Il fronte dei divieti social per i minori, che negli ultimi mesi ha visto muoversi prima l’Australia con il raddoppio delle sanzioni per le piattaforme inadempienti, poi il Regno Unito con l’annuncio di un divieto sul modello australiano e la Turchia con una legge che punta a fermare l’accesso sotto i 15 anni, si arricchisce ora di un capitolo tutto italiano, e per certi versi inedito nel suo punto di partenza.
A chiedere una stretta sui social per i più giovani, questa volta, non sono governi o autorità, ma 700.000 studenti veneti, riuniti nelle Consulte Provinciali del Veneto, che hanno approvato all’unanimità una proposta di legge per vietare l’accesso ai social a chi ha meno di 14 anni.
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Cosa chiede la proposta nata dentro le scuole
L’iniziativa, promossa dal portale Skuola.net, nasce direttamente all’interno degli istituti scolastici ed è il frutto di un percorso di confronto tra gli studenti. Il testo punta a introdurre un sistema di verifica dell’età basato sulla Carta d’Identità Elettronica (CIE) e sui sistemi informatici del Ministero dell’Interno, affiancato da un programma obbligatorio di educazione digitale.
A dare peso particolare alla proposta è la provenienza stessa di chi la avanza visto che non sono i cosiddetti “boomer”, ma la prima generazione cresciuta insieme ai social media, che quella crescita l’ha vissuta sulla propria pelle.
Alessandro Gianesini, coordinatore regionale delle Consulte del Veneto, ha raccontato come l’esperienza diretta dei ragazzi abbia messo in luce conseguenze concrete sulla qualità delle relazioni personali: “Siamo stati la prima generazione la cui vita è stata esposta fin da piccoli sui social media e ci siamo resi conto di aver perso molto“, ha dichiarato.
“Abbiamo perso lo stare insieme“.
Alla base dell’iniziativa c’è anche un’indagine condotta direttamente nelle scuole venete, da cui emerge che gli studenti trascorrono in media 5 ore al giorno sui social network.
Secondo i promotori, questo tempo sottrae spazio ad attività come studio, sport e socializzazione, contribuendo a una condizione di isolamento sempre più diffusa tra i più giovani, un dato che si inserisce nello stesso filone di preoccupazioni già emerse in altri Paesi, dove il tempo passato online viene indicato come fattore di rischio per ansia e dipendenza.
Il progetto prevede che l’accesso ai social resti bloccato fino al compimento del quattordicesimo anno di età.
Per rendere effettivo il controllo, gli studenti propongono un sistema di verifica dell’identità che sfrutti la CIE insieme alle infrastrutture informatiche del Ministero dell’Interno, con l’obiettivo di certificare l’età anagrafica al momento della registrazione e scongiurare dichiarazioni false, un problema che, va detto, ha già mostrato tutti i suoi limiti nel caso australiano, come vi avevamo raccontato, dove secondo il Garante locale una parte consistente dei minori è riuscita comunque ad aggirare i controlli.
La proposta dell’educazione digitale obbligatoria
I promotori ritengono che il solo divieto non basti ed è per questo il testo affianca al limite d’età un percorso formativo obbligatorio, destinato agli alunni delle scuole elementari e medie, pensato per insegnare un utilizzo critico e consapevole degli strumenti digitali.
La proposta ha raccolto anche il sostegno del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha richiamato l’attenzione sui rischi legati all’uso precoce e incontrollato dei social.
Tra gli aspetti citati figurano stati d’ansia, dipendenza e irrequietezza, condizioni che diversi studi di psicologi e ricercatori della salute mentale hanno già associato a un’esposizione non regolamentata alle piattaforme digitali.
Resta dunque da capire quale seguito politico avrà questa proposta, che si aggiunge a un dibattito nazionale sul tema tutt’altro che concluso, con un disegno di legge bipartisan fermo in commissione al Senato da mesi. Nel frattempo, il fatto che a chiedere regole più severe siano proprio i diretti interessati aggiunge un elemento che difficilmente i decisori politici potranno ignorare.
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