Dopo alcuni anni di collaborazione, Bose ha deciso di fare il passo successivo e di portarsi in casa Skullcandy, il marchio statunitense di cuffie e speaker noto soprattutto tra il pubblico più giovane.

L’acquisizione è stata annunciata nelle scorse ore con un comunicato in cui l’azienda non ha indicato la cifra pagata, ma ha chiarito sia il futuro del brand sia le ragioni che l’hanno spinta a chiudere l’operazione. Ecco i dettagli.

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Skullcandy resterà un marchio separato

Skullcandy entrerà a far parte della divisione dedicata all’audio consumer di Bose, mantenendo però la propria identità come marchio a sé stante.

L’azienda continuerà inoltre a operare da Park City, nello Utah, la città in cui è stata fondata, e potrà contare su un accesso più ampio alle tecnologie e alle risorse della nuova proprietaria, che secondo Bose le permetteranno di proseguire nel proprio percorso di crescita e sviluppo.

La collaborazione con il programma Sound by Bose

Il legame tra le due aziende non è una novità nel settore, dato che negli ultimi anni Skullcandy ha lanciato diversi prodotti contrassegnati dalla dicitura Sound by Bose, realizzati su licenza della tecnologia e del tuning dell’azienda del Massachusetts. Ricorderete, per esempio, le Skullcandy Method 360 ANC, auricolari true wireless arrivati in Italia nella primavera del 2025 a 119,99 euro con la parte audio curata insieme a Bose.

L’ultimo capitolo di questa collaborazione sono le cuffie over-ear Crusher 1080 ANC, presentate a luglio a 249,99 euro, che secondo quanto dichiarato sono il primo prodotto non firmato Bose a integrare la cancellazione del rumore QuietControl, l’audio spaziale TrueSpatial e il motore audio WaveForm dell’azienda.

Un livello di integrazione che, visto con il senno di poi, lasciava già intuire un rapporto destinato a diventare qualcosa di più di una semplice licenza.

Tutti i colori delle Skullcandy Method 360 ANC

Perché Bose ha comprato Skullcandy?

Per Bose l’acquisizione ruota soprattutto attorno al pubblico di Skullcandy. Il marchio di Park City ha un’impronta molto più legata allo stile di vita e una presenza consolidata nei mondi dello sport, del gaming, della musica e del fitness, ambiti in cui Bose punta a entrare in contatto in modo significativo con consumatori che oggi raggiunge meno.

La CEO Lila Snyder ha inquadrato l’operazione in una strategia più generale:

“Da oltre 60 anni Bose si impegna a offrire esperienze audio incredibili, in qualunque modo e in qualunque luogo le persone scelgano di ascoltare.

Mentre lavoriamo per raggiungere ancora più persone, stiamo ampliando il modo in cui lo facciamo, non solo attraverso i prodotti Bose, ma anche tramite partnership tecnologiche e un portafoglio di marchi in crescita”.

Quel portafoglio, in effetti, si era già allargato a novembre 2024 con l’acquisizione di McIntosh Group, la società che controlla il marchio di elettroniche hi-fi McIntosh e l’italiana Sonus Faber, il produttore vicentino di diffusori di fascia alta. Con Skullcandy, Bose va invece nella direzione opposta, verso un pubblico più giovane e prodotti più accessibili.

Va detto che alcuni addetti del settore hanno proposto un paragone piuttosto calzante, osservando che Bose è un riferimento per l’audio premium, soprattutto per la cancellazione del rumore, ma non è esattamente un marchio di tendenza, e che Skullcandy potrebbe diventare per Bose quello che Beats è per Apple, cioè un modo per raggiungere un pubblico più vario sfruttando a cascata le tecnologie sviluppate per le cuffie più costose.

Sarà interessante quanto della tecnologia Bose finirà nei prossimi prodotti Skullcandy e se questo si rifletterà anche sui prezzi dell’azienda.