Le prime unità di serie del Tesla Semi hanno iniziato a uscire dalla Gigafactory Nevada, con le consegne ai clienti attese già in questa stessa settimana; è la fase che il camion elettrico di Elon Musk inseguiva dal lontano annuncio del 2017, quando venne mostrato al mondo insieme al concept della prima Roadster di seconda generazione.

Del Semi ci eravamo occupati a febbraio, quando Tesla aveva pubblicato le specifiche finali delle due versioni Standard Range e Long Range poco prima dell’avvio delle consegne, allora ancora previsto per la prima metà dell’anno; quella tabella di marcia, questa volta, sembra essere stata rispettata.

L’avvio della produzione arriva in un momento delicato per il settore visto che negli Stati Uniti il prezzo del gasolio è salito parecchio, facendo lievitare i costi operativi delle flotte e, di conseguenza, quelli della logistica, ed è proprio in questo scenario che Tesla punta a far valere uno dei vantaggi tipici della propulsione elettrica, dato che il costo dell’elettricità per percorrere un chilometro risulta, a detta dell’azienda, sensibilmente inferiore a quello del gasolio.

Segui TuttoTech.net su Google Discover

Pubblicità-27%Google Pixel 10a

I punti di forza del Tesla Semi: tra ricarica rapida e batterie enormi

Per un mezzo chiamato a percorrere centinaia di chilometri ogni giorno, avere una batteria capiente non basta: bisogna anche poterla ricaricare in tempi brevi, così da ridurre al minimo le soste e mantenere il veicolo operativo il più a lungo possibile. Il Tesla Semi utilizza il Megawatt Charging Standard e può raggiungere una potenza massima di 1,2 MW, un valore che secondo Tesla permette di recuperare circa il 60% della carica in appena 30 minuti.

Durante l’evento di lancio l’azienda ha mostrato una dimostrazione pratica in cui il camion è passato dal 3% al 100% in circa 50 minuti, toccando un picco vicino ai 1.200 kW; anche con la batteria già al 62%, il mezzo continuava ad assorbire oltre 750 kW.

Per sostenere la diffusione del Semi, Tesla sta inoltre sviluppando una rete di ricarica dedicata, con 30 siti Megacharger previsti negli Stati Uniti entro fine anno per un totale di circa 200 punti ad alta potenza; la rete sarà aperta anche ai camion elettrici di altri costruttori, seguendo lo stesso approccio adottato in passato con i Supercharger per le auto.

Per le soste notturne nei depositi delle flotte arriveranno invece i Basecharger da 125 kW, pensati per ricaricare i mezzi durante le ore di fermo. Il Semi non può usare i normali Supercharger destinati alle automobili Tesla, dato che il suo sistema di ricarica si affida allo standard MCS, sviluppato apposta per gestire potenze ben più elevate.

Tesla non ha diffuso ufficialmente la capacità complessiva della batteria del Semi, ma alcuni dati contenuti nella documentazione depositata presso il California Air Resources Board permettono di farsi un’idea concreta delle sue dimensioni: la versione Long Range dispone di 822 kWh utilizzabili, mentre la Standard Range si ferma a un pacco da 548 kWh.

Per quanto concerne la Long Range, Tesla dichiara un’autonomia di circa 805 km anche a pieno carico, dato riferito a una massa complessiva di circa 37,2 tonnellate considerando motrice, rimorchio e carico; la Standard Range raggiunge invece 325 miglia, circa 523 km, con una singola ricarica. Per entrambe le versioni l’azienda indica un’efficienza di circa 2,7 km per kWh.

Elon Musk ha confermato che il Semi riceverà anche una versione del sistema di assistenza alla guida Full Self-Driving (Supervised), anche se Tesla non ha ancora indicato quando la tecnologia sarà effettivamente disponibile sul camion. Il termine Supervised, va detto, ricorda che il conducente dovrà comunque continuare a supervisionare il sistema durante la guida.

L’obiettivo è produrre 50.000 camion all’anno

Con la produzione finalmente avviata, il prossimo passo per Tesla è ora aumentare i volumi con rapidità tanto che, una volta raggiunta la piena capacità dello stabilimento in Nevada, l’azienda ha comunicato di voler puntare a produrre 50.000 Semi ogni anno, in una struttura dedicata che occupa circa 158.000 metri quadrati e che dovrà reggere una domanda già piuttosto consistente, se si considera che colossi della logistica come PepsiCo hanno già testato i prototipi sulle proprie flotte nel corso degli ultimi anni.

Insomma, quasi un decennio dopo la sua presentazione, il Tesla Semi entra così nella fase più importante dell’intero progetto: la produzione di volume permetterà finalmente di capire se il camion elettrico riuscirà a trasformare le promesse fatte nel 2017 in un’alternativa concreta per il trasporto pesante a lunga distanza.