Il rapporto tra intelligenza artificiale e difesa statunitense continua a evolversi in modo piuttosto turbolento e, dopo le polemiche degli ultimi giorni, OpenAI prova a fare chiarezza. L’azienda guidata da Sam Altman ha infatti annunciato che modificherà formalmente l’accordo con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per vietare in maniera esplicita l’utilizzo dei propri sistemi IA per la sorveglianza di massa interna contro cittadini e residenti statunitensi.
Una mossa che arriva in un momento estremamente delicato, tra pressioni politiche, tensioni con altre aziende del settore e un acceso dibattito pubblico sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare e di intelligence.
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OpenAI fa esplicito riferimento alla Costituzione USA con una nuova clausola
Altman ha pubblicato su X una nota interna precedentemente inviata ai dipendenti, spiegando che il contratto verrà aggiornato con una clausola chiara e inequivocabile; il testo, secondo quanto riportato, farà riferimento diretto a normative come il Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il National Security Act del 1947 e il FISA Act del 1978.
Il punto centrale è semplice ma fondamentale: i sistemi di OpenAI non dovranno essere utilizzati intenzionalmente per la sorveglianza interna di cittadini e persone statunitensi.
Per evitare ambiguità, la limitazione includerà esplicitamente anche il divieto di tracciamento, monitoraggio o utilizzo deliberato di informazioni personali o identificabili, persino se acquisite tramite canali commerciali; in pratica, non si tratterà di un principio generico, ma di un vincolo contrattuale nero sui bianco.
Altman ha inoltre dichiarato che, qualora ricevesse un ordine ritenuto anticostituzionale, preferirebbe andare in prigione piuttosto che eseguirlo; un’affermazione forte, che sottolinea la volontà di prendere le distanze da eventuali derive.
Tensioni con Anthropic e pressioni politiche
Per comprendere la portata della decisione occorre fare un passo indietro. L’accordo tra OpenAI e il Dipartimento della Difesa è stato annunciato poco dopo che l’amministrazione guidata da Donald Trump aveva ordinato alle agenzie federali di interrompere l’utilizzo dei servizi di Anthropic, inclusi quelli basati sul chatbot Claude.
Secondo quanto emerso, il Dipartimento della Difesa e il Segretario Pete Hegseth avrebbero fatto pressioni su Anthropic affinché rimuovesse alcune limitazioni dei propri modelli, in modo da consentire l’uso per finalità considerate lecite, tra cui sorveglianza di massa e lo sviluppo di armi completamente autonome.
Anthropic si è rifiutata di accettare tali condizioni, dichiarando che nessuna intimidazione avrebbe cambiato la propria posizione su sorveglianza interna di massa e armi autonome. In risposta, il Dipartimento della Difesa avrebbe iniziato le procedure per designare Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, una misura solitamente riservata a società straniere considerate problematiche dal punto di vista strategico.
In questo scenario, la firma dell’accordo con OpenAI è apparsa a molti come un’accelerazione improvvisa. Lo stesso Sam Altman ha ammesso che l’azienda non avrebbe dovuto affrettare la chiusura dell’intesa, riconoscendo che la questione era estremamente complessa e richiedeva maggiore chiarezza comunicativa. L’obbiettivo dichiarato era evitare un esito peggiore, ma la mossa è stata percepita da alcuni come opportunistica.
Intelligence e limiti operativi
Altman ha inoltre precisato che, secondo quanto comunicato dall’agenzia, i servizi di OpenAI non saranno utilizzati dalle agenzie di intelligence, inclusa la NSA, senza una modifica contrattuale esplicita; un punto che mira a rassicurare sia l’opinione pubblica sia i dipendenti dell’azienda, in un momento in cui la fiducia rappresenta un asset fondamentale.
Durante una sessione AMA su X, il CEO ha anche dichiarato di non conoscere nel dettaglio le differenze tra l’accordo OpenAI e quello proposto da Anthropic, aggiungendo però che, se fossero stati identici, a suo avviso Anthropic avrebbe dovuto accettarlo.
Effetti sul mercato e una partita ancora aperta
Le conseguenze della vicenda si sono fatte sentire anche sul mercato consumer, dopo la notizia dell’accordo con il Dipartimento della Difesa, Claude ha scalato rapidamente la classifica delle app gratuite sull’App Store, superando sia ChatGPT sia Google Gemini.
Anthropic ha sfruttato l’onda mediatica lanciando uno strumento per importare la memoria da chatbot concorrenti, semplificando il passaggio alla propria piattaforma; parallelamente, secondo i dati di Sensor Tower, le disinstallazioni di ChatGPT sarebbero aumentate del 295% su base giornaliera. Numeri che mostrano quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri in un settore ancora giovane, ma estremamente sensibile a questioni etiche e politiche.
La decisione di OpenAI di inserire un divieto esplicito alla sorveglianza interna rappresenta un tentativo (forse tardivo) di tracciare una linea chiara, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. Restano da capire le reazioni ufficiali del Dipartimento della Difesa, l’evoluzione della posizione di Anthropic e l’impatto a lungo termine sulle collaborazioni tra aziende IA e governo statunitense.
Di certo, il confine tra innovazione tecnologica, sicurezza nazionale e diritti civili è oggi più che mai al centro del dibattito; gli sviluppi delle prossime settimane potrebbero ridefinire in modo significativo il ruolo delle grandi aziende di intelligenza artificiale nello scenario geopolitico globale.
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