C’è un momento in cui un prodotto smette di essere promessa e diventa certezza. Con il MacBook Air M5, Apple ci è arrivata. Lo diciamo con fermezza dopo aver provato questo portatile nella colorazione Mezzanotte per settimane, utilizzandolo tutti i giorni per lavorare, editare video, fare call, e qualche volta anche giocare. Bene ecco come sono andati quei giorni in questa recensione completa.

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MacBook Air M5: la video recensione

Un passo indietro: dove eravamo

Per capire dove siamo arrivati oggi con l’M5, bisogna fare un passo indietro, e non di poco. Era il 2020 quando Apple presentò il suo primo chip made in Apple Silicon: l’M1. Lo montò sul MacBook Air di allora, senza cambiarne il design, tenendosi quel telaio a cuneo di jobbsiana memoria che era rimasto lì da anni. E mentre tutti si aspettavano fuochi d’artificio immediati, la realtà fu diversa: Rosetta 2 faceva il suo lavoro, i software non Apple erano parzialmente compatibili, e molti dissero “bello, ma aspettiamo”. 

Avevano sia torto che ragione. Avevano ragione a essere scettici nel breve periodo. Torto sulla direzione. Perché da quel momento Apple ha costruito un’architettura, mattone dopo mattone, anno dopo anno, che oggi, con l’M5, non ha rivali nell’industria dei notebook di questa categoria. Non è retorica di lancio. È quello che si constata sul campo. Con l’M2 arrivò il vero distacco dall’era Intel: non solo un chip diverso, ma un design completamente nuovo. Apple rifece il MacBook Air da capo, con lo chassis in alluminio a spessore costante, il display più grande, il MagSafe reintrodotto, e un’identità visiva che oggi, quattro anni dopo, è ancora perfettamente in linea con i tempi. 

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Poi M3, poi M4, ognuno con i suoi miglioramenti, ma sempre con quel neo che tornava puntualmente ogni anno: prima l’SSD da 256GB troppo lento e troppo piccolo, poi gli 8GB di RAM che iniziavano a mostrare la corda. Con l’M5, Apple ha eliminato entrambe queste spine nel fianco. Finalmente.

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Design: quattro anni e non li dimostra

Il MacBook Air M5 non cambia il design rispetto a quello con M4, e rispetto ad M2 ed M3. Ed è giusto così. Lo diciamo senza alcuna nostalgia, senza quella sensazione di “potevano fare di più sul fronte estetico”. Quel design è semplicemente buono, e nella variante Mezzanotte che abbiamo provato è anche particolarmente elegante: un colore scuro, quasi navy nelle giuste condizioni di luce, che fa spiccare la mela sul coperchio e che in mano trasmette una solidità quasi chirurgica.

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Lo chassis unibody in alluminio mantiene lo spessore costante di 1,13 cm, non ci sono angoli a cuneo, non ci sono derive stilistiche, solo proporzioni pulite e minimali. Il peso si attesta su 1,24 kg per il modello da 13 pollici o 1,51 kg per il 15 pollici che è quello che abbiamo usato. Si nota la differenza tra i due quando lo si mette nello zaino, il 13″ praticamente sparisce, e rispetto ai MacBook Pro è ancora più evidente: non c’è il respiro di un prodotto pensato per stare sulla scrivania. Questo è fatto per muoversi.

Una cosa però dobbiamo dirla: il colore Mezzanotte continua ad attirare impronte. È un limite noto, Apple stessa lo sa, eppure non ha fatto nulla per migliorarlo. Se siete persone che non tollerano di dover passare il panno ogni dieci minuti, considerate Galassia o Argento. Mezzanotte è più bello visivamente ma ha questo piccolo difetto che dopo qualche giorno di utilizzo potrebbe rendervi la vita più difficile.

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Il coperchio si apre con una sola mano, e questo suona come un dettaglio banale, ma vi assicuriamo che non lo è quando state tornando da una riunione con una borsa in spalla e un caffè nell’altra mano. La cerniera è rigida quanto basta: non balla, non oscilla, e il display rimane fermo anche quando si scrive con forza sulla tastiera. Sul fronte anteriore mancano ancora pulsanti fisici di alimentazione separati, ma il Touch ID integrato nel tasto di accensione in alto a destra funziona così bene che smetterete di notare l’assenza di Face ID.

Sul discorso del Face ID: è il momento di dirlo chiaramente. Su un portatile di questa fascia di prezzo, nel 2026, non averlo è forse oggettivamente una lacuna. Sul telefono siamo abituati a sbloccare tutto con il viso, passare al Mac e dover usare le dita ogni volta crea una discontinuità nell’esperienza utente che Apple potrebbe benissimo correggere. Per ora non lo ha fatto, e questa rimane una freccia al fianco anche dell’M5.

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Display: ottimo, ma quella freccia al fianco si chiama OLED

Il Liquid Retina da 13.6 o 15.3 pollici è lo stesso pannello IPS che abbiamo già conosciuto con l’M4. Risoluzione di 2560×1664 pixel con densità di 224 ppi, luminosità da 500 nit, True Tone, P3 wide color, anti-riflesso.  Nella pratica quotidiana è un ottimo display: i colori sono brillanti e naturali, la leggibilità in esterni è buona, non eccezionale, ma buona, e la calibrazione di fabbrica è soddisfacente per l’uso quotidiano. 

Ma qui c’è un discorso che non possiamo ignorare: il refresh rate è a 60 Hz. Non è che 60 Hz impedisca di lavorare, ovviamente no, ma è un limite che si inizia a sentire proprio nel momento in cui il chip M5 ti permette di fare cose che 60Hz non riescono a rendere giustizia. Scrollate veloci, animazioni, transizioni in macOS: con un pannello da 90 o 120 Hz sarebbero molto più fluide. Non è una critica campata in aria, è quello che si nota ogni volta che si passa da un iPhone o da un iPad Pro con ProMotion a questo display.

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E poi c’è l’elefante nella stanza: l’OLED. Nel 2026 i pannelli OLED su notebook stanno diventando sempre meno un’eccezione, e lo sappiamo benissimo che i MacBook Pro non ce l’hanno ancora nemmeno loro, quindi è logico che l’Air sia il secondo in lista. Ma è un limite che si sente ogni volta che si guarda un contenuto video in una stanza buia. I neri del Liquid Retina rimangono “grigiastri” rispetto a quello che un OLED potrebbe fare. 

Detto questo: nella vita reale, di giorno, in ufficio, in caffetteria, in treno, questo display non ti fa soffrire. Anzi. La superficie anti-riflesso funziona meglio di molti pannelli glossy che troviamo su concorrenti Windows, e la resa cromatica P3 è reale. Se editate foto o video per i social, questo display vi darà quello che vi serve senza dover ricorrere a una calibrazione professionale.

La notch? Sì, è ancora lì. E sì, dopo tre giorni smetti di vederla. Non è un problema funzionale, è solo una scelta estetica che divide le opinioni da quando è stata introdotta con l’M2.

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Tastiera e trackpad: qui non si migliora perché non si può

Ci sono cose su cui Apple non ha bisogno di intervenire perché ha già raggiunto il massimo. La tastiera del MacBook Air è una di queste. Dopo gli anni bui delle butterfly switch, di cui tanti possessori di MacBook del periodo 2016-2019 conservano un ricordo traumatico, Apple è tornata su una tastiera scissor che funziona. Corsa dei tasti giusta, feedback preciso, silenziosa quanto basta da non dare fastidio in biblioteca, con uno spazio tra i tasti sufficiente da ridurre gli errori di battitura anche nelle sessioni di scrittura più intense. Abbiamo scritto su questa tastiera ore e ore, articoli, script, mail, e non abbiamo nulla da dire. Va bene così. Anzi, va benissimo.

Il trackpad è il discorso di sempre: il migliore nell’industria dei notebook, punto. Non è una frase fatta, è quello che si constata ogni volta che si torna a un notebook Windows e si scopre che il cursore va dove gli pare, che le gesture non rispondono in modo uniforme, che lo swipe a tre dita per passare da un’app all’altra diventa un’avventura. Qui è tutto preciso, fluido, con una superficie in vetro che lascia scivolare le dita in modo naturale e una risposta ai click e alle gesture che sembra quasi anticipare quello che stai per fare.

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Connettività: Wi-Fi 7 e Thunderbolt 4, ma le porte rimangono solo due

Buona notizia: con l’M5 arriva il Wi-Fi 7 e il Bluetooth 6. Sono aggiornamenti reali, non di facciata. Il Wi-Fi 7 porta velocità di trasferimento più elevate e latenze ridotte, soprattutto su reti domestiche e aziendali moderne che supportano il protocollo. Nelle prove di trasferimento file in locale, la differenza rispetto all’M4 con Wi-Fi 6E si percepisce, specialmente in streaming 4K da NAS o in download di file pesanti.

Cattiva notizia: le porte rimangono due Thunderbolt 4 più il MagSafe. Stop. Potrebbe sembrare una soluzione accettabile, ma se ci pensate due secondi capite il problema: con una porta occupata dal monitor esterno e l’altra dal disco fisso, avete esaurito l’espansione del vostro MacBook Air. Certo, il MagSafe libera la ricarica dalle porte Thunderbolt, e questo è un vantaggio concreto, ma non risolve la mancanza di una terza porta.

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Chi arriva da un notebook Windows con HDMI nativo, USB-A e lettore SD integrati si troverà a dover comprare un hub fin dal primo giorno. Non è la fine del mondo, gli hub esistono e costano poco, ma è una scocciatura che Apple impone per scelta deliberata da anni, e sulla quale non sembra avere intenzione di tornare indietro. È una scelta che capiamo da un punto di vista di pulizia del design, ma che non approviamo del tutto da un punto di vista di utilità pratica.

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Il chip M5: qui succede la magia

Parliamo dell’M5, il protagonista vero di questa generazione. Nella configurazione dell’Air troviamo 10 core CPU, 4 core ad alte prestazioni e 6 core per l’efficienza, una GPU a 10 core (con Air da 13 pollici ci saranno 8 core), e la Neural Engine a 16 core per tutto quello che riguarda l’intelligenza artificiale.

Ma i numeri secchi non dicono nulla se non li traduciamo nella realtà. Geekbench, ad sempio, riporta circa 4100 punti in single core e circa 17.000 in multi core. Per capire la portata: ci stiamo avvicinando ai MacBook Pro con M3 Max della generazione precedente. Con una macchina. Senza ventola. In un chassis da 1,24 kg. Rispetto all’M4 dell’anno scorso, la CPU è circa il 14% più veloce in multi-core e il 10-15% in single-core. La GPU invece segna un balzo di almeno il 30% rispetto all’M4, e su GravityMark il divario è clamoroso: da circa 9.000 punti con l’M4 a oltre 22.000 con l’M5. Rispetto all’M3 il vantaggio in CPU è del 43%. 

Nella pratica di editing video questo si traduce in: esportazioni in Premiere Pro che sono il 30% più veloci rispetto all’M4 dell’anno scorso, timeline 4K con color correction e titolazioni che restano fluide dove dodici mesi fa iniziavano a mostrare i primi rallentamenti, rendering per i social che ormai avviene in tempi che sembrano quasi in tempo reale rispetto a quello a cui eravamo abituati. Modelli AI locali che girano senza intoppi, AutoCAD 2D e 3D che scorre senza inciampi, Lightroom con le regolazioni che si applicano in tempo reale senza vedere la clessidra. Xcode che compila progetti complessi in tempi che fino a qualche anno fa erano roba da Mac Pro. E anche semplicemente, e non è banale, avere trenta tab aperte in Chrome, messaggistiche che notificano, Spotify in background, PDF aperti e magari anche una videochiamata attiva: tutto insieme, senza che il MacBook Air si accorga di niente.

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E questo è il punto centrale di tutta la storia Apple Silicon che vale la pena ribadire ogni volta: non è che aumentano le prestazioni e basta, aumentano le prestazioni mantenendo gli stessi consumi. Dove una scheda grafica NVIDIA della generazione attuale porta a casa qualche punto percentuale in più consumando il 30% in più rispetto al modello precedente, Apple porta a casa salti generazionali senza toccare il budget energetico. L’M5 nell’Air consuma circa 20-28 Watt sotto carico massimo combinato CPU+GPU, stabilizzandosi intorno a 9 Watt dopo venti minuti.

Questo non è un semplice aggiornamento incrementale. È un salto che nel mondo Windows non si vede. Non perché chi fa Windows non sappia dove mettere le mani, ma perché l’architettura che Apple ha costruito mattone su mattone dal 2020 ad oggi semplicemente non ha confronti in questa tipologia di macchina.

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La grande svolta: SSD e RAM finalmente senza alibi

Parlare di SSD e RAM sul MacBook Air in questa generazione è come chiudere un conto aperto da anni. Cinque anni, per l’esattezza. Cinque anni di recensioni in cui, e questa è letteralmente la storia anche di chi scrive, si concludeva ogni pezzo con “ottimo MacBook Air, ma attenzione all’SSD da 256GB dell’entry level, è troppo poco e troppo lento”.

Con l’M5, Apple ha fatto la mossa più attesa di tutte nel momento meno atteso: mantenendo il prezzo di 1.249€ invariato, ha portato l’SSD di base a 512GB. Il doppio di prima. E lo ha fatto in un momento in cui le memorie costano più del normale a causa delle tensioni sul mercato delle materie prime del 2026, non nel 2022 quando gli SSD erano a prezzi storicamente bassi.

Ma non è solo la quantità. È la velocità. Il passaggio a PCIe 4.0 porta le velocità di trasferimento a circa 7 GB/s, in linea con i MacBook Pro. Prima dell’M5, l’entry level dell’Air aveva un SSD PCIe 3.0 che si fermava intorno a 3,5 GB/s, già buono, ma non allo stesso livello. Ora non c’è più quella discriminazione tra entry level e configurazioni superiori. L’impatto pratico è immediato: aprire file pesanti, installare applicazioni, copiare materiale da e verso l’SSD, tutto più reattivo. Non è il tipo di miglioramento che si nota sempre nel lavoro quotidiano leggero, ma nel momento in cui si lavora con file RAW da fotocamera, o si importano clip 4K o 6K su una timeline, la differenza rispetto all’anno scorso si sente. 

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Sul fronte RAM: il MacBook Air M5 parte da 16GB di memoria unificata. Finalmente. Non 8GB come per anni, non la configurazione che bastava appena per le cose base e iniziava a soffrire con più app aperte insieme. 16GB è la soglia giusta per l’uso quotidiano spinto, permette di lavorare con Chrome aperto su venti schede, un paio di applicazioni Adobe, una call in corso e qualche finestra di sistema aperta senza quella sensazione di star “tirando il collo” alla macchina. La massima espansione arriva a 32GB, con tagli intermedi da 24GB. Detto questo: se non avete esigenze particolari di workload professionale pesante, i 16GB di base sono già più che sufficienti. E avete a disposizione fino a 4TB di SSD, raddoppiato rispetto ai 2TB massimi dell’M4.

L’unica critica che rimane strutturale, e qui non cambia nulla rispetto alle generazioni precedenti, è che RAM e SSD sono saldati. Non si può aggiornare dopo l’acquisto. È una scelta di architettura che Apple fa per ragioni di efficienza (la memoria unificata integrata nel SoC è parte del motivo per cui questi chip sono così veloci), ma rimane un limite che impone di scegliere bene la configurazione al momento dell’ordine.

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Fanless: il silenzio è una caratteristica, non un limite

C’è una cosa che le specifiche tecniche non comunicano mai abbastanza chiaramente, e che invece si percepisce immediatamente nell’uso quotidiano: questo MacBook Air è completamente silenzioso. Sempre. In ogni condizione. Non esiste un momento in cui si sente un soffio d’aria, un ronzio, un rumore qualsiasi. Zero.

Lavorare su questo MacBook Air è un’esperienza qualitativamente diversa da qualsiasi notebook con ventola. Quando sei concentrato, quando stai cercando di scrivere bene, quando sei in una call con un collega, l’assenza di rumore è una cosa che si apprezza ogni singola volta. È una caratteristica che Apple ha preservato dalla prima generazione M1, e che i concorrenti Windows semplicemente non hanno ancora replicato, né con chip Intel, né con i processori ARM di Qualcomm.

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Ovviamente il fanless ha un prezzo in termini di performance sostenuta. Sotto stress prolungato, stress test continuativi di trenta minuti, carichi ripetuti su più core, l’M5 inizia a ridurre le frequenze per mantenere le temperature entro i limiti. Rispetto al MacBook Pro M5 con raffreddamento attivo, la differenza dopo trenta minuti di stress test è di circa un 15%. Nella vita reale questo si traduce: se fai rendering 3D pesante per ore consecutive, o se esporti video alla massima qualità in loop per tutta la giornata, il MacBook Pro è la scelta giusta. Ma per il 95% degli utenti, inclusi molti creativi e professionisti, il MacBook Air M5 non solo è sufficiente, è più che sufficiente. 

Sul fronte delle temperature, nella nostra prova non abbiamo avuto brutte sorprese. Dopo oltre un’ora di stress test continuativo, la scocca nella zona del chip raggiunge i 40-41°C, mentre il trackpad rimane intorno ai 24° e la zona di appoggio dei polsi intorno ai 25°. Se lo tenete sulle gambe durante un uso intenso, sentirete un pochino di calore nella parte alta della macchina, ma siamo lontanissimi dall’essere fastidiosi.

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Autonomia: la realtà supera le aspettative

L’autonomia del MacBook Air M5 è una di quelle cose che fanno fare la figura degli spacconi quando la si racconta agli amici con PC Windows. Il test Wi-Fi con luminosità a 150 nit riporta più di 17 ore, leggermente migliorato rispetto ad M4. A luminosità massima ci si ferma a circa 6,7 ore. 

Nella realtà quotidiana, browser con più tab, applicazioni professionali, qualche call video, si parla tranquillamente di una giornata intera senza toccare il caricatore. E in molti casi anche una giornata e mezza. Questo è un vantaggio che nel mondo Windows semplicemente non esiste a questi livelli di performance, ed è uno dei motivi per cui chi passa da un notebook Windows al MacBook Air tende a non tornare indietro.

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In dotazione c’è il caricatore da 35W con doppia porta USB-C, una soluzione elegante che permette di ricaricare il MacBook e un altro dispositivo contemporaneamente da un unico alimentatore. Il cavo MagSafe intrecciato in tinta con la scocca è uno di quei dettagli che fanno la differenza nell’esperienza d’uso: si sgancia se qualcuno ci inciampa sopra, evitando cadute, e si attacca magneticamente in modo soddisfacente.

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Gaming: l’hardware c’è, l’ecosistema ancora no

Parliamo della cosa che lascia un po’ l’amaro in bocca. Il gaming su MacBook Air M5 è una storia di hardware straordinario incastrato in un ecosistema deliberatamente limitato.

Ci abbiamo giocato un po’, e il risultato è che con giochi nativi Mac come Cyberpunk 2077 o anche Resident Evil, che su questa piattaforma è disponibile nativamente, l’Air con M5 riesce a mantenersi stabilmente sui 50-60 fps con impostazioni ridotte, e tutto questo con un consumo energetico del SoC che non supera gli 8 Watt durante il gaming. Il che vuol dire: nessun throttling durante le sessioni di gioco prolungate, performance stabili, temperatura sotto controllo.

E allora qual è il problema? Il problema è che Apple non ci crede davvero. O meglio, sceglie deliberatamente di non spingere sul gaming. Il Game Porting Toolkit era un’idea interessante che è rimasta a metà strada. La libreria di titoli nativi Mac è ancora povera. E questo vuol dire che la questione non è più “il MacBook Air non riesce a giocare”, con M5 riesce benissimo all’interno di quello che il catalogo offre, ma “il catalogo Mac non ti permette di giocare a quello che vuoi”. Quando guardi i numeri di questo chip, la base installata di Mac nel mondo, e pensi a cosa potrebbe fare Apple nel gaming se ci mettesse la stessa attenzione che mette nelle serie Apple TV+, la delusione è proporzionale al potenziale sprecato. L’hardware c’è. La volontà no.

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Apple Intelligence: la Neural Engine al lavoro

Con 16 core di Neural Engine e la potenza dell’M5, il MacBook Air è pienamente attrezzato per Apple Intelligence. Su macOS le funzionalità di AI integrate nel sistema operativo, riassunti di notifiche, riscrittura testi, generazione immagini, Writing Tools, funzionano con fluidità reale, non con quella latenza che si notava sulle prime implementazioni.

Per chi lavora con tool di AI locali, LLM su LM Studio, upscaling di immagini, generazione di asset visivi, la Neural Engine dell’M5 fa la differenza rispetto alle generazioni precedenti. Si parla di circa 45 token al secondo con modelli da 8 miliardi di parametri su LM Studio con modelli MLX ottimizzati, che è un risultato di tutto rispetto per una macchina fanless.

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La realtà pratica è che se usate Photoshop, Premiere, After Effects, DaVinci Resolve, o qualsiasi tool creativo moderno che sfrutta l’accelerazione hardware per AI, l’M5 porta un miglioramento visibile rispetto all’M4. Non è il giorno e la notte, ma è sostanziale, specialmente nei workflow che combinano editing video, color grading e operazioni AI come scontorni automatici o upscaling.

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Il confronto con M4: vale l’upgrade?

Questa è la domanda che molti si pongono, e la risposta non è univoca. A 1.249 è già un affare? Secondo noi sì. Senza riserve. Nel panorama Windows non esiste niente che faccia quello che fa questa macchina a questo prezzo. Fanless, con questo SSD, con questi consumi, con questa potenza. 

Ora se avete un M4, la risposta onesta è non cambiarlo. Le migliorie ci sono, sono reali, ma non giustificano la spesa a meno che non abbiate esigenze lavorative molto specifiche. Se avete un M3, il discorso cambia leggermente: il salto è più significativo, soprattutto sull’SSD che finalmente parte da 512GB e se siete uno di quelli che ha sempre sofferto quella limitazione, potrebbe valere la pena. Ma anche qui, nessuna fretta. Se invece possedete un M2 o un M1, non pensateci due volte. La differenza la sentirete ogni giorno, su tutto. 

Prezzi e considerazioni finali: comprarlo subito o aspettare?

Il MacBook Air M5 parte da 1.249€ nella versione da 13 pollici con M5, 16 GB di RAM e 512 GB di SSD. Il modello da 15 pollici invece parte da 1.549€.

C’è una variabile da considerare. La storia insegna che i MacBook Air scendono di prezzo significativamente dopo tre-quattro mesi dal lancio, intorno ai 1.000€. Quest’anno però c’è il MacBook Neo a 699€ che cambia le carte in tavola nell’entry level, e questo potrebbe tenere il prezzo dell’Air M5 un po’ più alto del solito. Potrebbe non scendere quanto è sceso l’M4, ma si avvicinerà molto. Se potete aspettare, aspettate. Se avete bisogno di un notebook ora, 1.249€ sono già un affare.

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Il MacBook Air M5 è forse il prodotto più maturo e completo che Apple abbia mai fatto in questa linea. Non è “nuovo” nel senso rivoluzionario del termine, non cambia la forma, non stravolge il concept. Ma ha quella sensazione di prodotto che ha trovato la sua forma definitiva, che non ha più spine nel fianco, che finalmente si può consigliare senza il classico asterisco.

Sei anni fa l’M1 era una promessa. Oggi l’M5 è una certezza. E in questo MacBook Air che ci troviamo davanti, quella certezza ha una forma molto precisa: uno chassis in alluminio scuro, sottile, silenzioso, potente, con uno schermo da 15 pollici che si porta ovunque senza pensarci due volte. L’unica domanda che rimane è: c’è ancora qualcosa che vi frena? Perché sinceramente, questa volta, facciamo davvero fatica a trovarlo.

Apple MacBook Air 13″ M5: Prezzo ufficiale a partire da 1.249€ 

Apple MacBook Air 15″ M5: Prezzo ufficiale a partire da 1.549€