Mancano ormai pochi giorni alla WWDC 2026, l’evento durante il quale Apple dovrebbe finalmente svelare la nuova generazione di Siri e le principali novità legate ad Apple Intelligence. Nelle ultime settimane si sono susseguiti numerosi rumor sulle tecnologie che l’azienda di Cupertino starebbe preparando dietro le quinte, ma un nuovo report aggiunge ulteriori tasselli a un quadro che appare sempre più interessante.

Secondo quanto emerso, Apple starebbe infatti collaborando strettamente con Google per portare alcune funzionalità avanzate di intelligenza artificiale sui propri dispositivi, affidandosi addirittura ai potentissimi chip NVIDIA presenti nell’infrastruttura cloud di Google; una scelta che, almeno sulla carta, rappresenta un cambiamento significativo rispetto all’approccio tradizionale della società, da sempre orientato al controllo diretto dell’intera filiera tecnologica.

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Apple continuerà a puntare sull’elaborazione locale

Uno degli aspetti che emergono con maggiore chiarezza dal report riguarda la volontà di Apple di mantenere l’elaborazione on device al centro della propria strategia IA. L’obbiettivo resta quello di eseguire il maggior numero possibile di operazioni direttamente su iPhone, iPad e Mac, riducendo al minimo la necessità di inviare dati a server remoti.

Per raggiungere questo risultato, Apple starebbe utilizzando una versione del modello Gemini di Google per addestrare modelli più piccoli e leggeri, capaci di funzionare direttamente sui dispositivi; si tratta di una tecnica nota come distillazione, sempre più utilizzata nel settore dell’intelligenza artificiale per ottenere modelli efficienti senza rinunciare completamente alle capacità delle soluzioni più avanzate.

Parallelamente, la società starebbe valutando anche possibili acquisizioni strategiche, tra le aziende finite sotto osservazione figurerebbe Liquid AI, startup con sede a Cambridge specializzata nello sviluppo di modelli ottimizzati per l’esecuzione locale, un ambito che sta assumendo un’importanza crescente per tutti i principali protagonisti del mercato IA.

I limiti dell’elaborazione locale spingono Apple verso il Cloud

Nonostante gli sforzi per ridurre le dimensioni dei modelli, alcune richieste particolarmente complesse continueranno inevitabilmente a richiedere una potenza di calcolo ben superiore a quella disponibile sugli smartphone.

Il report spiega che il modello Gemini completo può contare su migliaia di miliardi di parametri e necessita di enormi risorse hardware per funzionare correttamente, proprio per questo motivo Apple avrebbe incontrato difficoltà nell’eseguire tali modelli esclusivamente attraverso la propria infrastruttura Private Cloude Compute, presentata lo scorso anno come elemento fondamentale della strategia Apple Intelligence.

La soluzione individuata sembrerebbe dunque passare attraverso Google Cloud, che ospiterà parte delle elaborazioni necessarie alla nuova Siri.

Siri potrebbe affidarsi ai chip NVIDIA Blackwell B200

Le informazioni più interessanti riguardano però il ruolo che NVIDIA potrebbe assumere all’interno di questo ecosistema. Secondo quanto riportato, Apple utilizzerà l’infrastruttura cloud di Google basata sulle GPU NVIDIA Blackwell B200, attualmente considerate tra le soluzioni più avanzate al mondo per l’addestramento e l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale generativa.

Le GPU Blackwell rappresentano l’evoluzione della precedente architettura Hopper e sono state progettate specificamente per gestire modelli di grandi dimensioni, offrendo miglioramenti significativi in termini di inferenza, larghezza di banda della memoria e scalabilità.

Alcune richieste rivolte alla futura Siri verrebbero quindi elaborate attraverso una versione concessa in licenza dal modello Gemini, eseguita sui server Google alimentati proprio dai chip NVIDIA.

La privacy resta una priorità grazie al Confidential Computing

Naturalmente, una collaborazione di questo tipo solleva inevitabilmente interrogativi sul fronte della privacy, tema sul quale Apple ha costruito buona parte della propria comunicazione negli ultimi anni; per questo motivo l’azienda avrebbe recentemente approvato l’utilizzo della tecnologia NVIDIA Confidential Computing, una funzionalità hardware progettata per proteggere dati e modelli IA anche durante la fase di elaborazione.

In pratica, le informazioni vengono mantenute crittografate mentre vengono processate dalle GPU, riducendo sensibilmente i rischi di accessi non autorizzati anche in ambienti cloud condivisi. Secondo NVIDIA, la soluzione consente di preservare riservatezza e integrità dei dati con un impatto minimo sulle prestazioni.

Il report sottolinea inoltre che l’approvazione di questa tecnologia sarebbe avvenuta soltanto nelle ultime settimane, segnale di come Apple stia ancora rifinendo gli ultimi dettagli della propria strategia IA in vista degli annunci ufficiali.

Il futuro di Private Cloud Compute resta ancora poco chiaro

Uno degli aspetti più curiosi riguarda invece il futuro di Private Cloud Compute, nonostante l’utilizzo crescente delle infrastrutture Google, Apple dovrebbe continuare a utilizzare il marchio introdotto nel 2025 anche per la prossima generazione di funzionalità Apple Intelligence.

Resta però da capire come il sistema proprietario dell’azienda si integrerà concretamente con l’infrastruttura cloud di Google e con l’hardware NVIDIA. Al momento le informazioni disponibili non consentono di delineare con precisione il funzionamento dell’architettura finale, motivo per cui sarà probabilmente necessario attendere la WWDC per avere un quadro completo.

Una cosa appare comunque evidente, per accelerare lo sviluppo della propria piattaforma di intelligenza artificiale, Apple sembra disposta ad affidarsi a partner esterni molto più di quanto abbia fatto in passato; una scelta che potrebbe consentirle di recuperare terreno rispetto alla concorrenza, pur cercando di mantenere intatti gli standard di privacy che da anni rappresentano uno dei pilastri dell’ecosistema Apple.