Il prossimo volo di Starship potrebbe segnare un passaggio storico per SpaceX, l’azienda di Elon Musk ha infatti fissato per venerdì 13 novembre la data obbiettivo per il Flight 15, una missione particolarmente importante perché dovrebbe portare al primo tentativo di recuperare direttamente la navicella spaziale attraverso l’aggancio alla torre di lancio. Dopo essere riuscita più volte nell’impresa con il booster Super Heavy, SpaceX vuole quindi dimostrare di poter applicare la stessa tecnica anche allo stadio superiore del proprio sistema di lancio.

L’annuncio è arrivato direttamente da Kiko Dontchev, vicepresidente di SpaceX per i lanci, che ha comunicato la data durante l’UP.Summit di giovedì, come riferito da Eric Berger di Ars Technica. Si tratta del primo obbiettivo temporale annunciato pubblicamente da un dirigente dell’azienda: fino a questo momento, le indicazioni erano arrivate soprattutto dai documenti di pianificazione del traffico aereo della FAA, che avevano inizialmente collocato il lancio non prima dell’8 novembre, per poi spostare l’indicazione al 12 novembre.

Al momento SpaceX non ha ancora pubblicato una pagina ufficiale dedicata alla missione e non è stato comunicato neppure l’orario del lancio. La data del 13 novembre, comunque, è coerente con le tempistiche anticipate da Elon Musk lo scorso ottobre, quando aveva parlato di una partenza probabilmente prevista poco prima del Giorno del Ringraziamento.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Starship Flight 15: prove completate e obiettivo storico per il recupero

La novità più importante del Flight 15 riguarda naturalmente la manovra che SpaceX intende tentare al termine della missione. Durante la presentazione dei risultati del terzo trimestre, Musk aveva confermato che l’azienda avrebbe provato a recuperare sia il booster Super Heavy sia la navicella Starship attraverso le apposite strutture della torre di lancio; lo stesso dirigente aveva giudicato le probabilità di riuscita dell’aggancio più alte che basse, mostrando anche un’animazione della procedura.

In particolare, la navicella dovrebbe effettuare una manovra verticale sopra la Starbase, posizionandosi in modo da poter essere intercettata dalle cosiddette bacchette della torre, ovvero i bracci meccanici utilizzati per afferrare e sostenere il veicolo. Si tratta di una procedura già sperimentata con il booster Super Heavy, ma mai portata a termine con lo stadio superiore, che deve affrontare il rientro dopo aver raggiunto velocità orbitali.

Dal punto di vista dell’hardware, i preparativi sono già piuttosto avanzati. Il 25 ottobre il Booster 22 ha completato un’accensione statica con tutti i suoi 33 motori Raptor sulla piattaforma di lancio 2, il giorno successivo è toccato alla navicella Ship 41, che ha effettuato una prova di accensione con un singolo motore per simulare una manovra di deorbitazione; il 27 ottobre, invece, tutti e sei i motori sono stati accesi contemporaneamente per circa 60 secondi.

La Ship 42 aveva già affrontato alcune prove specifiche per il recupero nel mese di settembre, in quell’occasione, i bracci della piattaforma di lancio 2 l’avevano sollevata e posizionata, consentendo agli addetti di collegare il braccio di sgancio rapido mentre il veicolo era sospeso alla torre. Un passaggio importante per verificare le procedure necessarie a gestire la navicella una volta completato il rientro.

Il nodo della FAA e i prossimi passi del programma Starship

Rimane tuttavia un ostacolo importante prima che SpaceX possa procedere: quello delle autorizzazioni. La pagina della FAA dedicata al programma Starship non riporta ancora la licenza per il Flight 15. Gwynne Shotwell, presidente dell’azienda, aveva comunque dichiarato a ottobre di aspettarsi che, dopo un confronto significativo e costruttivo con l’agenzia federale, la licenza comprendesse anche il ritorno al sito di lancio e il recupero di entrambi gli stadi attraverso la torre.

La differenza rispetto alle missioni precedenti è sostanziale, finora infatti le navicelle Starship hanno concluso il proprio viaggio con un ammaraggio in mare aperto, mentre il nuovo tentativo prevede una traiettoria di rientro diretta verso la terraferma, necessaria per raggiungere la struttura di recupero; è proprio questo uno degli aspetti più delicati della missione, considerando che la navicella dovrà gestire un rientro dalla velocità orbitale e successivamente effettuare una manovra di precisione per essere intercettata dalla torre.

SpaceX ha già dimostrato di poter recuperare Super Heavy in tre occasioni, durante i voli 5, 7 e 8. Per la navicella, invece, si tratterebbe di una prima assoluta. Il precedente Flight 14, decollato il 28 settembre, aveva rappresentato un altro traguardo importante: Starship aveva raggiunto per la prima volta l’orbita e rilasciato 26 satelliti Starlink V3, prima di ammarare nonostante un problema a uno dei motori, attribuito da Musk a un’anomalia software del computer di bordo.

Le ambizioni di SpaceX non si fermano comunque al prossimo lancio, Musk ha descritto il recupero completo della navicella come il primo caso di recupero integrale di un razzo di classe orbitale e ha già anticipato l’obbiettivo successivo, identificato nel Flight 16, ovvero una missione nella quale sia il booster che la navicella dovrebbero tornare a volare, dimostrando concretamente le possibilità di riutilizzo del sistema Starship.

La prossima navicella in programma, la Ship 43, dovrebbe invece essere destinata alle prove di accensione statica a dicembre. Il programma Starship si avvicina quindi a una fase decisiva, nella quale il recupero di entrambi gli stadi e il loro riutilizzo potrebbero diventare elementi fondamentali per aumentare la frequenza dei lanci e rendere il sistema di SpaceX sempre più vicino alla sua ambiziosa visione di un trasporto spaziale completamente riutilizzabile.