L’Australia continua a portare avanti una politica particolarmente rigida per quanto riguarda l’accesso dei più giovani ai servizi digitali, dopo il discusso divieto dei social network per gli utenti sotto i 16 anni introdotto negli scorsi mesi, il Paese si prepara ora a compiere un ulteriore passo nella stessa direzione: nei prossimi giorni entreranno infatti in vigore nuove regole che obbligheranno i giocatori a verificare la propria età per accedere ai videogiochi online classificati R18+.

Tra i titoli più noti coinvolti da questa misura troviamo anche Grand Theft Auto Online, la componente multiplayer dell’iconico franchise di Rockstar Games, che secondo diverse stime conta circa 400.000 giocatori nel solo territorio australiano.

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Verifica dell’età obbligatoria in Australia per i giochi online R18+

La nuova normativa rientra in un pacchetto più ampio di misure pensate per limitare l’esposizione dei minori a contenuti considerati non adatti alla loro età, come violenza esplicita o altri materiali sensibili.

In concreto, la legge impone a diversi attori del settore digitale, tra cui piattaforme social, motori di ricerca, app store, fornitori di videogiochi e persino sistemi di intelligenza artificiale generativa, di adottare misure significative per impedire ai minori di accedere a contenuti per adulti.

Nel caso dei videogiochi, l’obbligo riguarda solo i titoli online classificati R18+, mentre i giochi offline non saranno interessati dalla nuova normativa; ciò significa che un titolo single player con la stessa classificazione potrà continuare a essere giocato senza alcun controllo aggiuntivo, che dovrebbe comunque, in teoria, avvenire a monte in fase di acquisto.

La situazione cambia invece per i giochi multiplayer online come Grand Theft Auto Online, dove l’accesso al servizio potrebbe richiedere una procedura di verifica dell’età prima del login.

Uno degli aspetti più discussi della nuova normativa riguarda proprio il sistema di verifica richiesto agli utenti. Le aziende non potranno limitarsi a una semplice dichiarazione (la classica casella da spuntare per confermare di avere più di 18 anni), ma dovranno implementare sistemi più robusti; tra le opzioni possibili, secondo quanto emerso, ci sarebbero riconoscimento facciale tramite fotocamera, caricamento di un documento d’identità ufficiale, altre forme di verifica digitale dell’identità. Proprio il riconoscimento facciale è al centro di molte polemiche, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei dati biometrici e la privacy degli utenti.

La normativa australiana non lascia molto spazio alle interpretazioni, le aziende che non implementeranno sistemi adeguati rischiano infatti sanzioni estremamente elevate. Secondo quanto indicato dal Commissario australiano per la sicurezza online, le violazioni potrebbero comportare multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani, una cifra pari a circa 30 milioni di euro. È dunque piuttosto probabile che le software house e le piattaforme di gioco coinvolte si adegueranno rapidamente per evitare conseguenze economiche così pesanti.

Come spesso accade in questi casi tuttavia, i primi tentativi di aggirare i sistemi di verifica stanno già emergendo, in particolare alcuni utenti starebbero provando a superare i controlli delle piattaforme online tramite espressioni facciali insolite durante la scansione, trucco o alterazione del volto, e utilizzo di VPN per simulare l’accesso da altri Paesi.

Si tratta di strategie che ricordano quanto già visto con altri sistemi di verifica dell’età, spesso criticati perché facilmente aggirabili o comunque non completamente affidabili.

Questa nuova misura non rappresenta un caso isolato, l’Australia infatti negli ultimi mesi ha già attirato molta attenzione internazionale dopo aver introdotto il primo divieto al mondo dei social media per gli utenti sotto i 16 anni.

La normativa ha coinvolto piattaforme molto diffuse come Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube e Twitch, tutte obbligate a verificare l’età degli utenti e a chiudere gli account riconducibili ai minori di 16 anni.

Con l’introduzione dei controlli anche nei videogiochi online per adulti, il Paese sembra dunque intenzionato a estendere ulteriormente il controllo sull’accesso ai contenuti digitali, una strategia che continua a far discutere tra sostenitori della tutela dei minori e critici preoccupati per le possibili implicazioni sulla privacy.