Correre con le cuffie può ridurre la percezione di quello che accade intorno: una bicicletta che arriva alle spalle, un’auto in manovra, un altro runner che chiede strada. Bose risponde a questa esigenza con i nuovi Sport Open Earbuds, confermati per il 2026 con un design rivisto e un prezzo di 199 dollari, pari a 199,95 euro per l’Eurozona.
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Un design più compatto e pensato per la corsa
La differenza più evidente rispetto al modello originale del 2021 riguarda la struttura. Bose ha abbandonato il vecchio sistema a loop che passava sopra l’orecchio, adottando un clip più piccolo che si appoggia alla parte esterna del padiglione, realizzato con un materiale più morbido e flessibile rispetto al gancio precedente. Il risultato resta fuori dal canale uditivo, evitando la pressione tipica dei gommini in-ear tradizionali; grazie alla fascia più cedevole, dovrebbe inoltre mantenere la posizione per tutta la durata di una sessione di allenamento.
I controlli sono affidati a pulsanti fisici zigrinati, studiati per essere individuati al tatto anche quando si è in movimento e le mani sono sudate. La certificazione è passata da IPX4 a IP54, il che significa protezione non solo da sudore e schizzi ma anche dalla polvere, un dettaglio non banale per chi si allena all’aperto in ogni condizione. Le colorazioni disponibili sono nero, verde eucalipto e bianco.
Bose ha annunciato in contemporanea anche le Ultra Open Earbuds (2nd Gen), più costose, proposte a 299 dollari e 299,95 euro in Europa. Chi vuole farsi un’idea più ampia della categoria può consultare anche la nostra rassegna delle migliori cuffie sport attualmente disponibili sul mercato.
Specifiche, autonomia e funzioni intelligenti
Sul fronte tecnico entrambi i modelli supportano Bluetooth 5.4, la connessione multipoint con due dispositivi e i codec SBC e AAC. La tecnologia impiegata è la Bose OpenAudio, che dirige il suono verso l’orecchio senza sigillare il canale e senza ricorrere alla vibrazione ossea, a differenza delle soluzioni firmate Shokz, tra i principali riferimenti nel settore delle cuffie a conduzione ossea. Nessuno dei due prodotti integra la cancellazione attiva del rumore, scelta coerente con la filosofia open ear: l’obiettivo è sentire l’ambiente, non isolarsi.
L’autonomia dichiarata è di 7 ore con i soli auricolari e di 22 ore includendo la custodia di ricarica, che è wireless, in linea con la crescente diffusione della ricarica wireless anche su questo genere di accessori. Con la funzione Auto Volume attiva, che regola il livello sonoro in base al rumore circostante, la durata scende a circa 4 ore. Presente anche SpeechClarity, la tecnologia di isolamento vocale potenziata dall’intelligenza artificiale che sfrutta un microfono e un’unità di captazione vocale in ciascun auricolare per rendere più chiare le chiamate; a questo si aggiunge il Google Fast Pair per il collegamento rapido ai dispositivi.
Le prenotazioni sono aperte dal 19 settembre 2026, con spedizioni a partire dal 1 ottobre 2026. Dopo il lancio è previsto un aggiornamento firmware che abiliterà ulteriori funzioni su entrambi i dispositivi: Google Find Hub per localizzare gli auricolari in caso di smarrimento, Alexa+ e l’accesso rapido ad Apple Music. Tramite app sarà inoltre possibile configurare scorciatoie personalizzate per Spotify Tap e per l’assistente vocale nativo dello smartphone; solo sulle Ultra Open Earbuds sarà disponibile anche la scorciatoia per il ciclo delle impostazioni di Bose Immersive Audio.
Open ear: cosa cambia davvero durante l’allenamento
Chi corre all’aperto dipende dall’udito per raccogliere informazioni che vanno oltre la musica, come auto, ciclisti, altri runner e segnali stradali. Le cuffie sigillate riducono questa consapevolezza, soprattutto se abbinate alla cancellazione del rumore. Uno studio sulla sicurezza dei pedoni ha rilevato che le lesioni gravi e i decessi che coinvolgono pedoni con cuffie sono triplicati nell’arco di sei anni, in parte perché alcune vittime non riuscivano a sentire i clacson di avvertimento. Gli auricolari open ear lasciano il canale uditivo libero, così i suoni ambientali restano udibili insieme a musica, podcast o indicazioni di allenamento, senza però garantire che ogni pericolo venga colto.
Proprio l’audio diventa uno strumento utile a metà corsa: aggiornamenti sul passo, indicazioni di navigazione, tempi intermedi e avvisi sulla frequenza cardiaca possono arrivare come prompt vocali invece che come numeri su uno schermo, riducendo la necessità di controllare l’orologio. È lo stesso vantaggio offerto dalle soluzioni a conduzione ossea, ma con una qualità audio superiore secondo Bose.
Restano però limiti concreti da mettere in conto. Gli auricolari open ear non possono competere con l’isolamento e la risposta sui bassi delle cuffie sigillate, il suono può disperdersi in ambienti silenziosi e il rumore del vento rappresenta un problema ricorrente all’aperto. Bose entra inoltre in un mercato dove marchi come Shokz hanno già una base di appassionati solida tra i runner, con un approccio diverso allo stesso obiettivo: la vibrazione ossea contro il suono diretto verso il canale, ciascuno con i propri compromessi su vestibilità e resa acustica.
Il peso dell’esperienza di Bose nel settore audio consumer potrebbe aiutare l’azienda a colmare il divario più rapidamente rispetto a marchi più giovani e meno consolidati. La combinazione di competenza acustica e progettazione specifica per lo sport è l’argomento principale con cui il nuovo modello prova a distinguersi dalla concorrenza specializzata.
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