Sono passati più di cinque mesi da quando il razzo New Glenn di Blue Origin è esploso sulla rampa di lancio durante una prova di accensione dei motori, danneggiando seriamente le infrastrutture dell’azienda a Cape Canaveral, e il ritorno al volo promesso entro la fine dell’anno si allontana di qualche settimana.

Secondo un memo interno firmato dall’amministratore delegato Dave Limp, di cui ha dato notizia per primo il Financial Times, il prossimo lancio non avverrà infatti prima di gennaio 2027. Facciamo il punto.

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A che punto sono i lavori sulla rampa di lancio

Ricorderete che l’incidente era avvenuto il 28 maggio sul Launch Complex 36, l’unica rampa da cui Blue Origin può attualmente lanciare il New Glenn, mentre il razzo veniva preparato per la quarta missione, che avrebbe dovuto portare in orbita i satelliti di Amazon Leo.

Poco dopo l’esplosione, Limp aveva assicurato che le riparazioni sarebbero state rapide e che il razzo sarebbe tornato in volo entro la fine del 2026, e già a luglio l’azienda aveva illustrato i primi interventi sulla rampa, alcuni dei quali presi in prestito dai progetti per la futura versione più grande del lanciatore.

Stando al memo, i lavori sono ormai a buon punto, dal momento che la torre di accesso al veicolo è stata riparata e rimontata e il ponte di lancio è stato ripristinato. A rallentare le operazioni più del previsto sarebbero state soprattutto le condizioni meteo, ma Limp ha comunque voluto ringraziare i dipendenti con parole piuttosto entusiaste: “Il lavoro che avete svolto tutti insieme per il nostro ritorno al volo è stato a dir poco straordinario. In appena sei mesi, il Team Blue ha realizzato ciò che molti pensavano avrebbe richiesto anni“.

Va detto che il 2026 era stato un anno complicato per il New Glenn già prima dell’esplosione, perché ad aprile la terza missione del razzo si era conclusa con un fallimento a causa di un problema durante la seconda accensione dello stadio superiore, costringendo l’azienda ad affrontare un’indagine della Federal Aviation Administration.

Prima di questi due incidenti Blue Origin aveva in programma fino a dodici lanci del New Glenn nel corso dell’anno, un obiettivo ormai del tutto sfumato.

blue origin new glenn

Cosa c’è in gioco per Blue Origin

Il ritorno in volo è particolarmente atteso perché la società di Jeff Bezos ha in agenda diversi impegni importanti. A settembre Blue Origin si è aggiudicata un contratto con la NASA per realizzare una rete di telecomunicazioni dedicata a Marte, mentre il New Glenn sarà fondamentale per portare in orbita una parte consistente dei satelliti di Amazon Leo, il servizio di connettività satellitare con cui Amazon punta a sfidare Starlink.

C’è poi la questione lunare, dato che il razzo è necessario anche per il lander Blue Moon, che Blue Origin sta sviluppando per le missioni del programma Artemis, e ogni ritardo del New Glenn rischia quindi di ripercuotersi anche sui piani della NASA per il ritorno sulla Luna.

Uno slittamento di poche settimane rispetto all’obiettivo iniziale non è certo un dramma, per inciso, considerati i danni subiti dalla rampa, ma lascia comunque poco margine a un’azienda che deve ancora dimostrare l’affidabilità del suo lanciatore.

Resta dunque da capire se gennaio sarà la volta buona o se emergeranno nuovi intoppi, ma con la torre già rimontata e il ponte di lancio ripristinato le prossime settimane dovrebbero dare un’indicazione chiara sui tempi reali del ritorno al volo.