Negli ultimi mesi il rapporto tra aziende tecnologiche e governo statunitense sul tema dell’intelligenza artificiale si è fatto sempre più complesso, l’ultima dimostrazione arriva dalla decisione di Anthropic di avviare un’azione legale contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per impedire di essere inserita in una lista nera legata alla sicurezza nazionale.
La causa, depositata presso un tribunale federale della California, segna un nuovo capitolo nello scontro tra la società guidata da Dario Amodei e il United States Department of Defense (il Pentagono), una disputa che ruota attorno alle restrizioni sull’uso militare dei sistemi di intelligenza artificiale sviluppati dall’azienda.
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Anthropic non ci sta e porta in tribunale il Pentagono
Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, il Pentagono avrebbe classificato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, limitando l’utilizzo delle sue tecnologie nei progetti governativi.
La decisione sarebbe arrivata dopo mesi di negoziati tra l’azienda e il governo statunitense, il nodo principale riguarda le limitazioni integrate nei modelli IA di Anthropic, che impediscono esplicitamente alcuni utilizzi particolarmente controversi, tra cui lo sviluppo di armi completamente autonome, sistemi di sorveglianza di massa e altri impieghi militari ritenuti ad alto rischio.
Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, avrebbe spinto per rimuovere queste restrizioni, sostenendo che il governo deve poter utilizzare l’intelligenza artificiale con la massima flessibilità per qualsiasi uso legittimo legato alla difesa nazionale.
Secondo il Pentagono, limitazioni imposte da aziende private potrebbero ridurre la capacità operativa militare e potenzialmente mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti.
La risposta di Anthropic non si è fatta attendere, nella causa depositata in tribunale l’azienda sostiene che la decisione del governo sia illegale e incostituzionale, in quanto violerebbe sia la libertà di parola sia il diritto al giusto processo.
Nel documento legale la società parla apertamente di una campagna di ritorsione senza precedenti, accusando il governo di aver abusato del proprio potere per punire l’azienda dopo il rifiuto di modificare le proprie politiche di sicurezza sull’IA. Nonostante l’azione legale, l’azienda ha comunque dichiarato di essere aperta a riaprire il dialogo con il governo per trovare una soluzione negoziata.
Lo scontro si è intensificato ulteriormente dopo un intervento diretto dall’amministrazione federale, secondo quanto riportato il presidente Donald Trump avrebbe ordinato alle agenzie governative di interrompere progressivamente la collaborazione con Anthropic, con un periodo di transizione previsto di circa sei mesi.
La decisione rischia di avere un impatto importante sui contratti dell’azienda con il settore pubblico, lo scorso anno infatti il Dipartimento della Difesa aveva firmato accordi fino a 200 milioni di dollari con diversi laboratori di intelligenza artificiale, tra cui Anthropic, OpenAI e Google.
La possibile esclusione dai progetti governativi rappresenta quindi una minaccia significativa per il business di Anthropic, motivo per cui anche gli investitori dell’azienda si starebbero muovendo per limitare i danni della situazione.
Nel frattempo, la disputa ha aperto spazi per altri attori del settore. Poco dopo la designazione di Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, OpenAI ha annunciato un accordo per l’utilizzo della propria tecnologia nella rete del Dipartimento della Difesa.
Il CEO Sam Altman ha dichiarato che i principi di sicurezza dell’azienda prevedono comunque una supervisione umana dei sistemi d’arma e il divieto di sorveglianza di massa interna negli Stati Uniti. Si tratta di posizioni simili a quelle di Anthropic, anche se l’azienda di Altman ha comunque deciso di collaborare con il Pentagono.
Al di là dello scontro tra le parti coinvolte, la vicenda potrebbe avere implicazioni molto più ampie per l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Il risultato della causa intentata da Anthropic potrebbe infatti influenzare il modo in cui le aziende tecnologiche negozieranno in futuro le condizioni d’uso dei propri modelli IA con i governi, soprattutto quando entrano in gioco applicazioni militari o di sicurezza nazionale.
Resta dunque da capire se le due parti riusciranno a trovare un accordo prima che il contenzioso arrivi a una decisione definitiva in tribunale, oppure se questo scontro segnerà l’inizio di una fase ancora più tesa nei rapporti tra industria dell’intelligenza artificiale e apparati statali.
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