Annunciati lo scorso 12 giugno, i nuovi dazi sulle auto elettriche cinesi sono stati confermati nelle scorse ore dalla Commissione Europea, che ha deciso di introdurli con l’obiettivo di limitare la concorrenza dei produttori di auto cinesi e delle altre aziende che lì fabbricano le proprie vetture.

Segno che le trattative con il governo cinese dei giorni scorsi non hanno portato conseguenze concrete relativamente a una mossa che è stata da più parti criticata, sia dai governi che dalle aziende automobilistiche occidentali, che temono ritorsioni da parte del governo cinese, cioè altri dazi.

Cosa cambia coi nuovi dazi sulle auto elettriche cinesi

Cambieranno in primo luogo i prezzi di vendita delle auto elettriche importate dalla Cina, che costeranno di più per via dei nuovi dazi che entreranno in vigore da domani, venerdì 5 luglio: 17,4% per BYD, 19,9% per Geely (smart, Volvo, Polestar, Lotus, Lynk & Co) e 37,6% per SAIC Motor (MG), tetto massimo. Si attestano invece al 20,8% i dazi per tutte le altre aziende che hanno collaborato all’indagine della Commissione Europea, e al 37,6% quelle che non lo hanno fatto, dazi che variano da azienda ad azienda e, considerando quelli già esistenti del 10%, possono quindi arrivare al 47,6% del valore dell’auto.

Dazi dunque leggermente inferiori rispetto a quelli annunciati dalla Commissione Europea lo scorso 12 giugno (tetto massimo di 38,1% invece di 37,6%), molto più contenuti rispetto a quelli annunciato lo scorso maggio dagli Stati Uniti, saliti dal 25 al 100% del valore delle auto, dazi che avranno comunque un impatto importante sul mercato delle auto elettriche, sia secondo gli analisti che per vari esponenti dei governi dei paesi membri e dell’industria automobilistica.

La decisione di aumentare i dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina deriva dalla volontà di limitare la concorrenza sleale dei produttori cinesi, i quali hanno usufruito e usufruiscono ancora di ingenti sussidi dal governo che permettono loro di vendere automobili a prezzi molto più bassi rispetto a quelli che possono permettersi i produttori europei.

“La Commissione Europea ha concluso che la catena di produzione dei BEV (veicoli elettrici, ndr) in Cina beneficia di sovvenzioni sleali che minacciano di arrecare danni economici ai produttori di BEV dell’UE. L’inchiesta ha inoltre esaminato le probabili conseguenze e l’impatto di queste misure sugli importatori, sugli utilizzatori e sui consumatori di BEV nell’UE” ha scritto la Commissione Europea nel relativo comunicato stampa pubblicato oggi, da cui deriva la decisione di applicare questi nuovi dazi provvisori, che rimarranno in vigore per al massimo quattro mesi, termine entro il quale gli Stati membri dell’UE dovranno votare (basta la semplice maggioranza per l’approvazione) per decidere sui dazi definitivi, che si prevede rimangano tali per cinque anni.

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Le conseguenze dei nuovi dazi sul mercato automobilistico

A poche ore di distanza dall’annuncio della Commissione Europea della volontà di introdurre nuovi dazi sulle automobili elettriche prodotte in Cina, Tesla già pubblicava un avviso per i clienti di possibili aumenti di prezzo di Tesla Model 3, una delle molte auto che, pur non essendo realizzata da costruttori cinesi, viene prodotta in Cina e poi importata, e di conseguenza interessata da questi nuovi dazi.

L’azienda automobilistica di Elon Musk non specificava di quanto avrebbe eventualmente aumentato i prezzi in caso di ufficialità, ma è probabile che nelle prossime ore Tesla aggiorni il listino di Model 3 con prezzi più elevati. È probabile facciano lo stesso gli altri costruttori occidentali che producono in Cina auto poi importate sui nostri mercati, come BMW con iX3, Cupra Tavascan, Dacia Spring o Volvo EX30, per esempio.

“Auspico che si trovi una soluzione negoziale perché i dazi sono solo uno strumento ma la soluzione è cosa diversa” ha commentato a Pechino il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, secondo cui la soluzione andrebbe trovata “all’interno del WTO (World Trade Organization, l’organizzazione internazionale che vigila sugli accordi commerciali fra gli stati membri, ndr) perché noi siamo per un mercato libero ma equo”. Urso ha poi aggiunto che i dazi “sono talvolta lo strumento necessario per ripristinare le condizioni di mercato che evidentemente sono state accertate come violate. Noi, ovviamente, siamo per un mercato libero ma equo e quindi ci auguriamo che anche in questo caso si possa trovare una soluzione negoziale capace di ripristinare le condizioni di equità di mercato a fronte delle sovvenzione che la Commissione Europea ha verificato e di cui hanno goduto le imprese cinesi”.

Per molti analisti del settore questi nuovi dazi non sono comunque sufficienti a compensare il dislivello con i produttori occidentali, che competono con aziende cinesi alle cui spalle c’è una grande quantità di sussidi forniti dal governo di un paese che è, anche per questo motivo, piuttosto forte sia nella produzione di auto elettriche che nella realizzazione di componenti per questo tipo di veicoli. Una posizione dominante che fa leva su un ampio bacino di aziende, di conoscenze e di materie prime, le cosiddette terre rare, posizione al momento senza rivali e da cui dipende gran parte dell’industria mondiale dei veicoli elettrici, compresa quella europea che potrebbe così uscirne ulteriormente indebolita, anche secondo Mercedes-BenzBMWVolkswagen, Stellantis.

In copertina BYD Han

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