Blue Origin continua a lavorare per riportare in servizio il Launch Complex 36A (LC-36A), il pad di lancio destinato al razzo New Glenn, gravemente danneggiato dall’esplosione avvenuta alla fine di maggio durante uno static fire test. Nonostante il pesante incidente abbia rallentato i programmi dell’azienda di Jeff Bezos, la società conferma l’obbiettivo di far tornare a volare il suo vettore entro la fine del 2026, anche se la mancanza di un secondo pad operativo rappresenta ancora un elemento di criticità.

Nel frattempo, oltre alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, Blue Origin sta approfittando dei lavori per introdurre una serie di modifiche tecniche che dovrebbero rendere le future operazioni di lancio più efficienti.

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Il pad LC-36A non sarà semplicemente ricostruito, ecco cosa cambierà

L’esplosione verificatasi durante un test statico del razzo New Glenn aveva distrutto numerose strutture del complesso di lancio, costringendo Blue Origin a sospendere le attività e a rivedere il proprio calendario operativo. Inizialmente il ritorno ai voli sembrava piuttosto lontano, ma gli aggiornamenti più recenti mostrano una situazione decisamente più incoraggiante.

Secondo quanto comunicato dal CEO Dave Limp, i lavori stanno procedendo rapidamente e non si limiteranno a ripristinare il pad nelle condizioni precedenti all’incidente; la società ha infatti deciso di riprogettare alcune parti dell’infrastruttura per semplificare le operazioni e migliorare la gestione dei lanci.

Uno degli interventi principali riguarda la torre laterale, dalla quale sono già stati rimossi i sei moduli superiori. Questa operazione consentirà di integrare direttamente nella struttura i condotti destinati ai propellenti criogenici (ossigeno liquido, metano liquido e idrogeno liquido) oltre ai sistemi di controllo, pneumatici e meccanici; in precedenza questi elementi erano invece collegati al trasportatore-erettore del razzo.

Parallelamente è stato trasportato nell’area del complesso anche il nuovo supporto inferiore del razzo, una struttura dal peso di circa 900 tonnellate, che sarà installata e collegata sia al sistema di alimentazione sia al deflettore di fiamma, componente fondamentale durante le fasi di decollo.

L’obiettivo rimane quello di riportare New Glenn sulla rampa entro la fine dell’anno, anche se Blue Origin dovrà rispettare tempi particolarmente serrati per riuscire a centrare questo traguardo.

Blue Origin guarda anche oltre New Glenn

Mentre proseguono i lavori al LC-36A, Blue Origin continua a sviluppare altri progetti strategici che puntano ad ampliare le attività dell’azienda ben oltre il semplice settore dei lanci spaziali.

Tra questi figura Blue Ring, il velivolo spaziale che sarà protagonista della missione BR-1, si tratta di una piattaforma progettata per svolgere numerosi compiti: potrà offrire collegamenti tra lo spazio e la Terra, acquisire immagini ad alta risoluzione, elaborare dati direttamente a bordo e trasportare satelliti verso differenti orbite. Secondo le stime dell’azienda, Blue Ring dovrebbe garantire una vita operativa di circa dieci anni.

Sul fronte delle collaborazioni istituzionali, Blue Origin ha inoltre raggiunto un accordo con la NASA per utilizzare il B-test Complex (Thad Cochran Test Stand) dello Stennis Space Center, in Mississippi. le strutture saranno impiegate per eseguire gli static fire dei secondi stadi del razzo New Glenn.

Commentando l’intesa, Dave Limp ha sottolineato come la collaborazione rappresenti un ulteriore passo nel rapporto tra le due organizzazioni, ricordando il ruolo storico dello Stennis Space Center nelle missioni lunari e ribadendo l’obbiettivo condiviso di contribuire al ritorno degli Stati Uniti sulla Luna.

Anche Honeybee Robotics, società appartenente al gruppo Blue Origin, ha raggiunto un importante traguardo completando con successo la revisione critica del progetto del piccolo rover lunare che volerà nel 2028 a bordo del lander Blue Ghost di Firefly Aerospace, diretto verso la regione delle cupole di Gruithuisen.

L’insieme di questi progetti evidenzia come Blue Origin stia cercando di diversificare sempre di più il proprio business spaziale. L’azienda punta infatti a rafforzare la propria presenza non soltanto nel mercato dei lanci, dove la concorrenza di operatori come SpaceX è particolarmente intensa, ma anche nei servizi orbitali, nelle infrastrutture spaziali e nelle future missioni di esplorazione lunare.