Ci sono buone probabilità che in queste settimane vi sia capitato di leggere “parlare in corsivo“. No, non scrivere ma parlare, il che farà strabuzzare gli occhi a molti, comprensibilmente. Ebbene, si tratta di una “nuova moda” di una tendenza social legata prevalentemente a TikTok, che sta spopolando fra i più giovani e non solo, visto che è ormai salita agli onori della cronaca, persino di quella più eminente.

Vocali allungate, in alcuni casi dittongate, comunque deformate e mescolate in una specie di cantilena col malcelato timbro di una beffa. Un esempio? “Alunnio”, “vërificæ” per “alunni” e “verifica”. Questo è parlare in corsivo, per farla semplice e breve. Ma brividi (d’imbarazzo) a parte spendiamoci due parole, visto che si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso che ha trovato megafono nella influencer Elisa Esposito.

Cosa vuol dire parlare in corsivo, da dove nasce e (soprattutto) perché

Come anticipato, parlare in corsivo è una sorta di modo per strascinare e allungare le vocali in modo tale da rendere le parole cantilenanti, un modo che ricorda per certi versi la cadenza milanese (senza alcuna offesa per i lettori milanesi). Un video di TikTok della succitata Elisa Esposito da oltre 2 milioni di visualizzazioni per rendere al volo l’idea:

@eli.esposito

duettate alunni🤓🤓🤓ig: eli.espositoo

♬ suono originale – Elisa Esposito

Come si può ben notare le parole di questa “lezione” sono tre: “amo’” che diventa “amiœe“, “verifica” trasformata in “vërificæ” e “alunna” in “alünnæ“, variazione che, oltre alle vocali coinvolge anche l’intonazione, come dicevamo cantilenante, quasi una lagna sbiascicata.

Niente paura, i brividi di imbarazzo sono la regola, soprattutto se è la prima volta che sentite qualcosa del genere, o semplicemente avete un’età non più scolare, che più passano gli anni e più porta a disavvezzarsi alle novità, se così possiamo definirle.

Tralasciando i raccapricci, che son sempre legati a questioni molto personali e con saldo il principio dell’opinabilità e soprattutto della mutabilità della lingua, parlata o scritta che sia, vale la pena sottolineare che il germe di questo parlare in corsivo lo si trova non a caso nella musica.

Non è stata infatti la citata Elisa Esposito a inventarsi questa tendenza, ma la moda è da ricondursi piuttosto alla scena musicale della Generazione Z (da Sangiovanni a Blanco e Tha Supreme), di cui già parlavano diversi mesi addietro Fedez e Luis Sal in Muschio Selvaggio (qui il momento specifico del video in questione). Per un esempio ancora più calzante, basti ascoltare il brano Spigoli di Peter Ace.

Insomma, il cörsivœ pare una realtà consolidata da cui tuttavia la stessa Elena Esposito si tiene in parte distante spiegando Io parlo così solo su TikTok e sui social, per scherzare. In giro per strada, quando mi salutate, non è che rispondo in corsivo, ma uso una voce normale.

Dispiace, ma sul perché di tutto questo non so rispondere. Resta l’amarezza, ma la lingua, in barba alle accademie e alle università, non ha e non ha mai avuto né servi né padroni.

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