L’integrazione di ChatGPT all’interno di Apple Intelligence e Siri avrebbe dovuto rappresentare un’importante occasione di crescita per OpenAI, permettendo al chatbot di raggiungere milioni di utenti direttamente attraverso i dispositivi Apple. Le cose, però, non sarebbero andate come previsto.

Secondo quanto emerge da nuovi documenti depositati in tribunale da OpenAI, l’integrazione di ChatGPT con Apple Intelligence ha infatti ottenuto risultati nettamente inferiori alle aspettative; l’azienda aveva inizialmente previsto un importante effetto positivo dall’associazione con Apple, sia in termini di utilizzo sia per quanto riguarda l’arrivo di nuovi abbonati, ma già pochi mesi dopo il debutto avrebbe iniziato a rivedere al ribasso le proprie previsioni.

La questione emerge all’interno della causa antitrust intentata da xAI contro Apple e OpenAI e contribuisce a spiegare anche il progressivo deterioramento dei rapporti tra le due aziende.

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ChatGPT su Apple Intelligence è partito lentamente

L’accordo tra Apple e OpenAI è stato annunciato nel 2024 e ha portato ChatGPT all’interno di Apple Intelligence, con la possibilità per gli utenti di indirizzare alcune richieste a ChatGPT attraverso Siri e di utilizzare il chatbot anche in determinate funzioni del sistema, come gli strumenti di scrittura.

OpenAI, però, si aspettava un risultato molto più significativo. Secondo i documenti depositati in tribunale, l’azienda prevedeva un vero e proprio effetto alone legato alla presenza del proprio marchio all’interno dell’ecosistema Apple, oltre a un aumento degli utenti e degli abbonamenti a pagamento.

Già un mese dopo il lancio dell’integrazione tuttavia, OpenAI avrebbe iniziato a considerare l’avvio troppo lento e a ridurre le proprie previsioni sul numero di utenti attivi settimanali aggiuntivi che sarebbero arrivati grazie ad Apple. Nell’estate del 2025, secondo quanto riportato nei documenti, era ormai chiaro che l’integrazione stava ottenendo risultati nettamente inferiori alle aspettative.

Uno dei possibili motivi viene individuato anche nelle modalità con cui Apple ha implementato ChatGPT. L’integrazione era infatti disattivata per impostazione predefinita e per utilizzarla era necessario attivarla attraverso una procedura composta da più passaggi, inoltre, secondo OpenAI, la natura facoltativa dell’integrazione e il modo specifico in cui era stata realizzata avrebbero potuto spingere gli utenti interessati ad aprire direttamente l’applicazione ChatGPT invece di utilizzare il chatbot attraverso Siri.

OpenAI non avrebbe inoltre potuto sfruttare i dati generati dagli utenti Apple per migliorare l’addestramento dei propri sistemi, elemento che rendeva ancora più limitati i potenziali vantaggi diretti della collaborazione. L’obbiettivo principale rimaneva quindi quello di ottenere maggiore visibilità e nuovi utenti grazie all’enorme basa installata di Apple.

La collaborazione si deteriora mentre Apple guarda altrove

La delusione per i risultati dell’integrazione di inserisce in un rapporto tra Apple e OpenAI diventato progressivamente più complicato. Nei documenti, OpenAI sostiene di aver temuto che Apple potesse accelerare i tempi per trovare un altro partner nel settore dell’intelligenza artificiale, privandola così dell’opportunità di ottenere un vantaggio iniziale sull’enorme base di utenti dell’azienda di Cupertino.

Quella preoccupazione si è poi concretizzata, dopo aver scelto Google Gemini come base per la nuova generazione del proprio assistente, Apple ha lanciato la nuova Siri AI, che rappresenta quindi un’evoluzione del progetto di intelligenza artificiale dell’azienda, con i modelli Gemini di Google a svolgere un ruolo centrale.

Il debutto però, non riguarda ancora l’Unione Europea, Apple non ha annunciato una data per l’arrivo della nuova Siri AI sugli iPhone europei e ha collegato il ritardo alle normative sulla concorrenza del blocco. Il tema è stato affrontato anche durante l’incontro di questa settimana tra Tim Cook e Ursula von der Leyen.

Nel frattempo, il rapporto tra Apple e OpenAI è andato ben oltre la semplice delusione commerciale. A maggio era emerso che OpenAI stava valutando un’azione legale nei confronti di Apple in relazione alla collaborazione, a luglio invece, è stata Apple a intentare causa contro OpenAI, accusandola di furto su larga scala di segreti commerciali. Si tratta quindi di un contenzioso distinto da quello antitrust avviato da xAI, che mostra quanto siano ormai deteriorati i rapporti tra le due aziende.

La vicenda antitrust, intanto, continua in Texas; il procedimento è X Corp e SpaceXAI contro OpenAI, numero 4:25-cv-00914-P, davanti al Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas, con il giudice Mark Pittman. OpenAI ha chiesto che il giudice si pronunci a suo favore prima del processo, sostenendo che le prove emerse nel procedimento rafforzino la propria posizione.

Tra gli elementi citati dall’azienda ci sono anche le informazioni contenute nella documentazione relativa alla quotazione in borsa di SpaceX, società madre di xAI. SpaceX ha iniziato a essere quotata a giungo e l’IPO ha contribuito a portare Elon Musk al titolo di primo trilionario al mondo. Secondo OpenAI, proprio le comunicazioni finanziarie presentate da SpaceX conterrebbero informazioni incompatibili con la ricostruzione di xAI sui presunti danni alla concorrenza provocati dall’accordo con Apple.

La posizione di OpenAI è quindi piuttosto particolare: da una parte sostiene che l’integrazione con Apple abbia avuto un rendimento molto inferiore alle aspettative e non abbia prodotto i vantaggi commerciali previsti, dall’altra utilizza proprio questo risultato come elemento della propria difesa contro le accuse secondo cui l’accordo avrebbe rafforzato indebitamente la sua posizione nel mercato dei chatbot.

ChatGPT continua comunque a essere integrato nel software degli iPhone, offrendo la possibilità di indirizzare determinate richieste al chatbot attraverso Siri o di utilizzarlo come ausilio alla scrittura. Nel frattempo però, Apple ha spostato il progetto della nuova Siri verso Gemini e il processo in Texas è attualmente fissato per gennaio.