Il 18 settembre avrebbe dovuto essere semplicemente il giorno del debutto commerciale di iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max nei negozi italiani. Sarà invece anche il giorno in cui, per la prima volta dopo tempo, l’intera rete Apple Retail del Paese resterà paralizzata da uno sciopero generale. Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs hanno infatti indetto una mobilitazione nazionale che coinvolgerà per l’intero turno lavorativo il personale dei 17 punti vendita sparsi tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.
Vale la pena fare un po’ di chiarezza su chi effettivamente sciopera. A scendere in piazza non è tutta la galassia Apple presente in Italia, ma specificamente Apple Retail Italia, la controllata di Apple Inc. che gestisce i negozi fisici sul territorio. Questa entità va distinta da Apple Italia, che si occupa di supporto commerciale, e da Apple Distribution International, responsabile invece dello store online: la vendita via web, quindi, non subirà interruzioni dirette legate allo sciopero. Sono oltre 1.600 i lavoratori coinvolti nella vertenza, un numero che dà la misura di quanto la protesta possa incidere sull’operatività dei negozi proprio nelle ore più calde del lancio.
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Le radici di una tensione che dura da anni
Chi segue da tempo le vicende sindacali di Apple in Italia sa che questa frizione non nasce dal nulla. Già nel luglio 2023 le tre sigle avevano aperto un tavolo per il rinnovo del contratto integrativo, chiedendo di correggere un uso della flessibilità oraria giudicato responsabile di carichi di lavoro sbilanciati tra i negozi e di affrontare in modo strutturale il problema dello stress lavoro-correlato.

Quella trattativa, durata oltre un anno e mezzo, si è chiusa a dicembre 2024 con un accordo che rivedeva turni, gestione del lavoro festivo e regole per i contratti part-time. I lavoratori lo avevano approvato con un plebiscito quasi totale, il 94,7% dei voti, nei primi mesi del 2025.
La pace, però, è durata poco. A giugno di quest’anno i sindacati hanno riportato la situazione allo stato di agitazione, bloccando straordinari e prestazioni supplementari in tutti i 17 store. Il motivo denunciato è duplice: da un lato mesi di richieste rimaste senza risposta sull’aumento dei buoni pasto, dall’altro una carenza di personale che, secondo le organizzazioni sindacali, si sta traducendo in un carico di lavoro sempre più insostenibile per chi resta in negozio.
Le proposte respinte e l’assemblea che ha acceso la miccia
Per rimettere ordine negli organici, i sindacati avevano avanzato una proposta precisa: trasformare in contratti stabili una parte dei rapporti a termine e permettere, su base volontaria, un incremento delle ore per chi lavora part-time. La risposta dell’azienda, secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs, si è limitata a un potenziamento delle assunzioni a tempo determinato, considerata una toppa temporanea più che una soluzione al problema di fondo.
Le assemblee tenute contemporaneamente il 7 settembre in tutti i negozi italiani hanno fatto emergere con chiarezza lo stallo del confronto, portando dritte alla proclamazione dello sciopero. In una nota, Filcams CGIL parla apertamente di una pressione sul personale diventata insostenibile, sottolineando come Apple, con una capitalizzazione di mercato che si avvicina ai 5.000 miliardi di dollari a livello globale, non abbia ancora fornito risposte al piano di assunzioni condiviso richiesto da mesi. Un elemento su cui i sindacati insistono particolarmente riguarda la durata dei contratti a termine, che ormai si estenderebbero fino a circa sette mesi: per le organizzazioni sindacali questo dato non descrive più un fabbisogno stagionale, ma una carenza strutturale di organico che l’azienda continuerebbe a gestire con strumenti temporanei.
Presidi nelle piazze simbolo, proprio mentre arrivano i nuovi iPhone
Lo sciopero non si limiterà a uno stop dietro le quinte: sono previsti presidi davanti ai negozi delle principali città italiane, con un occhio di riguardo per i due flagship store del Paese, quello di via del Corso a Roma e quello di piazza Liberty a Milano. La coincidenza temporale è tutto tranne che casuale: il 18 settembre è infatti il giorno in cui i clienti che hanno prenotato dal 12 settembre iPhone 18 Pro e Pro Max si presenteranno in negozio per il ritiro, con i prezzi italiani che partono da 2.369 euro per la versione da 256 GB e arrivano fino a 3.869 euro per il modello top da 2 TB.

Chi ha già effettuato il preordine dovrà quindi fare i conti con possibili ritardi nel ritiro proprio nelle ore in cui la macchina organizzativa dei negozi sarà ferma. Resta da vedere se la pressione mediatica generata da uno sciopero proclamato a orologeria, nel giorno più delicato del lancio commerciale, riuscirà a smuovere Apple verso un piano di assunzioni più concreto, oppure se la vertenza si trascinerà ancora, come già accaduto in passato, per mesi di trattative.
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