Il ritorno di Pebble, che molti appassionati avevano accolto con entusiasmo dopo quasi un decennio di silenzio, rischia di trasformarsi in una vicenda ben più complessa del previsto. Come spesso accade nel mondo dell’open source, e come molti di voi ricorderanno dai fastidiosi stop and go che hanno accompagnato la rinascita degli smartwatch più amati dai nostalgici, la situazione è rapidamente degenerata in una disputa pubblica tra Eric Migicovsky (fondatore del marchio) e Rebble, la community di sviluppatori che ha tenuto in vita l’ecosistema Pebble dopo la chiusura del 2016.
Una disputa che, al netto delle sfumature tecniche, potrebbe avere impatti molto concreti sull’esperienza utente: il supporto delle app e dei quadranti per i nuovi Pebble 2 Duo potrebbe infatti essere a rischio, almeno secondo la versione della community.
Indice:
Cosa è successo
Per mettere ordine: dopo la chiusura dell’azienda, Rebble ha preso in mano l’intera infrastruttura software del mondo Pebble, creando uno spin-off non ufficiale di PebbleOS e ricostruendo un app store da zero. Senza questa community, che per anni ha lavorato senza alcun ritorno economico, come sempre accade nei progetti portati avanti per pura passione, il marchio sarebbe semplicemente sparito.
Con il rilancio di Pebble 2 Duo, Migicovsky e la sua nuova azienda Core Devices avevano raggiunto un accordo: utilizzare i servizi Rebble come backend del nuovo store, sincronizzando automaticamente i contenuti; un sistema che, almeno sulla carta, avrebbe consentito agli utenti di ritrovare tutto l’ecosistema che ricordavano.
Le cose però, secondo Rebble, sarebbero andate diversamente. La community sostiene che il fondatore avrebbe chiesto accesso illimitato ai dati gestiti negli ultimi dieci anni e il trasferimento completo del loro lavoro, con il rischio (sempre secondo la loro versione) di creare un app store chiuso, controllato e centralizzato. Insomma, un giardino recintato in cui Core Devices detterebbe le regole e in cui gli sviluppatori open source perderebbero autonomia.
Una posizione forte, ulteriormente aggravata dall’accusa secondo cui Migicovsky avrebbe chiesto la chiusura dello store Rebble e il reindirizzamento dei domini verso la nuova piattaforma, arrivando perfino a rubare i server della community; una scelta che, se confermata, rischierebbe di interrompere lo sviluppo di nuove app e quadranti, pur senza intaccare quelli già disponibili.
La risposta di Migicovsky
Come sempre in questi casi, la versione dell’altra parte non si è fatta attendere, in un lungo post pubblicato nelle scorse ore Migicovsky respinge categoricamente le accuse, definendole false e sottolineando che l’accordo tra le due parti prevedeva già un canone mensile di 0,20 dollari per utente in favore della community.
Secondo il fondatore, sarebbe invece Rebble a voler controllare completamente i dati dell’app store, limitando la possibilità di accedere liberamente alle 13.000 app e watchface create tra il 2012 e il 2016.
Ritengo che queste app debbano essere accessibili a chiunque, scrive Migicovsky, aggiungendo di essere al lavoro su una versione nativa del Pebble App Store che continuerà a usare le API Rebble come backend, ma che non richiederà alcun abbonamento per scaricare contenuti.
Non solo, Migicovsky sfida apertamente la community a pubblicare l’intero archivio del Pebble App Store per dimostrare di credere davvero in un ecosistema libero e aperto.
Perché questa storia conta davvero (soprattutto per chi ha preordinato un Pebble)
La disputa non è solo questione di protagonismi o rivendicazioni tecniche, potrebbe influire concretamente sull’esperienza d’uso dei nuovi smartwatch. Al momento, gli utenti non rischiano di perdere le app già presenti, ma la frattura potrebbe bloccare l’arrivo di nuovi contenuti, rallentando ulteriormente la rinascita di un marchio che vive, da sempre, grazie alla sua community.
Come sempre accade in questi casi, non è chiaro quanto tempo servirà per trovare un punto di equilibrio, ammesso che ci sia la volontà reciproca.
Nel frattempo, gli ordini di Pebble 2 Duo stanno continuando ad arrivare ai primi sostenitori e l’app store interno funziona; tuttavia, senza un accordo formale e legalmente vincolante, la situazione potrebbe non evolvere rapidamente.
Nei prossimi giorni vedremo se Rebble e Core Devices riusciranno a ricucire un rapporto o se questo nuovo capitolo rischierà di diventare uno dei tanti casi in cui una community open source entra in conflitto con la sua stessa origine.
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