Tesla sta pianificando di dedicare parte della propria rete di ricarica rapida esclusivamente ai veicoli della flotta Robotaxi, un passaggio che arriva mentre il servizio sta scalando velocemente in più città americane.

La rete Supercharger, considerata la più estesa e affidabile degli Stati Uniti, si prepara così a un bel rinnovamento pensato per fare spazio agli sforzi dell’azienda sulla guida autonoma.

Solo pochi giorni fa avevamo raccontato del lancio ufficiale del servizio Cybercab ad Austin, con tutti i dettagli sull’app di prenotazione; oggi emergono i primi dettagli su come Tesla intenda gestire la ricarica di una flotta di veicoli che, semplicemente, non ha un conducente a occuparsene manualmente.

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La ricarica dei Robotaxi avviene a mano, per ora

Max de Zegher, a capo dell’unità di ricarica nordamericana di Tesla, ha dichiarato che l’azienda sta costruendo stazioni dedicate che serviranno la crescente flotta di Robotaxi.

Al momento, i taxi senza conducente utilizzano le stazioni Supercharger pubbliche, dove vengono generalmente ricaricati di notte da un operatore umano.

Vengono collegati manualmente, ma è così solo per ora“, ha detto de Zegher, lasciando intendere che i futuri Supercharger dedicati ai Robotaxi faranno a meno di operatori umani per il collegamento delle auto.

Il dirigente non ha però approfondito come i robotaxi verranno impostati automaticamente per la ricarica, e Tesla non ha ancora dato seguito concretamente alla propria idea, vecchia ormai di un decennio e continuamente rinviata, di un braccio robotico per la ricarica.

Per il nuovo Cybercab, la chiave potrebbe essere la ricarica wireless infatti già nel 2024, al momento della presentazione dell’auto elettrica a due porte color oro, Tesla aveva dichiarato che avrebbe supportato solo la ricarica wireless, una scelta che ha molto senso in un mondo dove nessuno guida più e le auto possono posizionarsi da sole sopra le piastre di ricarica a induzione mentre attendono i clienti.

In un video diffuso nell’ottobre 2024, un Cybercab veniva mostrato mentre si ricaricava wirelessly fino a 25 kW, tutt’altro che veloce per gli standard attuali; secondo i documenti depositati presso l’Agenzia per la Protezione Ambientale, però, la capacità della batteria dell’auto priva di volante è di appena 48 kWh, il che significa che, almeno in teoria, una sessione di ricarica di due ore dovrebbe bastare per una carica completa.

 

Dove sorgeranno le nuove stazioni

Le future stazioni Supercharger dedicate ai Robotaxi verranno costruite in aree dove la domanda è alta, il terreno è economico e le spese in conto capitale possono restare sotto controllo. Per far scalare con successo il business dei robotaxi, i veicoli devono poter effettuare sessioni di ricarica consecutive, massimizzando il tasso di utilizzo delle stazioni.

Fino a quando questo non accadrà, le Model Y e i Cybercab senza conducente continueranno a utilizzare le stazioni Supercharger pubbliche, nessuna delle quali offre piastre wireless.

De Zegher ha spiegato che le auto con passeggeri a bordo hanno la priorità durante la ricarica, e che gli stessi principi del Trip Planner, il sistema che alimenta la navigazione attiva su tutte le Tesla, vengono utilizzati anche per instradare i robotaxi verso i punti di ricarica.

Infine, vale la pena sottolineare le dimensioni della rete su cui Tesla sta intervenendo: la Supercharger, introdotta nel settembre 2012 con appena sei stazioni in California, conta oggi circa 7.900 stazioni e oltre 75.000 connettori a livello globale, distribuiti soprattutto tra Asia-Pacifico, Nord America ed Europa.

Il Cybercab, dal canto suo, monta un solo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 219 cavalli, una batteria da 47,6 kWh e un’autonomia dichiarata di circa 472 km, con un peso a vuoto di 1.412 kg; numeri che, uniti alla scelta della ricarica esclusivamente wireless, rendono ancora più chiaro perché Tesla stia ripensando da zero l’infrastruttura pensata finora solo per veicoli guidati da persone in carne e ossa, almeno per ora.