Il lancio di ChatGPT sta destando grande attenzione nell’opinione pubblica. Il motivo di questa attenzione è abbastanza semplice: il nuovo modello di chatbox, lanciato da OpenAi, la fondazione che si occupa di intelligenza artificiale creata nel 2015 ad opera di investitori della Silicon Valley, tra i quali spicca la figura di Elon Musk, non solo è in grado di comprendere il linguaggio umano e intrattenere conversazioni complesse, ma sembra in grado di attaccare la rendita di posizione detenuta da Google.

La curiosità suscitata è in effetti notevole, testimoniata da più di un milioni di accessi che sono stati effettuati, in una sola settimana, al sito chat.openai.com, al fine di provare l’applicazione. Una curiosità che sembra del tutto comprensibile, considerate le aspettative suscitate. Proviamo quindi a capire meglio di cosa si tratti.

Cosa può fare e cosa non può fare ChatGPT

Cos’è ChatGPT

ChatGPT, o Chat Generative Pretrained Trasformer, è uno strumento di elaborazione del linguaggio naturale. Per riuscire nel suo intento si giova dell’utilizzo di algoritmi di apprendimento automatico, in modo tale da poter generare risposte in grado di risultare congrue all’input fornito dall’utente.

La chat basa il suo operato su campioni di testi estratti dal web, in modo tale da riuscire a velocizzare il rilascio di risposte su un gran numero di tematiche. In pratica, una volta che l’utente abbia inoltrato il suo messaggio, ChatGPT elabora l’input sino a dare vita ad una risposta coerente nell’ambito della conversazione avviata.

Un modus operandi tale da preconizzare il suo impiego in ambiti, tra i quali:

  • il servizio clienti, in modo da dare risposte pertinenti e accurate senza la necessità di avere operatori in carne e ossa, liberando in tal modo di una parte di lavoro il personale addetto;
  • l’assistenza personale, creandone di virtuali in grado di aiutare nell’attività di pianificazione e nella fornitura di informazioni;
  • la traduzione da una lingua all’altra, sul modello del traduttore automatico di Google;
  • le ricerche di mercato, ovvero per la conduzione di sondaggi i quali prevedano la partecipazione di un numero rilevanti di intervistati;
  • nell’istruzione, ove offre la possibilità di dare luogo ad esperienze interattive in grado di risultare più coinvolgenti per gli studenti.

Pro e contro di ChatGPT

Sinora abbiamo visto le possibili applicazioni di ChatGPT, o meglio alcune tra le più rilevanti. In questi settori lo strumento è in grado di fornire alcuni vantaggi di non poco conto, a partire da una ottimizzazione dei carichi sui posti di lavoro e dalla possibilità di trattare grandi quantità di informazioni provenienti dai più disparati testi.

A questi vantaggi, però, si uniscono alcuni difetti che occorre tenere sicuramente in considerazione e che dovranno essere affrontati nelle fasi di lavoro successive. Tra di loro, in particolare:

  • una limitata capacità di comprensione del contesto. Pur potendo trattare grandi quantità di dati, l’incapacità di comprendere le sfumature del linguaggio umano può infine comportare risposte non congrue;
  • la difficoltà nella gestione di domande a risposta aperta. In pratica ChatGPT riesce a produrre il meglio di fronte a quesiti a risposta diretta, ovvero quando può basarsi su fatti concreti, mentre si trova spaesato nel caso in cui la discussione si sposti in un campo più astratto;
  • i problemi di privacy, derivanti dal fatto che per poter lavorare al meglio lo strumento può necessitare non solo di una gran mole di informazioni, ma anche di quelle sensibili, sollevando di conseguenza preoccupazioni sulla riservatezza e sul suo utilizzo etico.

Come provare gratis ChatGPT

Chi a questo punto è stato incuriosito dalla chat, può comunque provarla in modo assolutamente gratuito. Ad offrire questa opportunità è proprio OpenAI, la società che si muove per supportare il progetto, la quale ha messo a punto una versione beta. Gli sviluppatori, i ricercatori e chiunque voglia rendersi conto di cosa riesca a fare lo strumento, possono infatti collegarsi al sito web della società e crearsi un account, anche usando all’uopo il proprio profilo di Google o Microsoft.

Una volta ultimata l’operazione è possibile compilare un form per poter richiedere l’accesso, il quale è però limitato e viene concesso su base continuativa. Ciò vuol dire che prima di avere il permesso di poter utilizzare ChatGPT potrebbe passare un arco temporale non brevissimo.

Una volta che il permesso sia stato concesso, il fruitore deve accedere all’API GPT-3 di OpenAI, il quale permette l’integrazione della chat nelle proprie applicazioni. L’API in questione non comporta alcun costo, ma obbliga ad utilizzare una carta di credito per l’autenticazione.

 ChatGPT può diventare realmente un serio concorrente per Google?

Sin dal suo lancio, ChatGPT ha sollevato una discussione di non poco conto. Se, infatti, l’iniziativa si trasformasse in una vera e propria applicazione, come del resto suggerito dalla presenza di Elon Musk e altri imprenditori della Silicon Valley, potrebbe rivelarsi un osso estremamente duro per i giganti del web. A partire naturalmente da Google, che sul trattamento delle informazioni ha in fondo basato le sue fortune.

Al momento, però, ChatGTP deve superare alcune criticità di non poco conto. Basti pensare in tal senso che Stack Overflow, uno dei siti più usati dai programmatori, ha deciso di mettere al bando il progetto, con la motivazione che le risposte generate nei casi riguardanti soluzioni per la scrittura di codice sono fuorvianti. In un post pubblicato al suo interno si afferma infatti: “Il problema principale è che le indicazioni prodotte da ChatGpt hanno un alto tasso di errori, anche se in genere sembrano buone”.

La risposta di OpenAI a questo rilievo è che il progetto “può occasionalmente generare informazioni errate e produrre istruzioni dannose o contenuti distorti. Inoltre, ha una conoscenza limitata di quello che è successo dopo il 2021”.

Se i responsabili di Stack Overflow non sembrano convinti della bontà del progetto, di tutt’altro avviso è però Bindu Reddy, amministratrice delegata di AbacusAI, azienda specializzata nello sviluppo di strumenti per i programmatori i quali sono soliti utilizzare l’intelligenza artificiale. Dopo aver testato il chatbox ha dichiarato infatti che l’azienda sta riflettendo sul modo migliore di utilizzarlo per elaborare documenti tecnici.

Anche un professore della Stanford University, Christopher Potts, ha dal canto suo promosso ChatGTP, affermando che sembra in effetti rappresentare un passo in avanti abbastanza netto rispetto ai precedenti tentativi di aiutare l’intelligenza artificiale a gestire in maniera più efficace e comprensibile il linguaggio. Il dibattito è insomma aperto.

I precedenti

Da segnalare anche il fatto che un precedente tentativo di testare l’intelligenza artificiale nelle applicazioni a risposta aperta ha fornito risultati deludenti. Il bot Microsoft Tay è infatti stato ritirato nel corso del 2016 a causa delle frasi razziste che sono state autoprodotte su Twitter.

Molto diversa la questione che di recente ha riguardato proprio Google, con il progetto LaMDA (Language Model for Dialogue Applications). L’azienda si è infatti trovata al centro di polemiche, nel corso di una vicenda  culminata con il licenziamento di un ingegnere, Blake Lemoine. La motivazione di questo epilogo è da ravvisare nel fatto che secondo Lemoine la realizzazione era talmente senziente da mettere in mostra le capacità tipiche di un bambino di 8 anni.

LaMDA è un progetto di intelligenza artificiale che si basa su Transformer, l’architettura di rete neurale open source di Google espressamente rivolta alla comprensione del linguaggio naturale. Grazie anche in questo caso ad una enorme quantità di dati reperiti online vengono costruiti dei modelli sulla piattaforma i quali dovrebbero permettere di dare vita a schemi nelle frasi, creare correlazioni tra le parole e riuscire a prevedere quelle che saranno pronunciate.

Chissà che alla luce del lancio di ChatGTP la stessa Google non decida ora di imprimere una decisa accelerazione ai lavori che sono ancora in corso. Lasciare strada libera al progetto di OpenAI potrebbe infatti rivelarsi una pessima scelta anche in termini squisitamente commerciali.

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