Da diversi anni Google è impegnata nella transizione da Manifest V2 a Manifest V3, un cambiamento strutturale che interessa il sistema di estensioni di Chrome e che ha già generato numerose discussioni all’interno della community. Sebbene il percorso fosse stato annunciato da tempo, nelle ultime settimane sono emersi nuovi dettagli che suggeriscono come l’azienda sia ormai pronta a completare definitivamente l’abbandono delle vecchie estensioni, comprese molte delle soluzioni utilizzate dagli utenti per bloccare pubblicità, tracker e altri contenuti indesiderati.
La novità non riguarda soltanto la progressiva scomparsa delle estensioni basate su Manifest V2, ma anche la rimozione degli strumenti che permettevano di aggirare le limitazioni introdotte da Google, in altre parole, le prossime versioni di Chrome potrebbero segnare la fine definitiva degli ad blocker tradizionali così come li abbiamo conosciuti negli ultimi anni, aprendo una nuova fase per l’intero ecosistema delle estensioni del browser più utilizzato del mondo.
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Chrome elimina gli ultimi strumenti che mantenevano in vita Manifest V2
Le informazioni arrivano da una recente discussione ospitata nel repository GitHub del gruppo WebExtensions del W3C, dove sviluppatori e collaboratori del progetto Chromium hanno analizzato alcune modifiche introdotte nel codice dalle versioni più recenti del browser.
Al centro della questione troviamo la rimozione di una serie di flag e impostazioni che consentivano ancora di mantenere attive le estensioni basate su Manifest V2, tra queste figura il flag denominato kExtensionManifestV2Disabled, utilizzato da alcuni utenti per continuare a eseguire componenti aggiuntivi non più ufficialmente supportati.
A spiegare la decisione è stato Devlin Cronin, ingegnere di Google coinvolto nello sviluppo di Chromium, che ha definito tale funzionalità sostanzialmente codice morto. Secondo quanto riportato, le estensioni Manifest V2 non sono più consentite nelle versioni supportate di Chrome e il relativo codice verrà progressivamente eliminato.
Google giustifica questa scelta facendo riferimento a motivazioni tecniche e di sicurezza, mantenere due architetture differenti per le estensioni comporta infatti un aumento della complessità del progetto, richiede risorse aggiuntive per la manutenzione e può introdurre vulnerabilità che risultano sempre più difficili da correggere nel tempo; l’azienda ha inoltre affermato di aver individuato recentemente diversi bug specifici proprio dell’infrastruttura MV2.
Le modifiche saranno introdotte gradualmente ma in modo piuttosto deciso, Chrome 150, atteso entro la fine di giugno, dovrebbe eliminare uno dei principali workaround utilizzati dagli utenti più esperti per continuare a utilizzare le vecchie estensioni. Con Chrome 151, previsto nelle settimane successive, dovrebbero invece sparire anche gli ultimi flag rimasti, completando di fatto il processo di rimozione.
Questo significa che molte delle soluzioni adottate negli ultimi mesi per continuare a utilizzare ad blocker diventeranno progressivamente inutilizzabili. Alcuni utenti erano riusciti a prolungare il supporto attraverso modifiche al Registro di sistema di Windows o intervenendo manualmente sulle impostazioni avanzate del browser, ma tutto lascia pensare che queste possibilità abbiano ormai i giorni contati.
Perché il passaggio a Manifest V3 continua a dividere la community
La questione è particolarmente delicata perché coinvolge direttamente il funzionamento degli ad blocker, strumenti che milioni di persone utilizzano quotidianamente non soltanto per eliminare le pubblicità più invasive, ma anche per ridurre il tracciamento online e migliorare la sicurezza durante la navigazione.
Manifest V2 consentiva alle estensioni di intervenire in maniera molto più approfondita sul traffico di rete grazie all’API webRequest, permettendo di analizzare e bloccare contenuti indesiderati prima ancora che venissero caricati; Manifest V3 introduce invece un approccio differente, basato principalmente sull’API declarativeNetRequest, che impone regole più rigide e limita il livello di controllo disponibile agli sviluppatori.
Secondo Google, questo cambiamento offre vantaggi concreti in termini di sicurezza, privacy e prestazioni. L’azienda sostiene che il nuovo modello riduca il rischio di abusi da parte delle estensioni e contribuisca a creare un ecosistema più affidabile per gli utenti.
Le critiche, tuttavia, non sono mai cessate; numerosi sviluppatori ritengono che le limitazioni introdotte da Manifest V3 rendano inevitabilmente meno efficaci alcune delle tecnologie di filtraggio avanzate. Non sorprende quindi che molti utenti continuino a guardare con preoccupazione a questa transizione, soprattutto considerando che gli ad blocker vengono spesso indicati dagli stessi esperti di sicurezza come uno strumento utile per ridurre l’esposizione a pubblicità malevole, sistemi di tracciamento aggressivi e reindirizzamenti verso siti potenzialmente pericolosi.
La discussione coinvolge anche gli altri browser basati su Chromium, Microsoft Edge ha già iniziato da tempo a limitare il supporto alle estensioni Manifest V2 e potrebbe seguire una strada molto simile a quella di Google. Opera invece, ha recentemente ribadito di voler continuare a supportare le estensioni MV2 finché sarà tecnicamente possibile, pur confermando che il futuro della piattaforma sarà inevitabilmente legato a Manifest v3.
Tra le principali alternative restano Brave e Mozilla Firefox, quest’ultimo continua infatti a supportare sia Manifest V2 che Manifest V3, una scelta che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di moti utenti alla ricerca di una soluzione capace di garantire una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle estensioni.
Al netto delle polemiche, una cosa appare ormai evidente: la transizione verso Manifest V3 sta entrando nella sua fase conclusiva. Gli utenti di Chrome dovranno quindi prepararsi a un futuro in cui gli ad blocker continueranno a esistere, ma saranno costretti a operare all’interno di regole molto diverse rispetto a quelle che hanno caratterizzato l’ultimo decennio di navigazione sul web.
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