Samsung torna a parlare di audio con le Galaxy Buds4 Pro, i nuovi auricolari true wireless top di gamma che arrivano a distanza di circa un anno e mezzo dalle Buds3 Pro, lanciando un messaggio chiaro al mercato: meno show, più sostanza. La promessa è quella di un’esperienza sonora ridefinita, un’indossabilità ancora più raffinata e un’integrazione sempre più profonda nell’ecosistema Galaxy, il tutto a 249 euro di listino, prezzo invariato rispetto alla generazione precedente. 

Abbiamo passato diversi giorni con questo modello in colorazione Bianco/Silver tra le mani, anzi nelle orecchie, e quello che abbiamo da dire è una storia fatta di ottimi momenti, qualche compromesso e almeno una domanda a cui Samsung non ha ancora risposto in modo soddisfacente.

Design: Samsung ha trovato la sua voce

Il design delle Galaxy Buds4 Pro segna una svolta. Se le Buds3 Pro avevano introdotto lo stelo con la forma a “lama” angolare, un design che, sebbene funzionale, risultava divisivo e veniva spesso paragonato in modo non del tutto lusinghiero ad altri prodotti sul mercato, qui Samsung fa un passo deciso verso una propria identità estetica.

Lo stelo è ora piatto e sottile, con un inserto in simil-alluminio spazzolato che nella colorazione Bianco/Silver che abbiamo in prova risulta semplicemente splendido. La superficie è lucida, riflettente nella parte esterna dello stelo, e contrasta in modo elegante con la parte in materiale opaco della capsula che va dentro l’orecchio. Il risultato è un auricolare che ha un look industriale ma raffinato, che Samsung stessa definisce “design computazionale”, un concetto che, al di là del marketing, descrive bene l’approccio: forme studiate sulla base di analisi di centinaia di milioni di dati sulla morfologia dell’orecchio umano.

Recensione Samsung Galaxy Buds4 Pro: il suono che convince, l'ecosistema che divide 8

Sul piano tecnico, la superficie dello stelo integra una zona tattile progettata per essere identificabile al tatto senza guardare. I comandi supportati sono i seguenti:

  • Pinch singolo: Play / Pausa
  • Doppio pinch: Traccia successiva / Risposta a una chiamata
  • Triplo pinch: Traccia precedente
  • Swipe verticale: Regolazione del volume

Ogni pressione è accompagnata da un feedback meccanico, un “click” che si percepisce fisicamente, non solo sonoro, che rende le interazioni molto più precise e rassicuranti rispetto al semplice tap capacitivo di altri auricolari. Il rischio di azionare accidentalmente i comandi è davvero basso, e questo è un dettaglio che nella pratica quotidiana fa la differenza.

Va detto però che il sistema delle Head Gestures, ossia annuire con la testa per rispondere a una chiamata e scuoterla per rifiutarla, è disponibile solo su One UI 8.5, il che significa che non tutti gli utenti Samsung avranno subito accesso a questa funzione. 

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Le dimensioni del case sono 51 x 51 x 28,3 mm per un peso di 44,3 grammi: compatto, quasi perfettamente quadrato, e con la forma giusta per stare in tasca senza creare rigonfiamenti fastidiosi. Ogni auricolare pesa 5,1 grammi, in calo rispetto ai 5,4 grammi delle Buds3 Pro, non è una differenza che si percepisce chiaramente, ma è il segno di un processo di ottimizzazione ingegneristica che ha coinvolto anche i dettagli.

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Indossabilità: il vero punto di forza

Se c’è un’area in cui le Galaxy Buds4 Pro ci hanno sorpreso davvero: l’indossabilità. Utilizziamo auricolari in-ear praticamente ogni giorno, per ore, in contesti diversissimi: durante la scrittura di articoli, in palestra, sui mezzi pubblici, in aereo. La comodità di un auricolare dopo tre o quattro ore di utilizzo continuato è per noi un fattore discriminante tanto quanto la qualità audio.

Le Buds4 Pro, con i gommini nella taglia M già montati, si inseriscono nell’orecchio in modo naturale e immediato. Non serve ruotarle, non serve spingere: semplicemente entrano nell’orecchio e ci rimangono, creando un sigillo che si sente subito preciso. Abbiamo fatto corse e camminate di ritmo e gli auricolari non si sono mai mossi di un millimetro. È una di quelle cose che non si apprezza finché non si ha un punto di riferimento: chi ha usato auricolari che scivolano durante l’allenamento sa quanto questa stabilità sia preziosa.

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La leggerezza, 5,1 grammi per auricolare, è un fattore che contribuisce in modo determinante. Non si percepisce il peso, nemmeno dopo ore di utilizzo. Gli auricolari non premono sul padiglione auricolare e non creano quella stanchezza che a volte si sviluppa con modelli più voluminosi. Anche la notte, per chi usa a volte gli auricolari per addormentarsi con musica ambientale o podcast: appoggiarsi al cuscino non crea fastidio, il che non è scontato con un design in-ear.

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Specifiche tecniche: la configurazione a doppio driver

Entrando nel merito tecnico, Samsung ha fatto un lavoro interessante sulle specifiche hardware delle Buds4 Pro. Il cuore del sistema audio è una configurazione a doppio driver: un Super Wide Woofer da 11 mm dedicato alle basse frequenze, affiancato da un tweeter planare da 5,5 mm per la gestione delle alte frequenze. Quest’ultimo misura appena 5,5 x 3,5 x 0,9 mm, dimensioni che testimoniano un livello di miniaturizzazione davvero impressionante, considerando che tutto questo hardware deve stare in un auricolare da 5,1 grammi.​

Confrontando con le Buds3 Pro, che montavano un driver principale da 10,5 mm e un driver microplanare da 6,1 mm, il cambiamento è strutturalmente significativo: il woofer è più grande (11 mm vs 10,5 mm) e punta su una resa più corposa e ampia nelle basse frequenze, mentre il tweeter planare è più piccolo ma tecnicamente ridisegnato rispetto alla generazione precedente. 

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Il risultato sonoro di queste scelte lo analizzeremo nella sezione dedicata all’audio, ma è importante capire che Samsung non si è limitata a un aggiornamento estetico: ha rimesso mano ai driver con una filosofia diversa.​ Sul fronte connettività, la vera novità è il passaggio a Bluetooth 6.1 con supporto Auracast, una funzione che permette di condividere l’audio con altri auricolari compatibili, connettersi rapidamente a televisori o sistemi Auracast, o utilizzare le cuffie come audioguida in ambienti dotati di trasmettitori compatibili. È una tecnologia ancora in fase di adozione diffusa, ma l’averla integrata adesso significa che le Buds4 Pro saranno pronte quando l’ecosistema sarà più maturo. Le Buds3 Pro si fermavano al Bluetooth 5.4.

La certificazione IP57 è confermata anche in questa generazione: resistenza alla polvere e all’acqua rimane un punto fermo nella gamma Pro, e questo le rende adatte anche agli utilizzi più dinamici.​ Il sistema microfonico è composto da tre microfoni: due HSNR (High Signal-to-Noise Ratio), ad alta sensibilità e con capacità superiore di isolare la voce dai rumori di fondo, e un classico microfono digitale MEMS per un segnale pulito e privo di fruscii. I tre lavorano in sinergia per alimentare l’algoritmo di cancellazione del rumore in tempo reale.

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Qualità audio: qui Samsung alza davvero il livello

Arriviamo al capitolo più importante. La qualità audio delle Galaxy Buds4 Pro è, in parole semplici, ottima, e con alcune sfumature che vale la pena esplorare nel dettaglio.

Il primo impatto, appena inseriti gli auricolari e avviata la riproduzione, è di spazialità e pulizia sonora. C’è una sensazione di apertura che le Buds3 Pro non avevano allo stesso modo: i suoni sembrano occupare un palcoscenico più ampio, con una distinzione tra i diversi elementi del mix che si percepisce in modo immediato anche su generi molto diversi.

Abbiamo testato le Buds4 Pro in modo esteso con una playlist che abbiamo costruito appositamente per variare tra stili musicali molto diversi. Nei generi rock e alternative, da Pixies a Radiohead a Muse, le chitarre sono centrate e presenti senza essere invasive, la voce risulta pulita e tridimensionale, e il basso (il vero banco di prova per ogni auricolare) è corposo senza perdere definizione o diventare mushy. Le Buds3 Pro avevano già bassi decenti, ma qui il woofer da 11 mm si sente: c’è più controllo, più texture, meno rischio che le frequenze basse si sovrappongono a quelle medie.

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Sul jazz e sull’ambient elettronico la situazione è, se possibile, ancora migliore. Il livello di dettaglio con cui vengono restituiti gli strumenti, il piatto della batteria, il contrabbasso, il piano, è qualcosa che non sempre si trova a questo livello di prezzo. Gli strumenti sembrano avere una propria “posizione” spaziale netta, senza che i dettagli si fondano uno nell’altro. Nella musica orchestrale e nei soundtrack cinematografici, il tweeter planare da 5,5 mm fa sentire la sua presenza: gli archi non vengono schiacciati, i fiati hanno presenza e corpo, e le dinamiche sono rese in modo convincente anche nelle transizioni tra sezioni pianissimo e fortissimo. È in questo tipo di musica che un driver planare mostra il proprio valore rispetto a un tradizionale driver dinamico.

Il codec SSC (Samsung Seamless Codec) a 24 bit/96 kHz, disponibile solo con smartphone Samsung compatibili, porta la qualità audio a un livello ulteriore in termini di larghezza di banda e fedeltà alla sorgente. Con uno smartphone Galaxy e uno streaming ad alta qualità (Tidal, Amazon Music HD, Spotify con qualità massima), la differenza rispetto a un codec Bluetooth standard è percepibile, soprattutto nei dettagli degli alti e nella risoluzione timbrica complessiva.​

Qui arriva però una critica che avevamo già sollevato in passato riguardo alle cuffie Samsung, e che rimane attuale: l’assenza di codec universali ad alto profilo come LDAC o LHDC. Questi codec, supportati da un’ampia gamma di smartphone Android (inclusi molti dispositivi non Samsung) e tecnicamente capaci di offrire qualità comparabile al SSC, rappresenterebbero un vantaggio enorme per chi vuole usare le Buds4 Pro con un dispositivo non Galaxy. Il fatto che Samsung preferisca il proprio codec proprietario è una scelta comprensibile dal punto di vista dell’ecosistema, ma è anche una scelta che penalizza gli utenti che si trovano “a metà strada”, magari con un Samsung Galaxy ma in abbinamento a un computer Windows o a un laptop Apple.​

L’EQ adattivo lavora in modo silenzioso ma efficace, adattando le frequenze all’inserimento fisico nell’orecchio e all’ambiente circostante. È difficile isolare il suo contributo nel test pratico, ma l’effetto aggregato è una coerenza sonora molto alta in ambienti diversi: le Buds4 Pro suonano bene in casa, in metro, in aereo, in palestra, senza che ci sia un ambiente “preferito” in cui eccellono a discapito degli altri. Questa uniformità di prestazioni è uno dei segnali di un prodotto maturo.

L’equalizzatore manuale nell’app Galaxy Wearable permette di personalizzare il suono in modo abbastanza granulare, con preset predefiniti (tra cui il molto utile “Bass Boost” e “Dynamic”) e la possibilità di creare profili personalizzati. Il preset di default è già ben tarato, a differenza delle Buds3 Pro, che richiedevano spesso un aggiustamento manuale per esprimere il proprio potenziale, e questo semplifica la vita per chi non vuole mettersi a fare fine-tuning.

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ANC: migliorata, e si sente

La cancellazione attiva del rumore delle Galaxy Buds4 Pro è uno dei punti di forza più evidenti di questo modello. Samsung dichiara un miglioramento di circa +3 dB rispetto alle Buds3 Pro, e nella pratica questo si traduce in un isolamento dall’ambiente esterno percepibilmente superiore.​

Il banco di prova più impegnativo che abbiamo affrontato con queste cuffie è stato un volo. Il rumore costante dei motori di un aereo è esattamente il tipo di rumore, a banda larga, con frequenze basse predominanti, che mette alla prova l’ANC. Le Buds4 Pro si sono comportate in modo ottimale: con l’ANC attiva e anche senza musica, il rumore di fondo si riduce a una presenza quasi impalpabile, che quasi non si percepisce. Abbiamo dormito durante il volo con le cuffie indossate, qualcosa che con molti altri auricolari non riusciremmo a fare sempre o semplicemente perché la riduzione del rumore non è sufficiente.​

Il rilevamento delle sirene, una funzione che abbassa il volume automaticamente quando viene rilevato il suono di un allarme o di una sirena di emergenza, è una feature che sulla carta può sembrare marginale, ma che per chi usa auricolari in-ear con buon isolamento passivo diventa importante per la sicurezza. L’abbiamo testata con una sirena e ha funzionato correttamente.​

La modalità adattiva, che alterna automaticamente tra ANC completa, ANC ridotta e modalità trasparenza in base a ciò che succede intorno, è ben implementata e nella maggior parte dei casi fa scelte condivisibili. Si può comunque intervenire manualmente con un doppio pinch prolungato sullo stelo, e la risposta è immediata.

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Modalità trasparenza e Voice Detect

La modalità trasparenza delle Buds4 Pro è buona, anche se non raggiunge il livello dei migliori in assoluto sul mercato. L’amplificazione dei suoni ambientali tramite i microfoni è naturale, priva di quel fastidioso effetto “acquario” che affligge molti concorrenti in questa fascia di prezzo, e permette di seguire una conversazione senza dover rimuovere gli auricolari.​

La Voice Detect (che Samsung chiama anche “rilevamento conversazione”) è la funzione che mette automaticamente in pausa o abbassa drasticamente la musica quando inizia a parlare. L’abbiamo apprezzata particolarmente in contesti come la cassa del supermercato, il banco del bar o quando è necessario rispondere a una domanda di un collega senza estrarre gli auricolari dall’orecchio. Nella nostra esperienza, il tempo di risposta è abbastanza rapido, non c’è quasi latenza tra quando si inizia a parlare e quando la musica si abbassa, e il ritorno alla riproduzione avviene in modo sufficientemente ritardato da non sovrapporre la musica a una conversazione ancora in corso.

Qualità delle chiamate: il punto debole

La qualità delle chiamate delle Buds4 Pro è nella media della categoria. E per un auricolare da 249 euro che si propone come top di gamma, essere nella media non è del tutto un complimento. Abbiamo testato la qualità delle chiamate in diversi contesti: in casa in silenzio, all’aperto con traffico moderato, e in ambienti con rumore di fondo significativo. In tutti e tre i casi, la voce percepita dall’interlocutore era giudicata “adeguata ma non eccellente”, pulita, con il rumore di fondo ben gestito, ma con una leggerissima artificiosità che si percepisce, come se la voce fosse stata “corretta” dall’algoritmo in modo un po’ troppo aggressivo, perdendo qualcosa in termini di naturalezza.​

La funzione Super Wideband Voice, disponibile con smartphone Samsung compatibili, è uno degli strumenti con cui Samsung cerca di risolvere questo problema, aumentando la banda di trasmissione vocale a 16 kHz rispetto ai tradizionali 4 kHz del Bluetooth standard. Il risultato è una voce più naturale e più definita nelle chiamate con dispositivi compatibili, e la differenza si sente chiaramente se si fa una comparazione diretta. Ma per chi chiama persone che non usano dispositivi Samsung, cioè la grande maggioranza dei casi nella vita reale, si torna al Bluetooth standard, e il vantaggio si annulla.​

Non è un difetto imperdonabile, soprattutto perché la cancellazione del rumore in background durante le chiamate funziona bene: anche in strada, l’interlocutore non viene disturbato dal rumore del traffico. Ma la qualità timbrica della voce trasmessa rimane inferiore a quella che ci si aspetterebbe dal nome “Pro”.

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Connettività e multi-point: il tallone d’Achille

Dobbiamo parlare del multi-point, ovvero della possibilità di connettere gli auricolari contemporaneamente a più dispositivi e passare da uno all’altro automaticamente. Questa funzione, ormai standard su quasi tutti i concorrenti di fascia alta, è presente anche sulle Buds4 Pro, ma con un’importante limitazione che continua a essere fonte di frustrazione per molti utenti.

Il multi-point delle Buds4 Pro funziona in modo completo e automatico solo tra dispositivi collegati allo stesso account Samsung. Se si vuole passare da uno smartphone Samsung a un PC Windows, o da un Galaxy a un MacBook, lo switch non avviene in modo fluido e automatico come ci si aspetterebbe: spesso è necessario disconnettersi manualmente da un dispositivo e riconnettersi all’altro.​

Abbiamo letto decine di lamentele su Reddit su questo tema, e possiamo confermare che il problema è reale. Nel nostro caso, passiamo frequentemente dallo smartphone al laptop durante la giornata lavorativa, e dover fare la procedura manuale ogni volta è scomodo. Non è un problema enorme, e non impedisce l’utilizzo, ma in un mercato dove concorrenti come Sony, Apple e Bose gestiscono il multi-point in modo più universale, è un limite che pesa soprattutto se si considera che il multi-point con account singolo funziona perfettamente e quasi istantaneamente. Samsung ha la tecnologia per farlo bene, ma sceglie di renderla più fruibile solo all’interno del proprio ecosistema.

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Galaxy AI, assistenti vocali e integrazioni smart

Una delle novità più interessanti, e più legate al futuro piuttosto che al presente, è l’integrazione profonda con i principali assistenti vocali basati su intelligenza artificiale. Le Buds4 Pro supportano Gemini, Bixby e Perplexity, tutti e tre perfettamente integrati all’interno di One UI 8.5. Questo significa che con un semplice comando vocale si possono fare domande, avviare traduzioni, impostare promemoria o chiedere informazioni contestuali senza mai toccare lo smartphone.​

L’integrazione con Perplexity in particolare è una novità di questa generazione, e per chi usa Perplexity quotidianamente come assistente di ricerca e produttività, poterlo attivare direttamente dagli auricolari è un valore aggiunto concreto. La modalità Interprete, già presente nelle Buds3 Pro, permette traduzioni in tempo reale di conversazioni in lingue straniere, utile in viaggio e in contesti internazionali. Abbiamo testato la traduzione italiano-inglese durante una breve conversazione simulata e il risultato è stato convincente, con una latenza accettabile.

La funzione di audio 360° per la registrazione video, disponibile con smartphone Galaxy compatibili, permette di registrare video con audio spaziale tridimensionale, usando i microfoni degli auricolari come sistema di cattura direzionale. È una funzione di nicchia, che non farà la differenza nella vita quotidiana della maggior parte degli utenti, ma che per chi crea contenuti, video, podcast, video interviste, può essere uno strumento interessante.​

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Autonomia: sufficiente, non straordinaria

L’autonomia è uno dei capitoli in cui le aspettative e la realtà si avvicinano, senza mai entusiasmare. Samsung dichiara circa 7 ore in modalità mista (con ANC attiva in uso standard) e 26 ore totali con il case di ricarica contribuisce al totale.​

Nei nostri test, abbiamo sempre ottenuto valori leggermente inferiori rispetto alle dichiarazioni ufficiali, in linea con quello che accade praticamente con tutti i produttori nel settore. Con ANC attiva e volume al 60-65%, tre ore di utilizzo portano la batteria da piena a circa il 55-60%, il che è in linea con le dichiarazioni di Samsung. Non è un risultato eccezionale, ma è adeguato per un giorno di utilizzo normale senza dover aprire il case.

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La batteria degli auricolari è da 61 mAh, in aumento rispetto ai 53 mAh delle Buds3 Pro (e ai 45 mAh dichiarati in altre versioni della scheda tecnica precedente). Tuttavia, come Samsung stessa riconosce, i consumi superiori dovuti all’hardware più potente e alle nuove funzioni compensano buona parte del guadagno in capacità, rendendo l’autonomia pratica sostanzialmente sovrapponibile alla generazione precedente.​

Il case supporta sia la ricarica wireless Qi che la ricarica via USB-C, il che lo rende compatibile con la maggior parte degli ecosistemi di ricarica esistenti. Il LED di stato sul case, disponibile in bianco, rosso e verde, comunica lo stato della batteria in modo rapido e visivo. Non c’è un display percentuale come su alcuni concorrenti, ma il LED colorato è un compromesso accettabile.

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App Galaxy Wearable: funzionale, ma non ispirata

L’applicazione Galaxy Wearable è lo strumento di controllo e personalizzazione delle Buds4 Pro. È funzionale, organizzata in modo logico, e offre tutto quello che ci si aspetta da un’app companion: gestione dell’EQ, configurazione dei controlli tocco, test di vestibilità (Ear Fit Test), aggiornamenti firmware, impostazioni ANC, e accesso alle funzioni smart come Voice Detect e Siren Detection.

Vale la pena segnalare una novità rilevante: Samsung ha aggiornato la propria strategia applicativa, e la vecchia app dedicata Galaxy Buds non esiste più come applicazione standalone. Tutto è ora confluito all’interno di Galaxy Wearable, che diventa il punto di accesso unico per tutti i dispositivi indossabili Samsung. Una scelta comprensibile in ottica di semplificazione, ma che per chi era abituato all’app separata potrebbe richiedere un momento di adattamento.

Ma, ed è un “ma” importante, l’app rimane essenziale nella sua proposta. Confrontandola con ciò che offrono competitor come Sony (con la sua app Headphones Connect, ricca di funzioni e contenuti aggiuntivi), la Galaxy Wearable appare un po’ austera. Non ci sono funzionalità particolarmente avanzate, non ci sono statistiche di utilizzo approfondite, non c’è una community integration come quella che offre Nothing con i suoi preset EQ condivisi.

La situazione diventa ancora più critica per gli utenti iPhone. Le Buds4 Pro si accoppiano tecnicamente con iOS tramite Bluetooth, ma su Apple non esiste alcuna app dedicata: nessuna Galaxy Wearable per iPhone, nessun accesso alle impostazioni, nessun controllo dell’EQ, nessuna configurazione delle gesture. In pratica, su iOS gli auricolari funzionano come un generico dispositivo Bluetooth: si sente la musica, ma tutto ciò che rende le Buds4 Pro “Pro”, ANC personalizzabile, Voice Detect, Ear Fit Test, aggiornamenti firmware, è semplicemente inaccessibile. È un limite che esclude di fatto gli utenti Apple da qualsiasi forma di esperienza completa, e che dovrebbe essere comunicato con più chiarezza al momento dell’acquisto.

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Considerazioni finali: per chi sono, e per chi no

Le Samsung Galaxy Buds4 Pro sono, alla fine, esattamente quello che promettono di essere: auricolari premium che fanno bene le cose fondamentali. Suonano bene, isolano bene, stanno comodamente nell’orecchio, si connettono in modo affidabile e offrono una serie di funzioni smart che, nell’ecosistema Samsung, funzionano in modo fluido e integrato. Non è una descrizione banale: fare queste cose bene, tutte insieme, in un auricolare da 5,1 grammi a 249 euro, è un risultato industriale importante.

Per chi possiede uno smartphone Samsung, e in particolare uno degli ultimi Galaxy S26 o Galaxy S25, le Buds4 Pro sono quasi un accessorio irrinunciabile. L’integrazione con l’ecosistema è così profonda, e i vantaggi che ne derivano, SSC a 24bit/96kHz, Super Wideband Voice, Head Gestures, integrazione AI con Gemini e Perplexity, multi-point fluido, sono abbastanza sostanziali da rendere l’acquisto molto ben motivato. In questo contesto, sono probabilmente tra le migliori cuffie true wireless che si possano abbinare a un Galaxy.​

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Per chi invece usa un dispositivo non Samsung, il discorso si complica. Le Buds4 Pro funzionano anche con altri smartphone Android e, in modo più limitato, con iPhone, ma perdono una parte significativa del loro valore aggiunto. L’ANC rimane ottima, la qualità audio rimane superiore alla media, ma il multi-point diventa scomodo, l’SSC non è disponibile e alcune funzioni smart non sono accessibili. In questo caso, a parità di budget, è legittimo considerare alternative più universali come le Sony WF-1000XM6 o le AirPods Pro 3 (per chi è nell’ecosistema Apple).

Un’ultima riflessione. Samsung con le Buds4 Pro non ha cercato di reinventare il mercato degli auricolari, né di introdurre la prossima funzione “wow” che avrebbe fatto titolo sui blog tech. Ha scelto di perfezionare quello che sapeva già fare bene, limando i dettagli, migliorando driver e ANC, ridisegnando con più personalità e aggiungendo qualche funzione smart di valore reale. Per convincere pienamente anche gli utenti fuori dall’ecosistema Samsung, e per non cedere troppo terreno ad Apple sulle funzioni del futuro, Samsung dovrà fare il passo successivo. Le Buds4 Pro sono una risposta ottima alle domande del presente; per le domande del futuro, vedremo le Buds5 Pro.