Dopo mesi di test, rinvii e affinamenti progressivi, SpaceX è pronta a compiere quello che, almeno sulla carta, rappresenta il salto evolutivo più importante dell’intero programma Starship. Il volo 12, previsto non prima del 21 maggio alle ore 00:30 (ora italiana) da Starbase in Texas, segnerà infatti il debutto ufficiale della nuova generazione del sistema, quella Starship V3 che, nelle intenzioni dell’azienda guidata da Elon Musk, non è più un semplice prototipo ma il primo vero modello pensato per entrare in servizio.
Un passaggio che, come molti di voi avranno intuito, va ben oltre il singolo test: si tratta di una tappa chiave non solo per le ambizioni marziane dell’azienda, ma anche per il futuro del programma Artemis della NASA, che negli ultimi mesi ha già dovuto fare i conti con ritardi, revisioni e una crescente complessità operativa.
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Starship V3: più potente, più semplice, più “pronta” al servizio
Con Starship V3, SpaceX introduce una revisione profonda dell’intero sistema, andando a intervenire su più livelli contemporaneamente (struttura, motori, infrastruttura di lancio), con l’obbiettivo dichiarato di aumentare affidabilità e sostenibilità economica. Non si tratta dunque di un semplice aggiornamento incrementale, ma di una vera e propria nuova generazione.
Il dato che colpisce immediatamente è la capacità di carico, oltre 100 tonnellate in orbita in configurazione riutilizzabile, circa il triplo rispetto alle versioni precedenti; un miglioramento che non arriva solo dalla potenza pura, ma anche da un design rivisto, più leggero e meno complesso, pensato proprio per ridurre il numero di componenti critici e, di conseguenza, il rischio di guasti (un aspetto che nei test precedenti ha spesso rappresentato un limite).
Parallelamente, debutta anche una nuova infrastruttura di lancio, il Pad 2, una seconda piattaforma che permetterà a SpaceX di preparare più velivoli contemporaneamente. È un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, ma che in realtà è centrale: la vera sfida di Starship, come ribadito più volte negli ultimi mesi, non è solo far volare il razzo, ma farlo spesso, rapidamente e a costi contenuti, rendendo sostenibile un modello basato su decine (se non centinaia) di lanci all’anno.
Non a caso, il test statico del Super Heavy V3 con 33 motori, completato il 7 maggio dopo alcuni tentativi interrotti, rappresenta uno dei passaggi più significativi verso questa direzione. Per la prima volta, sia il booster che la Ship in versione V3 hanno ricevuto il via libera al volo insieme, un traguardo che fino a poche settimane fa non era affatto scontato.
Un test cruciale anche per la Luna: il legame con Artemis
Se da un lato Starship V3 guarda apertamente a Marte, dall’altro il suo futuro più immediato è strettamente legato al programma Artemis. La NASA infatti, ha scelto Starship come sistema di atterraggio umano (HLS), rendendo di fatto SpaceX il fulcro dell’architettura lunare americana.
Tuttavia, come molti di voi ricorderanno, la tabella di marcia ha già subito importanti modifiche; la missione Artemis III, inizialmente pensata per riportare per riportare astronauti sulla superficie lunare, è stata ridimensionata: si limiterà a un test in orbita terrestre bassa, con operazioni di rendezvous e docking tra Orion e i lander commerciali (compreso quello di Blue Origin), rimandando l’allunaggio ad Artemis IV, previsto per il 2028.
Il motivo è piuttosto semplice, ma tutt’altro che banale. Prima di poter portare astronauti sulla Luna, SpaceX dovrà dimostrare una capacità mai dimostrata su larga scala, ovvero il rifornimento in orbita. Un’operazione estremamente complessa che richiede una catena coordinata di lanci (oltre dieci missioni tanker per una singola missione lunare) e che rende evidente quanto sia fondamentale aumentare il ritmo e l’affidabilità dei voli.
In questo contesto, Starship V3 diventa quindi il vero banco di prova, senza una versione stabile e operativa del velivolo, l’intero impianto di Artemis rischia di slittare ulteriormente, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre il 2028.
Volo 12: cosa testerà davvero SpaceX (e perché è diverso dal passato)
Il volo 12 non sarà semplicemente un altro test, ma una verifica su larga scala di praticamente tutta la nuova architettura. Ci sarà una combinazione inedita: Super Heavy e Ship di nuova generazione, motori Raptor aggiornati, nuova rampa di lancio e una versione evoluta della torre Mechazilla.
A differenza di alcuni voli precedenti non è previsto il recupero del booster tramite cattura al volo, la priorità resta raccogliere dati, non forzare manovre complesse con un velivolo completamente riprogettato. Il Super Heavy seguirà quindi un profilo più conservativo, con ammaraggio nel Golfo del Messico dopo le fasi di separazione e rientro controllato, così da ridurre le variabili in gioco in un test già estremamente ambizioso.
La Ship invece, sarà protagonista di diversi test in orbita e durante il rientro. Tra gli elementi più interessanti troviamo il rilascio di 22 simulatori Starlink, alcuni dei quali avranno anche il compito di osservare lo scudo termico durante il rientro, inviando immagini utili per analizzare eventuali criticità. È un approccio che sottolinea quanto SpaceX stia cercando di raccogliere dati reali in condizioni operative, piuttosto che limitarsi a simulazioni.
Proprio lo scudo termico sarà al centro di esperimenti mirati, alcune piastrelle sono state modificate, dipinte di bianco (per facilitare l’osservazione di eventuali criticità) e addirittura rimosse intenzionalmente per studiare il comportamento del sistema in condizioni non nominali. Una scelta che può sembrare controintuitiva, ma che in realtà è fondamentale per comprendere i limiti del sistema e migliorarlo in vista dei futuri rientri, soprattutto quelli legati a missioni lunari e marziane.
Non mancheranno poi test sul riavvio dei motori Raptor nello spazio (una capacità cruciale per missioni orbitali complesse) e manovre di rientro già viste nei voli precedenti, ma qui applicate per la prima volta alla nuova versione del sistema, con tutte le incognite del caso.
La pressione su SpaceX cresce, tra Marte, Luna e mercato
Dietro al volo 12 di Starship non c’è solo una sfida tecnologica, ma anche una pressione economica e strategica sempre più evidente. SpaceX punta infatti a una possibile quotazione sul Nasdaq con una valutazione nell’ordine dei 1.750 miliardi di dollari, mentre il pacchetto retributivo di Elon Musk è legato direttamente al successo della colonizzazione di Marte, con obbiettivi che includono la creazione di una colonia permanente.
Allo stesso tempo, i contratti con la NASA e altri enti governativi, che valgono complessivamente decine di miliardi di dollari e coprono ambiti che vanno dalla difesa alla connettività satellitare, rendono ogni test di Starship un tassello fondamentale non solo per il futuro dell’esplorazione spaziale, ma anche per il posizionamento dell’azienda sul mercato globale.
In questo scenario, il volo 12 assume un significato ancora più ampio: è il primo vero test della Starship definitiva, quella che dovrà dimostrare di poter sostenere un ritmo di lanci elevato, abilitare missioni lunari complesse e, soprattutto, avvicinare concretamente l’obiettivo più ambizioso di tutti, ovvero la colonizzazione di Marte.
Non ci resta dunque che osservare con attenzione i risultati dei test, perché al netto dell’hype e delle promesse, sarà proprio da qui che inizierà a delinearsi il vero futuro di Starship.
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