Uno dei temi più dibattuti e che interroga gli addetti ai lavori (e non solo) sul tema dell’intelligenza artificiale è quello legato alla sostenibilità di questa tecnologia. Una tecnologia che agli occhi di molti appare quasi con una potenza messianica e in grado di risolvere qualsiasi problema, ma che per funzionare ha bisogno di risorse materiali tanto quanto (se non di più) altre tecnologie. Per questo ogni notizia in questo senso riapre il dibattito e chiarisce un po’ di più quale sembra essere l’orientamento delle big tech che a oggi dominano il settore.
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Poche settimane dopo che Google aveva annunciato un investimento fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic, arriva un’altra notizia che mostra ulteriormente la portata di quell’accordo. Anthropic, infatti, si sarebbe impegnata a versare a Google la cifra di 200 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi cinque anni, in cambio di accesso continuativo a server e chip per l’addestramento e l’esecuzione dei propri modelli di intelligenza artificiale. Un impegno economico di scala difficilmente immaginabile fino a pochi anni fa, che si aggiunge all’intesa già siglata con Google Cloud per l’accesso a un milione di unità di elaborazione tensoriale (TPU).
Un accordo che, al di là delle cifre, mostra anche il peso strategico enorme che ha Google anche in termini di capacità di permettere ad altre aziende di portare avanti progetti apparentemente concorrenti con quelli del colosso di Mountain View.
La sostenibilità del settore AI
Per comprendere meglio cosa dicono questi numeri, è utile guardare alla logica che li governa. Anthropic riceve capitali da grandi investitori tecnologici, e una parte consistente di quei fondi torna agli stessi investitori sotto forma di pagamenti per infrastrutture cloud e chip. Google eroga miliardi ad Anthropic, e Anthropic li impiega per affittare i server di Google. Amazon ha seguito lo stesso schema con il suo impegno da 25 miliardi di dollari nella società che sviluppa i modelli Claude.
Secondo The Information, considerando solo i contratti che coinvolgono Anthropic e OpenAI, i quattro grandi fornitori di infrastrutture cloud (Amazon, Google, Microsoft e Oracle) avrebbero accumulato un portafoglio di ricavi futuri da 2.000 miliardi di dollari. Una cifra che conferma quanto si stia rivelando azzeccata la scommessa fatta anni fa da queste aziende nell’investire nelle startup dell’AI sapendo che, per crescere, avrebbero avuto bisogno delle loro infrastrutture.
Le cifre in gioco non riguardano solo Anthropic. Stime precedenti indicavano che i costi legati ai server avrebbero potuto raggiungere i 45 miliardi di dollari nel 2026 per OpenAI e i 20 miliardi per Anthropic. Nel frattempo, anche i produttori di chip si muovono nella stessa direzione con NVIDIA che ha avviato una serie di enormi investimenti in OpenAI, contribuendo a un ecosistema di accordi incrociati che sta alimentando l’attuale espansione dell’intelligenza artificiale.
Questo modello, però, non è privo di criticità. I data center che sostengono l’AI richiedono quantità enormi di energia e risorse materiali, con pressioni crescenti su forniture e infrastrutture. Sul fronte hardware, la scarsità di RAM sta spingendo i prezzi verso l’alto (anche in altri settori, non solo in quello tecnologico) e comprimendo le previsioni di vendita per diversi prodotti.
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