Apple compie un nuovo passo nella strategia di diversificazione produttiva e annuncia l’intenzione di avviare la produzione di uno dei suoi Mac direttamente negli Stati Uniti; il protagonista è Mac Mini che, a partire da quest’anno, inizierà ad essere assemblato in Texas.

L’annuncio arriva tramite Sabih Khan, Chief Operating Officer di Apple, durante una visita a uno stabilimento Foxconn a Houston, e si inserisce in un contesto più ampio fatto di dazi, tensioni commerciali e crescente pressione politica per riportare parte della produzione hi-tech sul suolo americano.

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Il Mac Mini di Apple verrà prodotto negli Stati Uniti

Secondo quanto dichiarato da Khan, Apple inizierà più avanti nel corso dell’anno la produzione di Mac Mini negli Stati Uniti, proprio presso lo stabilimento visitato a Houston.

Al momento il Mac Mini viene prodotto in Vietnam e Cina, per migliaia di unità a settimana, ma l’obbiettivo è espandere progressivamente la produzione locale per servire meglio il mercato regionale. Non si parla quindi di una delocalizzazione totale immediata, ma di un’espansione graduale della capacità produttiva negli USA; una scelta che appare strategica e calibrata, piuttosto che simbolica.

Alcuni di voi potrebbero ricordare che Apple aveva già promosso la produzione Made in USA con il Mac Pro, assemblato in America a partire dal 2013 e successivamente nel 2019 (in volumi però decisamente più contenuti rispetto ad altri Mac).

La differenza in questo caso, è che il Mac Mini è un prodotto molto più diffuso, con una produzione su larga scala. Questo rende l’operazione potenzialmente più significativa, sia dal punto di vista industriale sia da quello comunicativo.

Tempistiche e contesto non sembrano casuali, l’annuncio arriva infatti alla vigilia del discorso del presidente Donald Trump sullo Stato dell’Unione, in un momento in cui il tema della produzione nazionale è tornato centrale nel dibattito politico statunitense.

Apple, come altre aziende tecnologiche, sta cercando da tempo di ridurre l’esposizione ai dazi sui prodotti importati, diversificare la catena di approvvigionamento e bilanciare costi e stabilità geopolitica. Portare parte della produzione negli Stati Uniti può contribuire ad attenuare l’impatto delle tariffe e rafforzare il posizionamento istituzionale dell’azienda.

Nel video diffuso emergono anche immagini degli impianti di GlobalWafers e di TSMC in Arizona. Un dettaglio che suggerisce come Apple stia lavorando su una filiera più ampia, che non riguarda soltanto l’assemblaggio finale, ma anche componenti chiave come i semiconduttori.

La strategia appare dunque coerente con la volontà di avvicinare produzione e mercato, rafforzare la resilienza della supply chain, nonché ridurre la dipendenza da singole aree geografiche.

Per quel che riguarda gli utenti, nel breve periodo probabilmente cambierà poco o nulla in termini di prodotto finale, il Mac Mini continuerà a essere lo stesso desktop compatto che conosciamo, senza differenze evidenti lato hardware o prestazioni legate al luogo di produzione.

Nel medio e lungo periodo però, questa scelta potrebbe tradursi in maggiore stabilità nei tempi di consegna per il mercato nordamericano, minore esposizione a fluttuazioni tariffarie, e possibili evoluzioni nella strategia Made in USA anche per altri modelli.

Non è chiaro, al momento, se Apple estenderà questa strategia ad altri Mac o se il Mac Mini rappresenterà un banco di prova.

Negli ultimi anni Apple ha progressivamente diversificato la produzione spostando parte dell’assemblaggio verso Vietnam e India, riducendo la concentrazione in Cina; l’avvio della produzione del Mac Mini in Texas aggiunge un ulteriore tassello a questa trasformazione.

Resta ora da capire quanto rapidamente Apple riuscirà ad ampliare la capacità produttiva negli Stati Uniti e se questa scelta avrà un impatto significativo sui numeri globali.

Sarà il tempo a dirci se si tratta di un’iniziativa prevalentemente strategica o dell’inizio di un cambio strutturale più profondo nella filiera Apple.