lasciando però intendere che Boeing dovrebbe finalmente riuscire a portare Starliner a svolgere il compito per cui è stata sviluppata.

Il programma Commercial Crew ha richiesto investimenti importanti da parte della NASA, dal 2010 l’agenzia ha destinato circa 3,1 miliardi di dollari a SpaceX e 5,1 miliardi a Boeing per lo sviluppo e la certificazione delle rispettive navicelle. Nel frattempo Crew Dragon ha completato 13 missioni con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale per conto della NASA, tutte concluse con successo, mentre la prossima missione è prevista per ottobre. Per Starliner il percorso è stato decisamente più complicato.

Starliner deve ancora lasciarsi alle spalle i problemi del 2024

La capsula Boeing aveva già evidenziato diversi problemi durante i voli di prova senza equipaggio del 2019 e del 2022. La situazione più grave si è però verificata nel giugno 2024, quando il primo volo di prova con astronauti a bordo è stato interessato da problemi ai propulsori che hanno quasi portato alla perdita della capsula e dei due astronauti a bordo, Butch Wilmore e Suni Williams.

I due astronauti sono poi tornati a Terra a bordo di una Crew Dragon. A febbraio la NASA ha classificato ufficialmente il volo Starliner del 2024 come un incidente di tipo A, la categoria più grave prevista dal sistema di classificazione dell’agenzia.

L’indagine non ha inoltre evidenziato soltanto problemi tecnici, il nuovo amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha riconosciuto una parte di responsabilità anche da parte dell’agenzia, sottolineando come Starliner presenti carenze di progettazione e ingegneria da correggere, ma indicando nel processo decisionale e nella leadership uno degli aspetti più preoccupanti emersi dall’indagine. La NASA ha pubblicato un rapporto di 311 pagine dedicato all’analisi degli errori commessi da Boeing e dalla stessa agenzia.

Nonostante questo quadro, la NASA sembra ora pronta a riportare Starliner al centro dei propri programmi di trasporto umano.

Nuove missioni e nuovi finanziamenti per Starliner

Il programma Commercial Crew è stato impostato come un programma a prezzo fisso, in linea generale quindi, dopo il pagamento concordato con la NASA, sono le aziende coinvolte a dover sostenere i costi necessari per consegnare un veicolo spaziale pronto al trasporto degli equipaggi e completare il processo di certificazione.

Boeing, a causa delle difficoltà incontrate con Starliner, ha già accumulato due miliardi di dollari di oneri. Ora però, la NASA sarebbe pronta a intervenire economicamente almeno in parte per permettere all’azienda di risolvere i problemi al sistema di propulsione emersi negli ultimi voli.

L’agenzia dovrebbe infatti sostenere la certificazione del nuovo vettore per Starliner. Il problema nasce dal fatto che l’Atlas V di United Launch Alliance, il razzo attualmente associato alla capsula e dotato di motori russi, è ormai vicino al pensionamento.

Sono rimasti soltanto sei Atlas V: uno dovrebbe essere utilizzato per il volo di prova senza equipaggio Starliner 1, mentre i cinque successivi sarebbero destinati alle missioni con equipaggio. Per garantire un futuro più lungo alla capsula sarà quindi necessario certificare un nuovo razzo. Le alternative principali sembrano essere due: il Vulcan di United Launch Alliance e il New Glenn di Blue Origin.

Perché la NASA ha poche alternative

La scelta di continuare a investire su Starliner può apparire sorprendente considerando i problemi accumulati dalla capsula, ma la NASA deve fare i conti con un’altra questione: mantenere una capacità di trasporto umano verso l’orbita terrestre bassa anche dopo l’eventuale ritiro di Crew Dragon.

La prospettiva interessa direttamente anche le future stazioni spaziali commerciali che dovrebbero raccogliere l’eredità della Stazione Spaziale Internazionale. Gli operatori di questi progetti hanno infatti bisogno di sapere chi potrà trasportare astronauti verso le loro strutture e riportarli sulla Terra negli anni Trenta.

La situazione è diventata particolarmente delicata perché SpaceX non ha presentato offerte per il trasporto degli equipaggi, mentre Boeing non si era impegnata a indicare un prezzo per i servizi negli anni Trenta; le aziende rischiavano quindi di sviluppare nuove stazioni spaziali senza avere una soluzione certa per il trasporto delle persone.

La nuova decisione della NASA offre almeno una maggiore certezza agli operatori privati, anche se la presenza di un numero ridotto di fornitori potrebbe avere conseguenze sui costi.

Starliner potrebbe volare con il New Glenn

Tra le possibilità sul tavolo c’è anche quella che Starliner venga lanciata con il New Glenn di Blue Origin. L’azienda lavora infatti da diversi anni a un proprio veicolo spaziale con equipaggio destinato al nuovo razzo. Secondo le informazioni riportate, il progetto sarebbe già in una fase avanzata e comprenderebbe attività come la realizzazione del recipiente pressurizzato della cabina, i test sui paracadute, le verifiche sui sistemi di protezione termica e lo sviluppo dei sistemi di supporto vitale.

La NASA avrebbe potuto indire una nuova gara per le missioni con equipaggio degli anni Trenta, coinvolgendo Boeing, Blue Origin e altri potenziali concorrenti; una strada che però, avrebbe richiesto nuovi tempi e nuovi costi a circa dieci anni dalla gara originale del programma Commercial Crew.

Il passaggio di Starliner al New Glenn avrebbe inoltre un effetto interessante per Blue Origin: la certificazione del razzo per i voli con equipaggio arriverebbe attraverso una missione reale, evitando all’azienda di dover affrontare da sola un percorso lungo e costoso. Boeing e NASA dovrebbero naturalmente realizzare anche le infrastrutture necessarie per il lancio degli astronauti, che potrebbero poi essere utilizzate da Blue Origin per il proprio veicolo con equipaggio.

Il New Glenn potrebbe infine offrire un ulteriore vantaggio grazie alla maggiore capacità di carico. In prospettiva potrebbe essere possibile mettere in orbita contemporaneamente una capsula con equipaggio e un veicolo cargo, come il Cygnus di Northrop, riducendo potenzialmente i costi dei lanci diretti alle future stazioni spaziali commerciali.

Per Boeing, quindi, si apre una nuova possibilità per riportare Starliner in volo dopo una lunga serie di difficoltà. Per la NASA, invece, la priorità sembra essere soprattutto quella di non ritrovarsi, negli anni Trenta, con una sola soluzione disponibile per trasportare gli astronauti verso l’orbita terrestre bassa.