A poco più di tre settimane di distanza dal primo volo orbitale di Starship, SpaceX ha già indicato quale sarà il prossimo traguardo del programma, e si tratta di quello che a fine settembre era stato rimandato all’ultimo momento.
Con il prossimo volo di test l’azienda tenterà infatti di recuperare entrambi gli stadi facendoli rientrare sulla torre di lancio, una manovra mai riuscita finora con la navicella. Facciamo il punto.
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L’annuncio di Musk e i dettagli dei prossimi eventi
A dare la notizia è stato Elon Musk nel corso della presentazione degli ultimi risultati trimestrali di SpaceX, società quotata in Borsa da giugno, spiegando che dopo un nuovo test orbitale sia il booster sia la navicella proveranno un rientro controllato fino alla base di partenza.
Secondo il fondatore si tratterà della prima volta in cui il veicolo di un lancio orbitale verrà recuperato per intero, e un eventuale successo rappresenterebbe, parole sue, una “profonda pietra miliare tecnologica per la storia della civiltà e della coscienza“, riferimento al tema su cui Musk insiste da qualche tempo, ovvero portare la coscienza umana oltre i confini del sistema solare.
Fino a oggi SpaceX è riuscita in tre occasioni a far rientrare il primo stadio Super Heavy sulla torre, facendolo agganciare dalle braccia meccaniche soprannominate Mechazilla. L’ultima volta risale all’ottavo volo di test, nel marzo 2025, missione in cui il booster si è posato regolarmente sulle forche della struttura mentre la navicella Starship è andata distrutta; da allora la società non ha più tentato la cattura del primo stadio, limitandosi a farlo ammarare.
La stessa scelta era stata fatta anche con il Flight 14 del 28 settembre, il primo a portare Starship in orbita e a rilasciare un carico utile operativo, con 26 satelliti Starlink V3. In quell’occasione Musk e altri dirigenti avevano indicato proprio quel volo come possibile debutto del recupero del secondo stadio, salvo poi escludere la cattura per entrambi i veicoli, così da non rischiare che un problema danneggiasse le infrastrutture di terra e rallentasse i lanci successivi.
Una prudenza che, col senno di poi, si è rivelata sensata, dato che durante il volo sia il booster sia la Ship 41 hanno perso un motore ciascuno e la missione è stata accorciata a circa tre ore rispetto alle sei orbite previste.

Il Block 3 alla prova del doppio recupero
Il prossimo tentativo sarà quindi doppiamente inedito, perché la navicella Starship non è mai stata recuperata sulla torre e anche la nuova versione del Super Heavy non ha ancora provato la cattura.
Da maggio 2026 SpaceX vola infatti con la generazione Block 3 di entrambi gli stadi, equipaggiati con i nuovi motori Raptor 3 e con diverse modifiche alla struttura e ai sottosistemi, che portano l’altezza complessiva del razzo al decollo a 124 metri; come vi avevamo raccontato a luglio, il Flight 13 era stato il secondo test di questa generazione, arrivato dopo un primo tentativo annullato a T-0 per la mancata accensione di quattro motori.
Con ogni probabilità, per recuperare i due stadi verranno impiegate entrambe le torri di lancio di Starbase, anche se SpaceX non ha ancora diffuso i dettagli della missione né una data indicativa. Resta da capire se questa volta il recupero verrà davvero tentato o se, come accaduto a settembre, prevarrà ancora la prudenza; vi terremo aggiornati su questo nuova ambizioso tentativo.
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