Torniamo a parlare dello scontro legale tra i due principali produttori di anelli smart. Oura ha infatti avviato una nuova causa contro Ultrahuman, chiedendo di fermare la vendita negli Stati Uniti di Ring Pro, l’anello riprogettato con cui l’azienda di Bengaluru era riuscita a tornare sul mercato americano dopo il blocco delle importazioni scattato lo scorso anno.
Questa mossa si inserisce in una lunga serie di contenziosi sui brevetti portati avanti da Oura contro i concorrenti, Samsung e RingConn compresi. Vediamo cosa contesta e come ha risposto Ultrahuman.
Indice:
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Cosa contesta Oura a Ultrahuman Ring Pro
La denuncia è stata depositata giovedì presso un tribunale federale del Texas, e secondo Oura il Ring Pro viola due suoi brevetti relativi al design dell’anello e ai componenti interni, batteria e sensori compresi. L’azienda chiede un risarcimento economico e un’ingiunzione permanente che impedisca a Ultrahuman di vendere il dispositivo.
Il punto centrale riguarda la decisione con cui la dogana statunitense aveva dato il via libera al Ring Pro: secondo Oura quel parere copriva soltanto il brevetto oggetto della disputa precedente, e non i due citati nella nuova causa, identificati come D804,471 e 12,769,363.
Nel documento depositato l’azienda scrive di essere “ora costretta a presentare questa denuncia per violazione di brevetto” per tutelare i propri diritti. Va detto che il secondo dei due brevetti è freschissimo, perché è stato concesso a Oura il 20 ottobre, appena due giorni prima della causa, e riguarda un anello smart che integra componenti come una batteria curva, un circuito stampato, magneti e sensori.
Tra i convenuti compare anche SVTronics, produttore di elettronica con sede in Texas che, secondo la denuncia, assembla il Ring Pro in uno stabilimento di Plano su indicazione e sotto il controllo di Ultrahuman; per Oura entrambe le aziende violano i suoi brevetti attraverso produzione, importazione e vendita dell’anello negli Stati Uniti.
Un portavoce di Oura ha commentato così a TechCrunch:
“Ultrahuman ha una storia di copia delle innovazioni di Oura, come dimostrato dalla sentenza dell’ITC del 2025 contro l’azienda. Ultrahuman ha introdotto un anello riprogettato ma non ha posto rimedio alla continua violazione dei brevetti di Oura, cercando invece di trarre vantaggio dalla nostra innovazione e dalla leadership di mercato che abbiamo costruito”.

La risposta di Ultrahuman
Il cofondatore e CEO Mohit Kumar si è detto fiducioso sul Ring Pro e ha annunciato battaglia:
“Oura ha ora scelto di far valere brevetti diversi, tra cui uno concesso appena due giorni prima che questa causa venisse depositata. Affronteremo queste accuse attraverso le opportune vie legali e difenderemo con decisione la nostra posizione. Non c’è alcun provvedimento giudiziario che riguardi Ring Pro, che resta disponibile per i clienti negli Stati Uniti”.
Il mercato degli anelli smart e le mosse di Oura
Nel 2023 Oura aveva fatto causa a Ultrahuman per il Ring Air, l’anello che aveva fatto conoscere la startup indiana negli Stati Uniti, e nel 2024 aveva avviato un procedimento separato davanti alla International Trade Commission, ottenendo ad agosto dello scorso anno la sentenza che ha portato al blocco delle importazioni del Ring Air.
Come riportato a suo tempo, Ultrahuman aveva risposto con una propria causa per violazione di brevetto davanti all’Alta Corte di Delhi, e a febbraio aveva presentato il Ring Pro, ridisegnato proprio per aggirare il brevetto contestato, con un’autonomia fino a 15 giorni e un prezzo di 479 dollari. A marzo era poi arrivato il parere favorevole della dogana statunitense.
Ultrahuman non è comunque l’unica a fare i conti con gli avvocati di Oura, che ha avviato contenziosi anche contro Samsung, RingConn, Circular e Zepp Health; alcune di queste dispute si sono chiuse con accordi di licenza, e RingConn e Circular pagano oggi delle royalty a Oura per continuare a vendere i propri anelli.
La causa arriva in un mercato in crescita, con IDC che prevede per quest’anno spedizioni globali in aumento del 12,8% a 4,9 milioni di unità e una salita fino a circa 6,3 milioni entro il 2030; Oura resta il marchio di riferimento della categoria, mentre Ultrahuman è tra i concorrenti in maggiore crescita.
Il nuovo fronte legale si apre inoltre poche settimane dopo che Oura ha messo in pausa la propria quotazione in Borsa da 2,2 miliardi di dollari, citando l’incertezza del mercato, e a pochi giorni dall’aggiornamento che ha introdotto nuove metriche per la salute cardiovascolare.
Dal canto suo, a settembre Ultrahuman ha raccolto 70 milioni di dollari da investitori tra cui Qualcomm Ventures e Labcorp, per una valutazione di circa 365 milioni, e sta lavorando con Qualcomm a un nuovo anello in grado di eseguire più software direttamente sul dispositivo, con l’obiettivo di spingersi oltre il monitoraggio di salute e fitness verso interazioni con l’intelligenza artificiale e il gaming.
Resta da capire se il tribunale texano concederà a Oura l’ingiunzione richiesta, ma per ora il Ring Pro resta regolarmente in vendita.
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