Negli ultimi mesi si è fatta sempre più strada una nuova tendenza nel mondo dello sviluppo software, spesso e volentieri destinata a far discutere: la cosiddetta programmazione agentica, o più comunemente vibe coding. Un approccio che, come molti di voi avranno già intuito, sfrutta modelli di intelligenza artificiale avanzati per generare applicazioni in modo quasi completamente autonomo.

Un cambiamento che, se da un lato sta democratizzando l’accesso allo sviluppo, dall’altro rischia di mettere seriamente in difficoltà sistemi consolidati come quello di revisione dell’App Store.

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Revisione della app sotto pressione a causa del vibe coding

Il boom del vibe coding è arrivato vero la fine dello scorso anno, anche grazie a modelli sempre più avanzati come Claude Opus 4.5, capaci di creare codice funzionante partendo da semplici richieste in linguaggio naturale.

Questo ha portato a un’evoluzione significativa, sempre più sviluppatori adottano flussi automatizzati e anche chi non ha competenze tecniche riesce a creare app, ciò ha portato rapidamente a un notevole incremento delle applicazioni generate.

Come spesso accade in questi casi dunque, a una maggiore accessibilità corrisponde anche un aumento esponenziale del volume di contenuti prodotti, ed è qui che emergono i problemi.

Tradizionalmente, Apple ha sempre puntato su un processo di revisione interamente umano per le app pubblicate sul proprio store, considerato uno dei pilastri della qualità e della sicurezza dell’ecosistema. Tuttavia, questo sistema (che fino a poco tempo fa funzionava senza particolari intoppi) sembra oggi mostrare i primi segni di cedimento.

Sempre più sviluppatori, sia indipendenti sia aziende (tra cui anche X), stanno segnalando tempi di attesa sensibilmente più lunghi e revisioni che richiedono oltre 3 giorni che, in casi estremi, arrivano fino a una settimana.

Un netto cambiamento rispetto al passato, quando la revisione richiedeva generalmente meno di 24 ore, o al massimo uno o due giorni per i casi più complessi; il motivo? Un numero crescente di app generate rapidamente tramite IA, che finiscono per intasare la coda di revisione.

Il problema, in sostanza, è strutturale. Il sistema di revisione dell’App Store è stato progettato in un’epoca in cui sviluppare un’app richiedeva tempo, competenze e risorse. Oggi invece, il vibe coding consente di creare applicazioni in tempi drasticamente risotti, aumentando in modo esponenziale il numero di richieste di revisione; un cambiamento che rende difficile, se non impossibile, mantenere lo stesso modello basato esclusivamente su revisori umani.

E qui entra in gioco un nodo cruciale: Apple ha sempre difeso con forza questo approccio. Figure come Phil Schiller si sono storicamente opposte all’introduzione di sistemi di revisione automatizzati, ma il contesto attuale potrebbe costringere l’azienda a rivedere, almeno in parte, questa posizione.

A fronte di questa situazione, iniziano a emergere alcune possibili soluzioni, che potrebbero rappresentare un compromesso tra qualità e scalabilità:

  • mantenere la revisione umana per le nuove app
  • automatizzare (almeno in parte) la revisione degli aggiornamenti
  • introdurre code separate per sviluppatori affermati
  • migliorare i sistemi di priorità per gli update più critici

Attualmente, Apple offre già la possibilità di richiedere una revisione accelerata, ma si tratta di uno strumento pensato per casi specifici (bug critici o scadenze urgenti), non per gestire un aumento strutturale del carico.

È ancora presto per capire quale direzione prenderà Apple, ma una cosa appare piuttosto evidente: il modello attuale difficilmente potrà reggere a lungo senza adattamenti. Il rischio, altrimenti, è duplice: penalizzare gli sviluppatori tradizionali rallentando il rilascio degli aggiornamenti, e compromettere l’efficienza complessiva dell’ecosistema. In quest’ottica, l’introduzione di una componente automatizzata, almeno per alcune fasi del processo, sembra sempre più probabile.

Il vibe coding rappresenta, nel bene e nel male, uno dei cambiamenti più significativi nel mondo dello sviluppo degli ultimi anni. Come spesso accade con le innovazioni dirompenti però, il suo impatto si estende ben oltre il contesto per cui è stato pensato.

Nel caso dell’App Store, sta mettendo in discussione uno dei pilastri storici della piattaforma, ovvero la revisione umana. Non è dunque chiaro se Apple deciderà di evolvere il proprio sistema o di potenziarlo semplicemente aumentando le risorse, ma di sicuro qualcosa dovrà cambiare.