SpaceX si prepara a portare nello spazio una quantità di satelliti senza precedenti, l’azienda prevede infatti di arrivare a gestire fino a 100.000 satelliti Starlink e fino a 1 milione di satelliti Starmind dedicati all’intelligenza artificiale, con l’obbiettivo di rispondere alla crescente domanda di connettività e capacità di calcolo. Starlink conta oggi poco più di 11.000 satelliti in orbita, quindi il solo obbiettivo di arrivare a 100.000 unità comporterebbe un’espansione di circa nove volte rispetto alla flotta attuale.

Un progetto di questa portata porta però con sé una questione particolarmente delicata: come evitare collisioni in un’orbita terrestre bassa (LEO) sempre più popolata? Proprio per questo SpaceX ha pubblicato una nuova pagina dedicata alla sicurezza spaziale, spiegando non soltanto come intende gestire una costellazione tanto grande, ma anche perché ritiene fondamentale che gli operatori condividano le informazioni sulle traiettorie e sulle manovre dei propri satelliti.

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Starmind sarà composta da gruppi di satelliti per il calcolo IA

Starmind rappresenta la nuova costellazione orbitale di SpaceX destinata al calcolo basato sull’intelligenza artificiale. Il progetto prevede, secondo quanto dichiarato dall’azienda, fino a un milione di satelliti.

La caratteristica più interessante riguarda però il modo in cui i satelliti Starmind dovranno lavorare, non si tratterà di un milione di unità indipendenti impegnate separatamente nell’elaborazione dei dati. Michael Nicolls, vicepresidente di SpaceX, ha spiegato che sarà necessario far operare i satelliti in gruppi ravvicinati, così da ottenere una potenza di calcolo sufficiente a eseguire in maniera efficiente i modelli di intelligenza artificiale.

Ogni gruppo dovrebbe essere composto da circa 10 satelliti, collegati tra loro con una larghezza di banda di circa 10 terabit e connessi alla costellazione più ampia. In questo modo il gruppo funzionerebbe sostanzialmente come una singola unità di calcolo distribuita nello spazio, mentre i collegamenti laser della rete Starlink permetterebbero di trasferire i risultati verso la Terra.

SpaceX prevede di iniziare a portare in orbita questa capacità a partire dal prossimo anno e indica lo stabilimento Gigasat di Bastrop, in Texas, come una struttura progettata per produrre satelliti IA su larga scala. L’azienda parla di migliaia di unità a partire dalla fine del 2027.

La crescita della costellazione rende però ancora più importante la gestione del traffico orbitale. Il progetto, infatti, non è privo di critiche: la richiesta di autorizzazione per Starmind sta incontrando l’opposizione di astronomi e gruppi ambientalisti e, secondo quanto riportato nella documentazione presentata alla FCC, ogni satellite potrebbe arrivare a pesare fino a 4.000 chilogrammi, quasi sette volte la massa di uno Starlink V2 Mini.

Il problema delle manovre non annunciate e la soluzione di SpaceX

Per evitare una collisione è fondamentale conoscere la traiettoria degli oggetti presenti nelle vicinanze. Gli operatori possono farlo condividendo le effemeridi, cioè i dati che permettono di prevedere la posizione futura di un satellite, e comunicando in anticipo eventuali manovre.

Secondo SpaceX, proprio la mancata condivisione di queste informazioni rappresenta uno dei principali problemi per la sicurezza in orbita. Nel 2026 Starlink ha incontrato situazioni di possibile congiunzione con circa 650 satelliti di terze parti in fase di manovra e soltanto circa la metà di questi operatori avrebbe condiviso le proprie effemeridi.

La società afferma inoltre di aver osservato, nell’arco di sei mesi, circa 164.000 ulteriori congiunzioni nelle quali il momento del massimo avvicinamento si è verificato entro quattro ore da una manovra non annunciata. Non significa che tutte queste situazioni abbiano rappresentato collisioni imminenti, ma evidenzia quanto una modifica non comunicata dalla traiettoria possa rendere molto più difficile prevedere correttamente il comportamento di un altro satellite.

Il problema nasce dal fatto che, quando un operatore non comunica una manovra, gli altri sistemi devono affidarsi alle osservazioni di radar e sensori ottici per ricostruire la nuova traiettoria; una manovra può quindi rendere temporaneamente obsolete le previsioni disponibili, lasciando una finestra nella quale il rischio non può essere valutato con la stessa precisione.

SpaceX ha sviluppato Stargaze, una rete di oltre 31.000 sensori ottici distribuiti sulla flotta Starlink, proprio per contribuire a colmare questa lacuna. I satelliti raccolgono osservazioni degli oggetti vicini e inviano rapidamente i dati a Terra attraverso la rete laser Starlink. Le traiettorie possono quindi essere aggiornate in pochi minuti e i relativi Conjunction Data Messages (CDM) possono essere generati in circa un minuto attraverso Space-Safety.com.

La piattaforma è disponibile gratuitamente agli operatori e permette di caricare le proprie effemeridi, confrontarle con quelle degli altri satelliti e ottenere rapidamente un’analisi delle possibili congiunzioni.

SpaceX sottolinea comunque che Stargaze non può risolvere completamente il problema: se un operatore modifica la propria traiettoria senza comunicarlo, anche un sistema di osservazione molto rapido deve prima rilevare la variazione e ricostruire la nuova orbita.

Un esempio concreto risale al 1° ottobre 2025, quando Starlink-32710 si trovava su una traiettoria che prevedeva un passaggio a circa 9 chilometri da un altro oggetto; quest’ultimo ha successivamente effettuato una manovra, portando la distanza prevista a soli 57 metri. Stargaze ha rilevato la variazione e SpaceX è riuscita a pianificare una manovra di Starlink per riportare la distanza di sicurezza a circa 1 chilometro.

Un altro caso, nell’agosto 2026, dimostra invece i limiti del sistema. Starlink-2140 ha ricevuto i dati aggiornati soltanto 30 minuti prima del massimo avvicinamento, un intervallo troppo breve per effettuare una manovra propulsiva. Il satellite ha modificato il proprio assetto per ridurre il profilo esposto e i due oggetti sono infine passati a circa 134 metri di distanza.

Per SpaceX, episodi di questo tipo dimostrano perché la condivisione preventiva delle manovre rimanga la soluzione più efficace. L’azienda invita quindi gli altri operatori a pubblicare frequentemente le effemeridi, comunicare le manovre pianificate e aggiornare i dati dopo l’esecuzione delle operazioni.

Il tema diventerà ovviamente ancora più importante con l’aumento della popolazione orbitale, SpaceX stessa ammette che la densità degli oggetti non è uniforme: nei gusci orbitali occupati dalle grandi costellazioni può essere circa 50 volte superiore rispetto alle altitudini vicine.

Il progetto Starmind si inserisce quindi in uno scenario nel quale la capacità di calcolo nello spazio potrebbe crescere enormemente, ma nel quale anche la gestione del traffico orbitale dovrà diventare sempre più precisa. SpaceX sostiene che le procedure utilizzate da Starlink, insieme alla condivisione delle effemeridi e ai sistemi di osservazione Stargaze, possano permettere di gestire questa crescita in sicurezza. La condizione fondamentale, secondo l’azienda, è che lo stesso approccio venga adottato anche dagli altri operatori.