La maxi acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount è ormai a un passo dalla conclusione, la società ha infatti raggiunto un accordo con i procuratori generali di 12 stati americani che avevano intentato una causa antitrust per cercare di bloccare l’operazione, superando così uno degli ostacoli più importanti ancora presenti sul percorso della fusione.
L’accordo è stato annunciato lunedì dal procuratore generale della California Rob Bonta, che aveva guidato la coalizione degli stati. Secondo David Zaslav, CEO di Warner Bros. Discovery, la fusione dovrebbe concludersi entro l’inizio di ottobre, anche se non è stata ancora fissata una data precisa.
L’operazione porterà sotto lo stesso gruppo gli studi cinematografici e televisivi di Paramount, CBS e Paramount+, insieme agli studi Warner Bros., HBO, CNN e alle altre reti via cavo di Warner Bros. Discovery. Si tratta di una delle più grandi operazioni mai realizzate nel settore dei media statunitensi.
La causa degli stati aveva rappresentato un ostacolo concreto per Paramount, Bonta e gli altri procuratori generali avevano infatti ottenuto una prima vittoria davanti a un giudice californiano, che aveva stabilito che la fusione avrebbe probabilmente violato le leggi antitrust. Nel frattempo però, le trattative per un accordo si sono intensificate, anche perché Paramount voleva arrivare alla chiusura prima del 1° ottobre, quando sarebbe scattata una costosa tassa di mora destinata ad aumentare il costo dell’acquisizione.
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Le condizioni dell’accordo e il nuovo comitato editoriale
Per ottenere il ritiro della causa, Paramount ha accettato una serie di impegni. Tra questi c’è la distribuzione di almeno 30 film all’anno nelle sale cinematografiche e soprattutto la creazione di un comitato editoriale indipendente destinato a tutelare l’indipendenza di CBS News e CNN.
Il comitato dovrà essere istituito entro 180 giorni dalla conclusione della fusione e sarà composto da cinque giornalisti affermati, attivi o in pensione, ciascuno con almeno 10 anni di esperienza. I membri saranno nominati dal consiglio di amministrazione di Paramount e non più di due potranno essere affiliati allo stesso partito politico.
L’organismo dovrà occuparsi delle controversie relative a presunti pregiudizi nella copertura giornalistica o al mancato rispetto degli standard concordati di imparzialità, oltre a monitorare l’indipendenza editoriale delle due testate anche rispetto alla proprietà e agli azionisti.
Non tutti i procuratori generali, comunque, sono rimasti soddisfatti dell’accordo. Il procuratore generale del Connecticut William Tong ha spiegato che il suo ufficio avrebbe voluto la completa cessione di CNN e CBS News, ritenendo insufficienti le concessioni ottenute. Ha tuttavia riconosciuto che la struttura del comitato editoriale rappresenta una misura concreta per proteggere l’indipendenza delle due organizzazioni giornalistiche.
Anche la Writers Guild of America ha raggiunto un accordo separato con Paramount, la società si è impegnata a vietare per cinque anni i licenziamenti degli sceneggiatori di CBS News Broadcast e a versare 17,5 milioni di dollari al fondo sanitario del sindacato, oltre alle spese legali sostenute durante il contenzioso.
I legami con Trump e i fondi sovrani stranieri
La fusione è stata particolarmente delicata anche per i legami politici che circondano l’operazione, Larry Ellison, padre di David Ellison e co-fondatore miliardario di Oracle, è infatti un alleato di lunga data del presidente Donald Trump, mentre David Ellison ha coltivato stretti rapporti con la Casa Bianca di Trump durante il percorso che ha portato Paramount a puntare su Warner Bros. Discovery.
A rendere la situazione ancora più complessa è la presenza di fondi sovrani stranieri nella struttura finanziaria dell’operazione. Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi deterranno infatti indirettamente una quota azionaria complessiva di poco inferiore al 50% nella nuova Paramount-WBD.
La presenza di investitori stranieri è stata resa possibile anche da una recente decisione della Federal Communications Commission. La FCC ha infatti approvato la richiesta di Paramount di superare il limite standard del 25% previsto per la proprietà straniera delle società che possiedono emittenti televisive statunitensi.
Il tema ha alimentato le preoccupazioni degli oppositori dell’operazione, Paramount aveva organizzato ad aprile una cena privata con Trump e, secondo la CNN, i rapporti con la Casa Bianca e il finanziamento proveniente da fondi sovrani mediorientali hanno contribuito alle critiche sulla concentrazione di potere mediatico nella nuova società.
Paramount ha respinto l’idea che la fusione possa danneggiare la concorrenza, sostenendo al contrario che la maggiore dimensione del gruppo permetterà agli studi cinematografici di competere meglio in un mercato sempre più dominato dalle grandi aziende tecnologiche.
La fusione verso la conclusione
Con l’accordo raggiunto con i 12 stati, viene quindi meno uno degli ultimi grandi ostacoli giudiziari all’operazione. Le autorità federali statunitensi e l’Unione Europea avevano già dato il via libera alla fusione, mentre l’intesa con i procuratori generali consente ora a Paramount di proseguire verso la chiusura dell’acquisizione.
Restano però le perplessità di alcuni degli stati coinvolti, che avrebbero preferito interventi più incisivi sulla struttura della nuova società, in particolare per quanto riguarda CNN e CBS News. L’accordo raggiunto prevede invece soprattutto garanzie sull’indipendenza editoriale e una serie di impegni specifici da parte di Paramount.
Se tutto procederà secondo i tempio indicati, la fusione dovrebbe essere completata entro l’inizio di ottobre. David Ellison si troverà così alla guida di un gruppo che riunirà alcuni dei più importanti marchi dell’intrattenimento americano, dagli studi Paramount e Warner Bros. a CBS, HBO, CNN e Paramount+, oltre a franchise come DC e Harry Potter.
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