Home Console & Videogames I videogiochi non fanno male alla vostra salute mentale, parola di Oxford

I videogiochi non fanno male alla vostra salute mentale, parola di Oxford

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Dal Regno Unito arriva un nuovo studio che sembra potere riabilitare una volta per tutte il ruolo dei videogiochi nell’immaginario collettivo e gli effetti che potrebbero avere sulla salute mentale degli appassionati di questo genere di passatempo.

Secondo una ricerca condotta da un team della prestigiosa Oxford University, infatti, i videogame avrebbero la capacità di migliorare la salute mentale dei giocatori.

I videogiochi potrebbero aiutare la vostra salute mentale

Lo studio in questione, pubblicato nelle scorse ore, ha valutato 3.274 utenti (tutti di età superiore ai 18 anni) negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada che giocano a Plants vs Zombies: Battle for Neighborville e Animal Crossing: New Horizons, riscontrando che la quantità effettiva di tempo trascorso a giocare ha fatto registrare un “piccolo ma significativo fattore positivo per il benessere delle persone” ed aggiungendo che le esperienze soggettive dei giocatori potrebbero rappresentare un fattore di benessere ancora più grande del semplice tempo trascorso divertendosi.

A dire del professor Andrew Przybylski, Director of Research at the Oxford Internet Institute, i risultati di tale studio mostrano che i videogiochi non sono necessariamente dannosi per la salute, in quanto vi sono altri fattori psicologici che hanno un effetto significativo sul benessere di una persona e il gioco può essere un’attività che si riferisce positivamente alla salute mentale delle persone mentre porre dei limiti a tale attività potrebbe equivalere a negare questi benefici ai giocatori.

A rendere ancora più interessante tale studio vi è la collaborazione con due software house come Electronic Arts e Nintendo of America, grazie alla quale è stato possibile combinare competenze accademiche e industriali e lavorare sui dati di chi realizza i videogiochi (e non soltanto su semplici interviste agli utenti), in modo da riuscire ad indagare sulla relazione tra l’effettivo comportamento di gioco e il benessere soggettivo, il tutto con l’obiettivo di fornire un modello per la creazione di prove di alta qualità per aiutare chi si occupa di politiche sanitarie.