Negli ultimi anni il mercato del gaming è cambiato profondamente. Da una parte i PC continuano a spingersi verso livelli di prestazioni sempre più elevati grazie a schede video di nuova generazione e tecnologie di rendering avanzate, dall’altra, anche il mondo console e quello delle nuove piattaforme ibride stanno riducendo sempre di più il divario tecnologico, offrendo esperienze sempre più ricche e coinvolgenti.
In questo scenario, però, esiste un elemento che rimane imprescindibile. Per quanto potente possa essere l’hardware, tutta quella potenza deve inevitabilmente passare attraverso un display. Ed è proprio il monitor a determinare quanto dell’esperienza progettata dagli sviluppatori riesca realmente ad arrivare agli occhi del giocatore.
Oggi scegliere un monitor non significa più limitarsi alla diagonale, alla risoluzione o al refresh rate. Sono caratteristiche fondamentali, certo, ma non raccontano più l’intera esperienza. La vera differenza la fanno il formato dello schermo, il campo visivo che riesce a offrire e il livello di immersione che è in grado di creare durante una partita.
Ed è proprio il formato a essere, ancora oggi, uno degli aspetti più sottovalutati. Il passaggio da un classico 16:9 a un monitor UltraWide, e ancora di più a quello che noi definiamo un Super UltraWide di nuova generazione, non rappresenta semplicemente un aumento dello spazio disponibile sul desktop: cambia il modo in cui vengono percepiti gli ambienti di gioco, la velocità con cui si leggono le informazioni sullo schermo e, in molti casi, persino il coinvolgimento emotivo durante una partita.
È proprio da questa evoluzione che nasce il nuovo LG UltraGear evo G9 da 52 pollici, un monitor che non punta semplicemente ad aumentare le dimensioni del pannello, ma a ridefinire il concetto stesso di immersione nel gaming. Per capire se ci riesce davvero, vale la pena analizzare come il mondo dei monitor Super UltraWide stia cambiando il modo di giocare, sia su PC sia sulle console di ultima generazione.
Indice:
- Quando il formato cambia davvero il modo di giocare
- 52″, 1000R e 5K2K: non solo numeri ma scelte progettuali
- Fluidità e qualità dell’immagine: due elementi che devono andare di pari passo
- Un monitor pensato per il gaming, ma che diventa il centro dell’intera postazione
- Quanto costa e come fare per pagarlo meno
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Quando il formato cambia davvero il modo di giocare
Il primo impatto con un monitor come l‘LG UltraGear evo G9 da 52 pollici è inevitabilmente legato alle dimensioni. Ma dopo pochi minuti ci si rende conto che non è la diagonale a fare la differenza. È il formato. Il pannello UltraWide 21:9 offre un campo visivo decisamente più esteso rispetto a un tradizionale monitor 16:9, permettendo di percepire l’ambiente circostante in maniera molto più naturale. Non si tratta semplicemente di vedere “più immagine”, ma di avere una prospettiva diversa che modifica concretamente il modo in cui vengono affrontati molti videogiochi.
Nei grandi open world, ad esempio, il beneficio è immediatamente percepibile. Titoli come Cyberpunk 2077, Red Dead Redemption 2 o Starfield acquistano una dimensione completamente diversa: la città di Night City sembra estendersi oltre la periferia dello sguardo, le immense pianure del vecchio West trasmettono una sensazione di vastità ancora più marcata e persino l’esplorazione spaziale diventa più cinematografica grazie a un orizzonte che riempie gran parte del campo visivo.
Lo stesso vale per i simulatori di guida. In giochi come Assetto Corsa EVO, iRacing, EA Sports WRC o Microsoft Flight Simulator, un monitor Super UltraWide permette di avere una percezione molto più ampia dell’ambiente circostante. Nelle gare automobilistiche è possibile seguire meglio l’ingresso in curva, controllare più facilmente le vetture che si trovano ai lati e avere una visione più naturale della pista senza dover continuamente ruotare la telecamera. Nel simulatore di volo, invece, la maggiore ampiezza dello schermo restituisce una sensazione molto più vicina a quella che si avrebbe osservando realmente fuori dall’abitacolo.
Anche gli sparatutto traggono vantaggio da un formato così esteso. Titoli come Battlefield 6 o Call of Duty permettono di mantenere una maggiore consapevolezza di ciò che accade ai lati della visuale, contribuendo a rendere l’azione più coinvolgente e, nei giochi che supportano correttamente il formato 21:9, anche più naturale da seguire. La stessa filosofia si applica ai giochi di ruolo, agli strategici e persino ai gestionali, dove la superficie aggiuntiva permette di avere contemporaneamente più informazioni a schermo, riducendo la necessità di aprire continuamente mappe, menu o pannelli secondari.
Ovviamente per chi compete in eSport è possibile ridurre virtualmente la diagonale in modo da non disperdere il focus su una diagonale così ampia.
È proprio questo l’aspetto più interessante dei monitor Super UltraWide: non modificano il gameplay, ma cambiano il modo in cui viene percepito. Dopo qualche ora di utilizzo, tornare a un classico 16:9 significa rinunciare a quella sensazione di ampiezza che, una volta sperimentata, diventa sorprendentemente difficile da abbandonare.
52″, 1000R e 5K2K: non solo numeri ma scelte progettuali
A prima vista un monitor da 52 pollici potrebbe sembrare persino eccessivo per una normale postazione da scrivania. In realtà è proprio qui che entra in gioco il lavoro svolto da LG sul progetto UltraGear evo G9. Ogni elemento è stato pensato per funzionare insieme agli altri, trasformando una diagonale così importante in un vantaggio concreto e non in un semplice esercizio di stile.
Il primo elemento è senza dubbio il formato 21:9. A differenza di un enorme display 16:9, che aumenterebbe soprattutto l’altezza costringendo spesso a spostare continuamente lo sguardo, la scelta dell’UltraWide amplia prevalentemente la visione orizzontale. Questo significa avere uno spazio di lavoro decisamente superiore e, allo stesso tempo, una superficie di gioco che si sviluppa seguendo molto meglio il naturale campo visivo dell’occhio umano. Non è un caso che LG sottolinei come il pannello offra circa il 33% di spazio in più rispetto a un tradizionale monitor 16:9 di altezza equivalente.
Per rendere davvero sfruttabile una superficie di oltre un metro di larghezza, però, serve qualcosa in più. Ed è qui che la curvatura 1000R assume un ruolo fondamentale. Su schermi di queste dimensioni non rappresenta una scelta estetica, ma una precisa esigenza progettuale: avvicinare le estremità del pannello al punto di osservazione, mantenendo una distanza più uniforme tra gli occhi e ogni area dello schermo. Il risultato è una visione più omogenea, che riduce la sensazione di dispersione tipica dei grandi display piatti e contribuisce a rendere l’esperienza molto più coinvolgente.
A completare il quadro c’è la risoluzione 5K2K da 5120×2160 pixel. Una scelta che permette di distribuire una quantità elevata di dettagli sull’intera superficie del monitor, evitando l’effetto di immagini poco definite che potrebbe verificarsi su diagonali così ampie. Nei giochi questo si traduce in scenari più ricchi, interfacce più pulite e una maggiore nitidezza degli elementi lontani, mentre nell’utilizzo quotidiano significa poter affiancare più finestre, timeline di editing o strumenti di lavoro senza avere la sensazione di sacrificare spazio o leggibilità.
È proprio l’equilibrio tra queste tre caratteristiche a rendere il monitor qualcosa di diverso rispetto a un semplice display di grandi dimensioni. Presa singolarmente, una diagonale da 52 pollici potrebbe persino sembrare eccessiva. Inserita all’interno di un pannello UltraWide 21:9, accompagnata dalla curvatura 1000R e sostenuta dalla risoluzione 5K2K, diventa invece il fulcro di un’esperienza capace di cambiare il rapporto tra il giocatore e ciò che accade sullo schermo.
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Fluidità e qualità dell’immagine: due elementi che devono andare di pari passo
Se il formato rappresenta il primo elemento che cattura l’attenzione, è la qualità dell’immagine a determinare quanto questa immersione riesca davvero a convincere nel lungo periodo. Un monitor da 52 pollici, infatti, mette inevitabilmente in evidenza qualsiasi limite del pannello: una scarsa gestione del movimento, colori poco accurati o un contrasto insufficiente diventano immediatamente percepibili su una superficie così ampia.
Per questo LG ha scelto di affiancare alla risoluzione 5K2K un refresh rate fino a 240 Hz e un tempo di risposta di 1 ms (GtG), una combinazione che permette di mantenere elevata la fluidità anche nelle situazioni più concitate. Non si tratta di una caratteristica riservata esclusivamente ai giocatori competitivi. Certo, negli sparatutto multiplayer o nei titoli esport ogni fotogramma aggiuntivo contribuisce a migliorare la reattività, ma il beneficio si percepisce anche durante la normale navigazione del sistema operativo, nello scorrimento delle pagine web o semplicemente esplorando un grande mondo aperto, dove la fluidità contribuisce a rendere l’intera esperienza molto più naturale.
A completare il quadro interviene il supporto ad AMD FreeSync Premium, che sincronizza dinamicamente il refresh del monitor con il frame rate generato dalla scheda video. Il risultato è una riduzione di fenomeni come tearing e stuttering, mantenendo l’immagine stabile anche quando il numero di fotogrammi oscilla durante le fasi più pesanti di gioco. Un aspetto particolarmente importante se si considera la risoluzione 5K2K, che richiede una potenza grafica considerevole anche alle GPU di fascia alta.
La qualità percepita passa poi attraverso il comparto visivo. Il supporto VESA DisplayHDR 600 consente di ottenere una maggiore profondità nelle scene ad alto contrasto, valorizzando i punti luce e preservando i dettagli nelle aree più scure, mentre la copertura del 95% dello spazio colore DCI-P3 permette di riprodurre immagini ricche e fedeli. Nei giochi moderni, dove l’illuminazione dinamica e il ray tracing sono diventati elementi centrali della direzione artistica, poter contare su una riproduzione cromatica accurata contribuisce a rendere gli scenari ancora più credibili.
È interessante osservare come tutte queste caratteristiche non siano state inserite per impressionare sulla scheda tecnica, ma per sostenere un obiettivo preciso: permettere a un monitor di queste dimensioni di offrire sempre un’immagine all’altezza della propria superficie. Perché più aumenta il coinvolgimento, più aumenta anche l’attenzione ai dettagli, e sono proprio quei dettagli a fare la differenza tra un grande schermo e una grande esperienza.
Un monitor pensato per il gaming, ma che diventa il centro dell’intera postazione
Ridurre un monitor come l’LG UltraGear evo G9 al solo utilizzo videoludico sarebbe quasi un peccato. Le caratteristiche che lo rendono così coinvolgente durante una partita finiscono infatti per offrire vantaggi concreti anche in tutte quelle attività che ruotano attorno a una moderna postazione PC.
Basta pensare alla creazione di contenuti. Chi si occupa di montaggio video può lavorare con una timeline molto più estesa, mantenendo contemporaneamente aperti il pannello degli effetti, l’anteprima e gli strumenti di editing senza dover continuamente ridimensionare le finestre. Lo stesso vale per software come Adobe Premiere Pro, DaVinci Resolve o Final Cut tramite un notebook collegato in USB-C, dove la disponibilità di spazio orizzontale permette di lavorare con maggiore fluidità e organizzazione.
Anche il fotoritocco beneficia di una superficie così ampia. È possibile visualizzare l’immagine a piena risoluzione affiancandola agli strumenti di sviluppo RAW, agli istogrammi e ai livelli, senza avere la sensazione di lavorare in uno spazio ristretto. La copertura del 95% dello spazio colore DCI-P3 rappresenta inoltre un valido supporto per chi ricerca una riproduzione cromatica accurata durante l’editing fotografico.
L’esperienza migliora sensibilmente anche durante il multitasking quotidiano. Piuttosto che utilizzare due monitor separati, il formato 21:9 consente di organizzare il desktop in maniera estremamente naturale. Da una parte può trovare posto il browser con decine di schede aperte, dall’altra un documento Word o Google Docs, mentre una finestra dedicata a Slack, Discord o Microsoft Teams rimane sempre visibile senza sottrarre spazio al lavoro principale. Una configurazione che risulta particolarmente comoda anche per chi lavora da remoto o trascorre molte ore davanti al PC.
Persino gli sviluppatori possono trarre vantaggio da una superficie così estesa. Tenere aperto il codice su una porzione dello schermo, la documentazione tecnica sull’altra e una finestra dedicata al debug o all’anteprima dell’applicazione permette di ridurre continuamente il passaggio tra finestre, migliorando la concentrazione e velocizzando il flusso di lavoro.
Naturalmente non manca tutto ciò che riguarda l’intrattenimento. Film e serie TV girati in formato cinematografico trovano nel rapporto d’aspetto 21:9 un alleato naturale, riempiendo gran parte dello schermo e restituendo un’esperienza molto più vicina a quella immaginata dai registi. Anche gli eventi sportivi e i contenuti in streaming beneficiano dell’ampia diagonale, trasformando la postazione in un vero centro multimediale.
A rendere ancora più versatile il monitor contribuisce una connettività pensata per adattarsi a qualsiasi scenario. Le due porte HDMI 2.1 permettono di collegare contemporaneamente console come PlayStation 5 e Xbox Series X, mentre la DisplayPort 2.1 consente di sfruttare al massimo le schede video di ultima generazione. La presenza della porta USB-C con Power Delivery fino a 90 watt rappresenta invece un valore aggiunto per chi utilizza anche un notebook: con un solo cavo è possibile trasportare il segnale video, trasferire dati e alimentare il computer, mantenendo la scrivania molto più ordinata.
Quanto costa e come fare per pagarlo meno
Il mercato dei monitor gaming sta vivendo un’evoluzione molto diversa rispetto a quella degli ultimi anni. Se in passato l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente all’aumento del refresh rate, alla riduzione del tempo di risposta o all’introduzione di nuove certificazioni HDR, oggi è evidente come la vera innovazione passi anche da un diverso modo di concepire il display.
L’LG UltraGear evo G9 da 52 pollici ne è un esempio concreto. Non nasce per inseguire una semplice scheda tecnica più ricca della concorrenza, ma per offrire un’esperienza diversa, nella quale formato, dimensioni, risoluzione e curvatura lavorano insieme per aumentare il coinvolgimento del giocatore e, allo stesso tempo, offrire uno spazio di lavoro estremamente versatile.
È inevitabile che un prodotto di questo tipo si rivolga a una fascia premium del mercato. Il prezzo di listino è pari a 1.799 euro, una cifra importante che richiede inevitabilmente una riflessione prima dell’acquisto. Allo stesso tempo, è giusto contestualizzare questo valore guardando a ciò che il mercato offre oggi. Un pannello UltraWide da 52 pollici con risoluzione 5K2K e refresh rate di 240 Hz rappresenta una proposta praticamente unica nel suo genere, non solo per la combinazione delle specifiche tecniche, ma anche per la complessità che comporta progettare e produrre un display di queste dimensioni mantenendo elevati standard qualitativi.
In questo senso, il fatto che LG possa contare su un know-how consolidato nello sviluppo e nella produzione dei propri pannelli rappresenta un valore aggiunto tutt’altro che secondario. Avere il controllo diretto su una delle componenti più importanti del monitor consente all’azienda di progettare il prodotto in maniera integrata, ottimizzando qualità dell’immagine, prestazioni e affidabilità, soprattutto quando si lavora su formati così particolari e fuori dagli schemi.
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C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione. Sebbene il prezzo di partenza sia elevato, esistono diverse opportunità che permettono di renderlo più accessibile. Gli utenti iscritti al programma LG Member possono beneficiare di uno sconto dedicato, generalmente compreso tra il 2% e il 5%, mentre chi effettua la registrazione per la prima volta può usufruire anche del coupon di benvenuto previsto da LG. A queste iniziative si aggiunge inoltre il nostro codice sconto esclusivo TUTTOTECH10, che permette di abbassare ulteriormente il prezzo finale del 10% (non cumulabile), rendendo un investimento di questo livello decisamente più interessante per chi stava già valutando l’acquisto.
Naturalmente un monitor come questo non è pensato per tutti, e non vuole esserlo. È un prodotto destinato a chi desidera costruire una postazione senza compromessi, capace di accompagnare allo stesso modo le sessioni di gioco, la creazione di contenuti e le attività professionali. Proprio questa capacità di adattarsi a scenari d’uso così differenti rappresenta, probabilmente, il suo punto di forza più interessante.
Perché, in fondo, l’LG UltraGear evo G9 non prova semplicemente a essere un monitor più grande. Prova a dimostrare che il display può tornare a essere il vero protagonista della postazione, diventando il punto d’incontro tra prestazioni, immersione e produttività. Ed è una direzione che, guardando all’evoluzione del mercato, potrebbe rappresentare uno dei percorsi più interessanti per il futuro del gaming su PC. Se poi si considera che oggi è possibile acquistarlo sfruttando le diverse promozioni disponibili e il nostro coupon dedicato, l’investimento diventa ancora più interessante, soprattutto per chi è alla ricerca di un prodotto destinato a rimanere il punto di riferimento della propria postazione per molti anni.
In collaborazione con LG Italia
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