Durante la consueta chiamata per la presentazione dei risultati fiscali del primo trimestre 2026, Tim Cook ha offerto un piccolo ma interessante sguardo sullo stato di adozione di Apple Intelligence, il sistema di intelligenza artificiale integrato in iOS e nei servizi dell’azienda.

Sebbene il CEO di Apple non sia entrato nei dettagli numerici, come da tradizione a Cupertino, alcune dichiarazioni lasciano intendere che l’espansione di queste funzionalità stia avvenendo a ritmi piuttosto sostenuti.

Apple Intelligence: un’adozione già diffusa

«Durante il trimestre, ha spiegato Cook, siamo entusiasti di vedere che la maggioranza degli utenti con iPhone compatibili sta sfruttando attivamente la potenza di Apple Intelligence». Una frase apparentemente generica, ma che ha un peso considerando la base installata: lo stesso Cook ha ricordato che gli attivi Apple nel mondo hanno superato i 2,5 miliardi di dispositivi, tra iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e accessori.

Apple non ha specificato cosa significhi esattamente “sfruttare attivamente” le funzioni di Apple Intelligence: si tratta di un termine volutamente vago, che può indicare tanto un uso continuativo delle nuove funzioni quanto un semplice coinvolgimento occasionale.

craig federighi apple intelligence

Tra le funzionalità citate spiccano Writing Tools, pensato per migliorare la scrittura automatica di testi in Mail, Note e app di terze parti, e Clean Up, la funzione che rimuove elementi indesiderati dalle foto in pochi tocchi.

Visual Intelligence e traduzione in tempo reale conquistano gli utenti

Cook ha voluto evidenziare in particolare il successo di Visual Intelligence, definendola una delle funzioni più amate fra gli utenti. Questo strumento, integrato profondamente nel sistema operativo, permette di riconoscere e analizzare i contenuti presenti sullo schermo, per fornire in tempo reale informazioni, traduzioni, link utili o azioni contestuali. È, di fatto, la risposta di Apple alle capacità multimodali dei modelli AI di nuova generazione, ma con un’attenzione particolare alla privacy e all’elaborazione locale dei dati.

Un’altra funzione molto apprezzata è quella della traduzione live su AirPods, introdotta pochi mesi fa e oggi in grado di tradurre automaticamente le conversazioni tra lingue diverse, con una latenza minima. Secondo Cook, Apple ha ricevuto testimonianze “molto potenti” su come questa funzione stia aiutando le persone a comunicare in modo fluido durante viaggi, riunioni e collaborazioni internazionali.

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L’approccio prudente (ma deciso) di Apple all’intelligenza artificiale

Negli ultimi mesi, Apple ha mostrato un approccio più misurato rispetto ai concorrenti nel mondo dell’intelligenza artificiale. Mentre aziende come Google, Microsoft e OpenAI puntano a modelli di grandi dimensioni basati su elaborazione cloud, Apple insiste sul concetto di intelligenza “personale” e privata, in cui la maggior parte delle operazioni avviene direttamente sul dispositivo.

apple intelligence

Non sorprende dunque che anche l’adozione di Apple Intelligence proceda in modo “silenzioso” ma costante. Gli utenti non scaricano un’app separata né sottoscrivono un abbonamento specifico: le nuove funzioni vengono integrate nel sistema operativo, diventando una componente naturale dell’esperienza su iPhone, iPad e Mac con chip Apple Silicon.

Come (e se) Apple monetizzerà tutto questo

Uno dei momenti più interessanti della call è arrivato durante la sessione di domande e risposte con gli analisti. Erik Woodring di Morgan Stanley ha posto un interrogativo tanto semplice quanto cruciale: “Come intende Apple monetizzare l’intelligenza artificiale?”

È una domanda che aleggia da tempo su tutto il settore. Molte big tech stanno investendo miliardi in AI senza un chiaro modello di guadagno. Lo stesso caso di OpenAI, che secondo alcune stime non vedrà profitti prima del 2030 e necessita di finanziamenti enormi, è emblematico di quanto il mercato si basi più sulla “fede” nell’AI che su piani concreti di sostenibilità economica.

Cook, come prevedibile, non ha fornito una risposta diretta. «Stiamo portando l’intelligenza in più aspetti di ciò che le persone amano, integrandola in modo personale e privato nei sistemi operativi. Crediamo che questo crei valore, e che da questo possano nascere nuove opportunità nei nostri prodotti e servizi».

Una risposta elegante ma evasiva, che lascia intendere che Apple non sta (ancora) cercando di monetizzare direttamente le funzioni AI, ma preferisce vederle come un motore di valore aggiunto per rafforzare l’ecosistema e stimolare le vendite hardware.

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AI come leva per l’ecosistema Apple

La strategia appare chiara: non vendere l’AI come servizio, ma usarla per rendere i dispositivi Apple più desiderabili, prolungandone la vita utile e mantenendo l’utente al centro dell’esperienza. In questo senso, l’AI diventa un’estensione naturale del valore del prodotto, piuttosto che una fonte di ricavi indipendente. L’obiettivo è probabilmente duplice:

  • consolidare la fedeltà degli utenti esistenti, che beneficiano di funzionalità in costante miglioramento;
  • spingere all’aggiornamento chi possiede ancora modelli non compatibili con Apple Intelligence, incentivando la sostituzione del device.

È una linea coerente con l’impostazione di Apple, che da anni monetizza il valore aggiunto dell’integrazione hardware-software-servizi, più che le singole funzioni in sé. Non a caso, l’azienda ha chiuso il trimestre con ricavi record da 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16% anno su anno.

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L’AI come “collante” del futuro di iOS e macOS

Guardando avanti, Apple Intelligence non è solo una serie di funzioni: è il primo passo verso un sistema operativo realmente “intelligente”, capace di comprendere il contesto d’uso, di offrire risposte proattive e di adattarsi in modo più naturale all’utente.

Questa visione di un’AI integrata, personale e sicura potrebbe diventare il principale elemento distintivo rispetto all’offerta Android o Windows, dove l’intelligenza artificiale rimane ancora perlopiù un modulo opzionale o un servizio esterno.

È chiaro che anche se Apple rimane estremamente riservata sui numeri e sui meccanismi economici, i segnali sono chiari: Apple Intelligence è ormai parte integrante del DNA dell’azienda. Per ora il suo “valore” non si misura in dollari, ma nel modo in cui cambia la relazione tra utente e dispositivo – un valore che, come spesso accade nel mondo Apple, finirà per tradursi in fidelizzazione e, inevitabilmente, in profitti.