Nella stessa chiamata sui conti del terzo trimestre in cui ha promesso i primi Cybercab ai clienti entro la fine dell’anno, Tesla ha annunciato un altro passaggio atteso da tempo, ovvero l’avvio della produzione di Optimus, il suo robot umanoide.

I primi esemplari sono usciti dalle linee dello stabilimento di Fremont, in California, anche se il percorso verso il mercato è ancora lungo e l’azienda non ha fissato alcuna data per le vendite. Vediamo come stanno le cose.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Pubblicità-36%roborock Saros 20

I primi Optimus di qualità produttiva escono da Fremont

Nella lettera agli azionisti Tesla spiega che i robot vengono ora assemblati sulle linee ad alto volume dello stabilimento californiano, lo stesso che fino alla primavera ospitava la produzione di Model S e Model X e che, come era emerso con i conti del primo trimestre, è stato riconvertito proprio per fare spazio all’umanoide.

Gli esemplari prodotti vengono definiti di qualità produttiva, cioè arrivati a uno stadio che precede la produzione su larga scala, ma l’azienda precisa che sia l’hardware sia il processo produttivo continueranno a essere affinati.

Elon Musk ha descritto la fase iniziale con un’espressione piuttosto informale, spiegando che la produzione sarà lenta e “un po’ accidentata”, perché il progetto ha ancora bisogno di ritocchi.

L’obiettivo dichiarato è comunque ambizioso, perché Tesla punta a raggiungere entro la fine del 2027 un ritmo di 20.000 unità a settimana, pari a circa un milione di robot l’anno, numero coerente con la capacità per cui era stata progettata la linea di Fremont. Si tratta però di un traguardo e non di un risultato già acquisito, e la fase attuale resta un avvio a bassi volumi, lontano da qualsiasi diffusione di massa.

Optimus non ha ancora una data di commercializzazione

Badate bene che vedere i primi Optimus lasciare la fabbrica non significa poterli acquistare, dato che Tesla non ha ancora aperto le vendite e non ha comunicato alcuna data.

Restano infatti da definire diversi aspetti, a partire dal design definitivo e dall’affidabilità, fino alla capacità del robot di gestire attività non pianificate, un contesto ben diverso da quello, molto più strutturato, di una linea di montaggio. Anche l’intelligenza artificiale che lo controlla è un lavoro ancora in corso.

I conti del terzo trimestre e la scommessa sulla robotica

Il debutto industriale di Optimus arriva con un trimestre dai risultati contrastanti. I ricavi sono rimasti sostanzialmente stabili a 28,04 miliardi di dollari, mentre l’utile netto si è fermato a 787 milioni di dollari, in calo del 43% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A pesare, secondo Tesla, sono soprattutto i prezzi medi di vendita più bassi, il mix di prodotto e l’aumento delle spese operative e di ricerca e sviluppo, mentre il business dei servizi continua a crescere.

L’azienda indica inoltre la superintelligenza, la robotica e l’energia come gli ambiti in cui sta aumentando gli investimenti, segnale di una fase in cui i progetti legati all’automazione richiedono ancora molta cassa prima di restituire margini più elevati.

Del resto, solo domenica scorsa, rispondendo a chi aveva criticato la nuova Roadster presentata la settimana scorsa come un progetto inutile, Musk aveva ribadito che Optimus e Cybercab rappresenteranno la stragrande maggioranza del valore di Tesla.

Sul fronte robotaxi, il Cybercab è già operativo come veicolo dedicato nella flotta commerciale a pagamento di Austin, mentre il servizio Robotaxi senza conducente è attivo con corse a pagamento in sei aree metropolitane statunitensi, ancora lontano da un utilizzo su larga scala.

Insomma, staremo a vedere quanto velocemente Fremont riuscirà ad aumentare i volumi di Optimus, ma i prossimi conti trimestrali diranno se la tabella di marcia verso il 2027 è davvero realistica o, come spesso accade con Elon Musk, promette qualcosa che non può mantenere.