Il tredicesimo volo di prova di Starship non è decollato come previsto giovedì 16 luglio: a T-00:00:00, con il propellente già caricato e il conto alla rovescia completato senza anomalie, quattro dei 33 motori Raptor 3 del booster Super Heavy hanno mancato l’accensione, attivando automaticamente la procedura di abort. Starship può tollerare al massimo tre motori mancanti, quindi i restanti 29 si sono spenti immediatamente e il razzo è rimasto ancorato alla rampa di Starbase, in Texas.

Nel giro di poche ore, Elon Musk ha confermato la causa su X, annunciando che due motori Raptor verranno rimossi e sostituiti prima del prossimo tentativo, e il Booster 20 è stato riportato in hangar per le operazioni di manutenzione.

L’abort ha avuto un’eco insolita anche sui mercati finanziari: questo è stato il primo tentativo di lancio di Starship dopo il debutto in borsa di SpaceX a giugno, con il titolo SPCX quotato a 135 dollari per azione. La reazione è stata immediata, con il titolo che ha perso oltre il 3% nel trading after-hours, a conferma di quanto ogni esito del programma venga ora scrutinato in tempo reale dagli investitori.

SpaceX ha ufficializzato la nuova data nella mattinata di sabato 18 luglio: il prossimo tentativo è fissato per lunedì 20 luglio 2026, con la finestra di lancio che si apre alle 6:45 p.m. EDT (mezzanotte e 45 ora italiana del 21 luglio 2026), della durata di 90 minuti.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Pubblicità-13%iPhone 17 Pro Max, 256 GB

Un volo ricco di obiettivi nuovi

Starship Flight 13: nuovo tentativo il 20 luglio dopo l'abort al lancio dei giorni scorsi 1

Il Flight 13 è il secondo test pianificato dei veicoli Starship Block 3, precisamente il Booster 20 e la Ship 40, e porta con sé alcune delle sfide più ambiziose dell’intero programma. A bordo ci sono 20 satelliti Starlink V3 pienamente operativi, circa 34,1 tonnellate di carico, che rendono questa missione il primo vero tentativo di dispiegamento di un payload commerciale da parte del razzo più grande mai costruito. Ognuno dei nuovi satelliti V3 è progettato per offrire circa 1 Tbps in downlink, dieci volte i predecessori V2, e monta un doppio link laser da 150 Gbps per comunicare con il resto della costellazione. Satelliti e navetta seguiranno però una traiettoria suborbitale, quindi si prevede che bruceranno nell’atmosfera al rientro, trattandosi ancora di un volo di prova.

Tra gli obiettivi tecnici più rilevanti figura la riaccensione di un motore Raptor nello spazio, una dimostrazione critica per le future manovre di deorbita, rifornimento e navigazione nel sistema solare. Si tratta di un passo che era stato saltato durante il Flight 12 di maggio, quando un motore si era spento durante la fase di propulsione e il booster aveva deviato di 90 gradi fuori rotta durante il boostback burn per via di cinque motori che non si erano riaccesi. Per questo volo, invece, SpaceX non prevede di tentare la cattura del booster, operazione già eseguita con successo in precedenza, ma punta a un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico, mentre la Ship ammarerà nell’Oceano Indiano.

Sul fronte dello scudo termico, sei dei venti satelliti Starlink V3 a bordo ospiteranno telecamere puntate sulla superficie del vettore durante il volo, trasmettendo immagini in tempo reale agli ingegneri a terra per analizzare l’integrità dei pannelli ceramici. Alcuni di questi sono stati dipinti di bianco per simulare piastrelle mancanti e fungere da riferimento visivo — un metodo di ispezione autonoma mai tentato prima, pensato per preparare un eventuale rientro diretto al sito di lancio nelle missioni future.

Modifiche tecniche e prospettive future

Rispetto al volo di maggio, SpaceX ha introdotto una serie di aggiornamenti hardware e software mirati a correggere le anomalie registrate. Le operazioni di rifornimento saranno circa 2 minuti e 20 secondi più rapide, con il caricamento che partirà questa volta dal Super Heavy per poi estendersi alla Starship. Il momento di Max Q, la massima pressione aerodinamica sul veicolo, sarà raggiunto circa 13 secondi più tardi rispetto al volo precedente, riducendo le sollecitazioni sulla struttura e aprendo la strada a una maggiore capacità di carico futile. Anche il boostback burn è stato ridotto significativamente: da circa un minuto a soli 38 secondi.

Il contesto in cui si inserisce questo test è tutt’altro che ordinario. NASA conta su Starship per far atterrare i propri astronauti sulla Luna nei prossimi anni, nell’ambito del programma Artemis: la missione Artemis III (con a bordo, fra gli altri, l’italiano Luca Parmitano) richiederà che il lander lunare di SpaceX sia pronto a effettuare prove di attracco in orbita terrestre entro l’anno prossimo, mentre Artemis IV, prevista non prima del 2028, dovrebbe portare due astronauti nella regione del polo sud lunare. Se il Flight 13 dovesse andare a buon fine, SpaceX ha indicato che il passo successivo potrebbe essere il primo lancio orbitale di Starship, un traguardo che cambierebbe radicalmente le capacità operative dell’intero sistema.