Nell’era digitale, la trasparenza e la responsabilità delle grandi piattaforme online sono diventate questioni di primaria importanza. Il Digital Services Act (DSA), un nuovo regolamento dell’Unione Europea, è entrato in vigore proprio in queste ore con l’obiettivo di affrontare queste sfide. In questo articolo andiamo ad esplorare le implicazioni del DSA, le sue disposizioni chiave e come le grandi piattaforme stanno rispondendo a queste nuove regole.

Il Digital Services Act apre un nuovo capitolo per la trasparenza online

Il DSA è un regolamento dell’UE che mira a regolare la responsabilità delle grandi piattaforme online per quanto riguarda la moderazione dei contenuti, la scelta degli utenti sui contenuti proposti dagli algoritmi e il divieto di utilizzare metodi ingannevoli per indirizzare le persone verso scelte precise senza il loro consenso.

La Commissione Europea ha identificato le principali piattaforme online e motori di ricerca che rientrano nella categoria di grandi piattaforme online (Very Large Online Platforms, VLOP) e grandi motori di ricerca (Very Large Online Search Engines, VLOSE). Per essere inclusi in queste categorie, le piattaforme devono raggiungere almeno 45 milioni di utenti attivi ogni mese. L’elenco ufficiale è stato pubblicato il 25 aprile e comprende le seguenti piattaforme e i seguenti motori di ricerca:

Very Large Online Platforms:

  • Alibaba AliExpress
  • Amazon Store
  • Apple AppStore
  • Booking.com
  • Facebook
  • Google Play
  • Google Maps
  • Google Shopping
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Pinterest
  • Snapchat
  • TikTok
  • Twitter
  • Wikipedia
  • YouTube
  • Zalando

Very Large Online Search Engines:

  • Bing
  • Google Search

A queste aziende è stato concesso un periodo di quattro mesi (che, per l’appunto, è partito dalla data di rilascio della lista, ossia il 25 aprile) per adeguarsi a tutte le nuove disposizioni previste dal Digital Services Act (DSA). La scadenza per il rispetto delle regole era fissata dunque a ieri, 25 agosto 2023.

Il DSA impone una serie di obblighi alle grandi piattaforme. Tra questi si annoverano la necessità di rispondere in modo più efficace e semplice alle segnalazioni di contenuti illeciti, sia da parte delle autorità che degli utenti e la cessata possibilità per le piattaforme di fare riferimento a violazioni generiche dei termini e delle condizioni, che da ora devono avere motivazioni chiare e dettagliate.

Il nuovo regolamento approvato dall’Unione Europea richiede anche una maggiore trasparenza nella presentazione dei contenuti. A tal proposito, gli utenti devono essere in grado di capire autonomamente perché stanno vedendo un certo contenuto e devono avere la possibilità di scegliere se visualizzare i contenuti come proposti dall’algoritmo o in ordine cronologico, come d’altronde già avviene su X (precedentemente Twitter).

Un’altra misura inclusa nel regolamento riguarda l’utilizzo improprio dei dati sensibili come la religione, l’orientamento sessuale o i dati sulla salute da parte delle piattaforme: a partire da queste ore, infatti, non è più consentito utilizzare tali informazioni per indirizzare gli utenti a visualizzare determinati contenuti o acquistare certi prodotti. La nuova misura vieta anche l’uso dei dati che riguardano i minori per proporre loro pubblicità personalizzata.

Attualmente tutti gli obblighi previsti dal Digital Services Act (DSA) sono in vigore, poiché come detto sono trascorsi i 4 mesi dalla designazione delle grandi piattaforme effettuata dalla Commissione Europea. Tuttavia, la legge diventerà vincolante solo a partire dal 17 febbraio 2024, quando i singoli Stati membri avranno indicato l’autorità nazionale responsabile dell’applicazione del DSA; per quanto riguarda l’Italia, si prevede che questa autorità sarà l’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni.

Come le grandi piattaforme stanno rispondendo al Digital Services Act

Le grandi piattaforme stanno rispondendo in vari modi a queste nuove regole, ma solo il tempo dirà se queste misure saranno sufficienti per garantire una maggiore trasparenza e proteggere i diritti degli utenti online.

Google, ad esempio, ha annunciato che amplierà il suo Centro per la trasparenza degli annunci, un archivio consultabile riguardante gli annunci presenti sulle sue piattaforme. Meta (precedentemente Facebook) ha annunciato nuove misure di trasparenza e di scelta per gli utenti, tra cui la possibilità di vedere solo le Storie e i Reels degli utenti che si seguono, e anche in ordine cronologico.

Un po’ più vaga e generica è stata la risposta di Apple, che ha espresso il suo sostegno agli obiettivi del DSA; d’altra parte Microsoft ha annunciato che creerà un archivio per gli annunci pubblicitari e faciliterà la segnalazione di contenuti illeciti.

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