SpaceX si prepara a tentare uno dei passaggi più importanti nella storia del programma Starship, il 22 settembre è infatti previsto il quattordicesimo volo del gigantesco sistema di lancio, una missione che potrebbe segnare il debutto di Starship in orbita terrestre e che, per la prima volta, porterà anche un carico utile operativo.
La data non è ancora definitiva, dal momento che il lancio è subordinato all’approvazione delle autorità competenti, ma SpaceX ha già delineato un profilo di missione decisamente più ambizioso rispetto ai precedenti test. La finestra di lancio dovrebbe aprirsi alle 14:15 italiane e rimanere disponibile per 75 minuti, fino alle 15:30. Se tutto procederà secondo i piani, la missione dovrebbe durare circa 9 ore e 50 minuti, con Starship impegnata a compiere sei orbite attorno alla Terra.
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Starship tenterà per la prima volta di entrare in orbita
Il Flight 14 rappresenterà un cambiamento importante rispetto alle missioni precedenti, finora SpaceX ha infatti scelto intenzionalmente traiettorie suborbitali, così da poter testare i diversi sistemi di Starship mantenendo al contempo un profilo considerato più sicuro in caso di problemi durante il volo.
Questa volta l’obbiettivo sarà invece quello di effettuare una vera inserzione orbitale. La Ship 41 dovrebbe raggiungere un’altitudine di circa 275 chilometri e, se tutte le condizioni saranno rispettate, completare sei orbite prima di rientrare nell’atmosfera e ammarare nell’Oceano Pacifico, al largo della costa del Cile.
L’ingresso in orbita, tuttavia, non sarà dato per scontato. SpaceX ha previsto diversi checkpoint durante la missione, nei quali verrà verificato lo stato dei sistemi critici di Starship; soltanto se verrà confermata una sufficiente ridondanza dell’hardware necessario per la fase successiva, il controllo di missione autorizzerà l’accensione del motore necessaria per l’inserzione orbitale.
Questa accensione dovrebbe avvenire circa 25 minuti e mezzo dopo il decollo e sarà effettuata utilizzando un singolo Raptor centrale. Se non dovesse essere autorizzata, la Ship 41 seguirebbe una traiettoria simile a quella delle precedenti missioni. Dopo l’accensione sono inoltre previsti altri due checkpoint, uno circa un’ora più tardi e l’altro dopo ulteriori sei ore, durante i quali SpaceX potrà eventualmente decidere di interrompere la missione e anticipare il rientro nell’Oceano Pacifico.
La scelta dell’orario non è casuale: il decollo dovrebbe avvenire con la luce dell’alba, mentre l’ammaraggio al largo del Cile è previsto prima del tramonto. SpaceX potrà quindi osservare sia la partenza sia il rientro di Ship 41 con condizioni di illuminazione favorevoli; l’azienda ha inoltre previsto una diretta ufficiale destinata a seguire l’intera permanenza di Starship nello spazio e le varie fasi della missione.

A bordo ci saranno 26 satelliti Starlink V3
Il Flight 14 non servirà soltanto a dimostrare la capacità di Starship di raggiungere e mantenere un’orbita, la missione porterà infatti con sé il primo carico utile operativo del programma, ossia 26 satelliti Starlink V3.
Il loro rilascio avverrà soltanto dopo l’autorizzazione all’inserzione orbitale, tre dei satelliti saranno inoltre equipaggiati con telecamere, utilizzate per osservare lo scudo termico della Ship 41 e raccogliere ulteriori dati durante la missione.
I 26 satelliti Starlink V3 verranno rilasciati a circa 275 chilometri di altezza, una volta separati da Starship dispiegheranno le antenne e i pannelli solari, stabiliranno i primi collegamenti con la Terra e con il resto della costellazione e utilizzeranno successivamente il proprio sistema propulsivo per innalzare l’orbita fino a quella operativa.
La capacità dichiarata è particolarmente significativa: ogni Starlink V3 aggiungerà 1 Tbps alla capacità della costellazione. I 26 satelliti della missione porteranno quindi complessivamente circa 26 Tbps di capacità aggiuntiva, un valore indicato da SpaceX come circa dieci volte superiore a quello ottenibile con un singolo lancio di Starlink V2 Mini tramite Falcon 9.
Questo introduce anche una novità dal punto di vista economico per Starship, con il rilascio dei primi satelliti operativi, infatti, un lancio del nuovo sistema potrebbe iniziare a rappresentare un contributo positivo per i bilanci di SpaceX, invece di essere esclusivamente un’attività legata alla ricerca e allo sviluppo.
Il passaggio è particolarmente interessante anche considerando il progressivo trasferimento delle missioni Starlink dal Falcon 9 a Starship. SpaceX ha già annunciato l’interruzione delle missioni Starlink dalla Florida effettuate con Falcon 9, indicando Starship come il sistema destinato a occuparsi in futuro dei lanci della costellazione da quell’area.
Nuovi test per Super Heavy e scudo termico
Come sempre, anche il Flight 14 sarà prima di tutto una missione di test e SpaceX utilizzerà l’occasione per verificare alcune modifiche introdotte dopo i problemi riscontrati nei voli precedenti.
Particolare attenzione sarà dedicata a Super Heavy, durante Flight 13, dopo la separazione da Starship e la successiva rotazione, il booster era riuscito per la prima volta ad accendere tutti e 33 i motori durante la manovra di rientro. Nella fase finale però, tre motori centrali avevano mostrato segnali di ostruzione provocati dal ghiaccio, costringendo SpaceX a interrompere anticipatamente la manovra.
Il booster aveva quindi tentato comunque la fase di atterraggio, riuscendo a riaccendere 8 dei 13 motori previsti prima di effettuare un ammaraggio violento nel Golfo del Messico. Per il prossimo volo sono state introdotte modifiche hardware destinate a migliorare il filtraggio del propellente diretto ai motori, insieme ad aggiornamenti software pensati per aumentare l’affidabilità delle riaccensioni.
Anche lo scudo termico di Ship 41 sarà sottoposto a nuovi test, le modifiche derivano in parte dai dati raccolti durante il Flight 13 e dall’analisi effettuata su Starship dopo l’ammaraggio. SpaceX ha introdotto nuovi sistemi di fissaggio per le piastrelle nelle aree considerate maggiormente esposte al rischio di distacco durante la salita e ha lavorato su alcune zone nelle quali sono stati individuati percorsi che potrebbero consentire al plasma di raggiungere la parte posteriore delle piastrelle.
La Ship 41 volerà inoltre con diverse piastrelle dalla superficie curva, una soluzione pensata per ridurre il riscaldamento negli spazi tra gli elementi dello scudo. Ma c’è un’altra novità particolarmente interessante: SpaceX riutilizzerà per la prima volta due piastrelle dello scudo termico, recuperate da Ship 40 e installate su Ship 41.
Se Flight 14 riuscirà a completare gli obbiettivi previsti, SpaceX avrà quindi compiuto un ulteriore passo verso l’utilizzo operativo di Starship. Il vero traguardo non sarà soltanto raggiungere l’orbita, ma dimostrare che il sistema può gestire una missione orbitale completa, rilasciare un carico utile e rientrare in modo controllato, continuando allo stesso tempo a raccogliere dati fondamentali per le successive missioni.
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