Come molti di voi ricorderanno, negli ultimi anni la collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea e la Russia aveva rappresentato uno degli esempi più concreti di cooperazione internazionale nel settore spaziale, con i lanci dei razzi Soyuz-ST effettuati dal Centro Spaziale della Guyana. Una collaborazione che, tuttavia, si è interrotta bruscamente nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, lasciando dietro di sé infrastrutture inutilizzate e un vuoto operativo che l’Europa sta ora cercando di colmare con MaiaSpace.

Addio definitivo a Soyuz: il sito di Kourou cambia volto

A distanza di alcuni anni, quel distacco si sta trasformando in qualcosa di ancora più concreto e simbolico, l’Europa ha infatti avviato lo smantellamento delle strutture utilizzate per i lanci Soyuz, segnando di fatto la fine di un’era.

I lavori, affidati alla società MaiaSpace, stanno già entrando nel vivo. Gli ingegneri hanno iniziato a rimuovere alcune delle componenti principali del vecchio complesso, tra cui le strutture di supporto che sostenevano i razzi prima del decollo e le torri di cablaggio, oltre alla demolizione di una torre di servizio ormai obsoleta.

Si tratta di un’intervento tutt’altro che superficiale, che punta a trasformare radicalmente il sito, adattandolo alle esigenze dei nuovi vettori europei e, soprattutto, a una filosofia di lancio completamente diversa rispetto al passato.

Nasce la nuova piattaforma per il razzo Maia

Il futuro di Kourou infatti ruota attorno al razzo Maia, un vettore a due stadi progettato per il trasporto di piccoli carichi in orbita terrestre bassa, che rappresenta uno dei tasselli più interessanti nella strategia europea di accesso allo spazio.

Parliamo di un razzo alto circa 50 metri, con un diametro di 3,5 metri e alimentato da una combinazione di biometano e ossigeno liquido, una scelta che riflette la crescente attenzione verso soluzioni più sostenibili anche nel settore aerospaziale. Ma l’aspetto più interessante, come spesso accade oggi in questo ambito, riguarda la riutilizzabilità: il primo stadio è infatti progettato per rientrare e atterrare grazie a gambe dedicate e superfici di controllo, in modo non troppo dissimile da quanto visto con Falcon 9 (seppur su scala ridotta).

L’obbiettivo è quello di offrire una soluzione più flessibile e competitiva per il lancio di piccoli satelliti, un segmento in forte crescita e sempre più strategico.

Una riconversione ambiziosa ma pragmatica

Nonostante la portata del progetto, l’approccio scelto da MaiaSpace appare piuttosto pragmatico: circa l’80% delle infrastrutture esistenti verrà riutilizzato, inclusi edifici di assemblaggio, sistemi di stoccaggio del carburante e persino l’accesso ferroviario.

Questo dovrebbe consentire di contenere i costi complessivi entro alcune decine di milioni di euro, accelerando al tempo stesso i tempi di sviluppo. Nel frattempo, la piattaforma sarà preparata per ospitare i primi test già entro la fine del 2026, quando il razzo Maia dovrebbe essere installato per le verifiche a terra.

Prima del debutto operativo, previsto indicativamente per il 2027, è inoltre in programma un volo dimostrativo suborbitale, fondamentale per validare le tecnologie chiave del vettore.

Prime collaborazioni e nuovi equilibri nel settore

A conferma del fatto che il progetto non è solo sulla carta, MaiaSpace ha già ottenuto un primo cliente commerciale, ossia Eutelsat, che intende utilizzare il razzo Maia per il lancio dei satelliti della costellazione OneWeb.

Questo dettaglio, tutt’altro che secondario, evidenzia come l’Europa stia cercando non solo di recuperare autonomia dopo la fine della collaborazione con la Russia, ma anche di posizionarsi in modo più competitivo in un mercato sempre più affollato.

Allo stesso tempo, il declino del programma spaziale russo, con un numero di lanci in forte calo e piani limitati per missioni con equipaggio nello spazio profondo, contribuisce a ridefinire gli equilibri globali, lasciando spazio a nuovi attori e a nuove strategie.

Un cambio di paradigma per l’accesso europeo allo spazio

Quello che sta avvenendo a Kourou dunque, non è semplicemente un aggiornamento infrastrutturale, ma rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma: da un lato la chiusura definitiva di una collaborazione storica, dall’altro l’avvio di una nuova fase basata su indipendenza tecnologica, riutilizzabilità e apertura al mercato commerciale.

Resta ora da capire se MaiaSpace riuscirà a rispettare le tempistiche previste e, soprattutto, se il razzo Maia saprà dimostrarsi competitivo in un settore dove la concorrenza è sempre più agguerrita. Saranno i prossimi mesi a dirci se questa scommessa europea potrà davvero tradursi in un successo concreto.