Donald Trump non sembra intenzionato a lasciare che la sua nuova denominazione per l’intelligenza artificiale venga ignorata, a quasi un mese dalla firma dell’ordine esecutivo che impone alle agenzie federali statunitensi di utilizzare l’espressione Super Intelligenza al posto di Intelligenza Artificiale, il presidente degli Stati Uniti è tornato ad attaccare chi continua a utilizzare la terminologia tradizionale, arrivando a minacciare di vietarla nei documenti e nei contratti federali.
La vicenda, che coinvolge anche alcune importanti aziende tecnologiche e la NASA, mostra quanto l’amministrazione Trump voglia imprimere il proprio marchio anche al linguaggio utilizzato per descrivere una delle tecnologie più importanti del momento. Il problema, tuttavia, è che la nuova denominazione non sembra essersi diffusa al di fuori degli ambienti più vicini al presidente, nonostante le sue affermazioni in senso contrario.
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Trump attacca il Wall Street Journal e minaccia di vietare il termine IA
Trump ha criticato esplicitamente il Wall Street Journal attraverso un post pubblicato su Truth Social, contestando la decisione della testata di continuare a utilizzare il termine IA invece di Super Intelligenza. Secondo il presidente, praticamente tutti avrebbero ormai adottato la nuova espressione, mentre il quotidiano continuerebbe a utilizzare una terminologia che considera inesatta.
La dichiarazione è accompagnata da una minaccia significativa: Trump vorrebbe vietare l’utilizzo delle espressioni IA e Intelligenza Artificiale nei documenti pertinenti, nei contratti federali e in altri contesti ufficiali. Una posizione che si inserisce nel percorso avviato il 29 settembre 2026, quando il presidente ha firmato l’ordine esecutivo intitolato Launching the Era of Superintelligence (Inaugurare l’era della superintelligenza).
Resta da capire quanto possa essere estesa concretamente questa impostazione e quali strumenti verrebbero utilizzati per applicarla al di fuori delle agenzie federali. Il provvedimento riguarda infatti l’utilizzo della terminologia nell’ambito dell’amministrazione statunitense, mentre la convinzione di Trump che praticamente tutti abbiano già effettuato il passaggio non sembra trovare riscontro nella diffusione effettiva dell’espressione. Il caso del Wall Street Journal è emblematico proprio perché dimostra come una decisione politica non sia sufficiente, da sola, a modificare le abitudini linguistiche di chi opera al di fuori delle strutture direttamente interessate dal provvedimento.
Da SpaceXSI alla NASA, ecco chi ha già adottato la nuova denominazione
Qualcuno, comunque, ha già iniziato ad adeguarsi. Tra i casi più evidenti c’è quello di Elon Musk, che ha promesso di rinominare la propria azienda di intelligenza artificiale da SpaceXAI a SpaceXSI, seguendo la nuova terminologia promossa dal presidente statunitense.
Anche Salesforce si è mossa nella stessa direzione. Pochi giorni dopo la firma dell’ordine esecutivo, il CEO Marc Benioff ha annunciato che la piattaforma di agenti IA dell’azienda, inizialmente chiamata AIForce, sarebbe stata ribattezzata SIForce. In entrambi i casi, la sostituzione delle lettere AI con SI rappresenta un adeguamento diretto al linguaggio voluto da Trump.
Un discorso diverso riguarda la NASA, che starebbe eliminando attivamente la sigla AI dai propri siti web pubblici, dalle qualifiche professionali e da altri sistemi interni, sostituendola con SI. L’agenzia spaziale statunitense è quindi uno degli esempi più concreti di come la nuova terminologia possa entrare nell’uso quotidiano di un’organizzazione quando esiste una precisa indicazione da parte dell’amministrazione.
C’è poi un effetto collaterale decisamente curioso, che riguarda la Slovenia, paese d’origine di Melania Trump; la decisione di promuovere la sigla SI ha infatti contribuito a generare un’impennata nelle registrazioni dei domini internet con questa estensione nazionale.
Secondo alcuni dati, ad agosto erano stati registrati meno di 2.000 domini .si. Il giorno dell’annuncio di Trump, invece, ne sarebbero stati acquistati oltre 10.000; secondo Register.si, l’ente sloveno che gestisce l’estensione, la commissione all’ingrosso è di circa 10 euro per ogni dominio venduto e viene addebitata ai register. L’aumento delle registrazioni rappresenta quindi un’opportunità economica per l’organismo che gestisce i domini, oltre a mostrare le conseguenze inattese della scelta del presidente statunitense.
Perché Trump vuole sostituire il termine Intelligenza Artificiale
Per comprendere la ragione di questa iniziativa bisogna tornare alle origini della denominazione tradizionale, il termine Intelligenza Artificiale venne coniato nel 1956 dall’informatico statunitense John McCarthy, quando Donald Trump aveva appena nove anni; McCarthy scelse un’espressione neutra e sufficientemente ampia da descrivere il campo di ricerca dedicato alla simulazione dell’intelligenza umana.
La posizione del presidente è invece legata alla convinzione che la parola artificiale possa far apparire questa tecnologia come qualcosa di finto o poco autentico, finendo per sminuirne le capacità effettive. La denominazione Super Intelligenza dovrebbe quindi trasmettere un’immagine più ambiziosa della tecnologia e del suo potenziale.
Cambiare il nome di una tecnologia, tuttavia, non significa automaticamente cambiare il modo in cui viene percepita. Trump può spingere le agenzie federali a utilizzare una nuova espressione e può trovare sostenitori disposti ad adottarla, ma convincere giornali, aziende e cittadini a rinunciare a un termine utilizzato da decenni è una sfida ben diversa. Per il momento, i casi di SpaceXAI, Salesforce e NASA dimostrano che alcuni soggetti hanno iniziato ad adeguarsi, ma non bastano a dimostrare che la Super Intelligenza sia diventata la denominazione comunemente utilizzata nel settore.
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