La questione della tutela dei minori online, tema che torna ciclicamente al centro del dibattito politico statunitense, si intreccia nuovamente con il ruolo di Apple e del suo ecosistema digitale. Nelle ultime ore Tim Cook è stato avvistato a Washington D.C., impegnato in una serie di incontri con i legislatori per discutere la proposta di legge che mira a modificare radicalmente il funzionamento della verifica dell’età sull’App Store; una norma che, se approvata nella sua forma attuale, renderebbe Apple legalmente responsabile della verifica dell’età degli utenti, un cambiamento che l’azienda considera problematico soprattutto sul fronte della privacy.
Come sempre accade quando si toccano meccanismi profondi dell’esperienza utente e delle policy digitali, l’intervento del CEO rappresenta un segnale molto chiaro, per Apple la forma attuale dell’App Store Accountability Act non è solo difficile da implementare, ma rischia di esporre adulti e minori a nuove vulnerabilità, anziché proteggerli.
Secondo Apple la verifica dell’età sull’App Store spetta ai genitori
Secondo quanto emerso durante l’incontro con la Commissione Energia e Commercio della Camera, Apple teme che la proposta di legge costringa i gestori degli app store a raccogliere documenti altamente sensibili, come identificativi ufficiali o dati anagrafici completi; una strada che, a detta dell’azienda, rappresenterebbe un rischio concreto non solo per i bambini ma anche per gli adulti.
La linea della società è infatti molto chiara:
- spetta ai genitori inserire l’età del bambino quando viene creato l’account
- eventuali verifiche aggiuntive dovrebbero assicurare che l’adulto che crea l’account sia effettivamente un adulto, senza richiedere dati sensibili
- qualsiasi informazione condivisa con app store e sviluppatori non deve essere conservata
- i genitori devono mantenere il pieno controllo sulla fascia d’età condivisa con gli sviluppatori
Una posizione che ricalca quanto già espresso da Apple in una lettera ufficiale inviata la scorsa settimana da Hilary Ware, responsabile globale della privacy dell’azienda.
Nella lettera, Ware sottolinea un punto particolarmente delicato: per assicurare la verifica dell’età nel modo richiesto dalla proposta, milioni di adulti sarebbero costretti a condividere dati privati solo per scaricare un’app, una conseguenza considerata sproporzionata e potenzialmente dannosa per l’intero ecosistema digitale.
Apple cita come esempio virtuoso la propria funzione di verifica dell’età, definita una soluzione centrata sulla privacy e già in grado di condividere soltanto fasce d’età, senza condividere data di nascita o informazioni personali sensibili, né richiedere documenti d’identità. In altre parole, un approccio che prova a trovare un equilibrio tra esigenze normative e tutela della privacy degli utenti.
Nell’ultimo anno Apple ha aggiornato diversi aspetti legati all’esperienza dei minori sull’App Store, un sistema più granulare di classificazione per fasce d’età, nuovi controlli per gli account bambini, nonché adeguamenti normativi per rispettare la legge texana sulla sicurezza dei minori in arrivo il 1° gennaio 2026.
Un percorso che, almeno dal punto di vista dell’azienda, dimostra come sia possibile rafforzare la protezione dei minori senza compromettere la privacy.
La discussione è tutt’altro che conclusa, i prossimi mesi saranno decisivi per capire se la proposta verrà modificata, se verranno introdotti nuovi obblighi per gli app store oppure se prevarrà la linea suggerita da Apple, che punta a una responsabilità condivisa tra genitori e piattaforme.
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