Una corte d’appello federale di Washington ha stabilito che il Dipartimento della Difesa statunitense poteva legittimamente classificare Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale; la decisione, presa con un voto di due giudici contro uno, rappresenta una svolta importante in uno scontro che va avanti da mesi tra l’azienda e l’amministrazione.
Un mese fa la stessa vicenda aveva preso una piega opposta davanti a un altro tribunale, quando la giudice distrettuale Rita Lin aveva dichiarato illegale il divieto imposto dal Pentagono. Adesso la nuova sentenza d’appello riapre però il quadro, dato che i due pronunciamenti riguardano provvedimenti distinti e arrivano a conclusioni contrastanti.
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Come è nata la disputa col Pentagono
Tutto è partito da un contratto da 200 milioni di dollari firmato nel luglio 2025, pensato per portare i modelli Claude sulla piattaforma GenAI.mil del Pentagono. Le trattative si sono però interrotte quando Anthropic ha insistito su limiti d’uso precisi; l’azienda ha vietato esplicitamente l’impiego della propria tecnologia per armi letali completamente autonome e per la sorveglianza di massa dei cittadini americani, e voleva conservare la facoltà di interrompere il servizio nel caso rilevasse utilizzi contrari a quelle condizioni.
Il Dipartimento della Difesa ha respinto quelle richieste, pretendendo un accesso senza restrizioni per qualsiasi finalità militare lecita. Di fronte al rifiuto di Anthropic di rimuovere i propri limiti interni, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha classificato formalmente l’azienda come rischio per la catena di approvvigionamento in base al Supply Chain Security Act, vietando sia alle agenzie militari sia agli appaltatori della difesa di lavorare con i modelli Claude.
Anthropic sostiene che il divieto le sia già costato miliardi di dollari in affari mancati, proprio mentre si avvicina a una quotazione in Borsa molto attesa.

Il verdetto e i prossimi passi legali
La maggioranza del collegio della Corte d’Appello del Distretto di Columbia, formata dal giudice Gregory Katsas, nominato da Trump, e dalla giudice Neomi Rao, ha dato ragione alla posizione dei militari. Katsas ha richiamato la preoccupazione di Hegseth secondo cui modelli aziendali “eccessivamente vincolati” potrebbero spegnersi in modo imprevisto durante operazioni in corso oppure risultare vulnerabili a manipolazioni, lasciando l’autorità decisionale saldamente nelle mani del presidente e del segretario alla Difesa.
La giudice Karen LeCraft Henderson ha invece scritto un dissenso deciso, sostenendo che imporre standard etici fin dall’inizio non equivale a costituire una minaccia alla sicurezza della catena di approvvigionamento.
Il verdetto d’appello si contrappone alla decisione presa il mese scorso dalla giudice distrettuale Rita Lin a San Francisco, che aveva annullato un divieto più ampio esteso a tutto il governo, ritenendo che i funzionari avessero agito in modo illegittimo per ritorsione contro le posizioni pubbliche di Anthropic sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.
Vale la pena ripercorrere le tappe principali di questa vicenda per capire come si sia arrivati fin qui: la designazione di rischio per la catena di approvvigionamento era scattata a inizio 2026, in un contesto in cui Claude era stato il primo modello di intelligenza artificiale a essere integrato nelle reti classificate del Dipartimento della Difesa, con un accesso reso possibile tramite una partnership con Palantir.
Anthropic aveva presentato causa a marzo presso un tribunale federale della California, sostenendo che la decisione del governo fosse illegale e incostituzionale; nelle settimane successive un primo giudice aveva concesso un’ingiunzione preliminare, sospendendo temporaneamente il divieto dopo aver ritenuto che l’azienda avesse buone probabilità di ottenere ragione nel merito e avrebbe subito un danno irreparabile senza quella protezione.
Il Dipartimento di Giustizia, dal canto suo, aveva sempre respinto l’accusa di ritorsione, sostenendo che l’azienda avesse sollevato problemi legittimi dal punto di vista del Pentagono: se un fornitore può limitare unilateralmente il modo in cui il governo utilizza uno strumento già integrato in reti classificate, questo crea un rischio operativo concreto.
La vicenda, ricorderete, aveva avuto anche un’eco pubblica non trascurabile visto che subito dopo la rottura delle trattative, l’app Claude aveva superato ChatGPT nella classifica dell’App Store americano per la prima volta, mentre grandi gruppi industriali tecnologici rappresentanti aziende con contratti con il Pentagono avevano depositato un documento legale a sostegno di Anthropic, chiedendo una pausa sulla designazione. Anthropic è peraltro diventata la prima azienda statunitense a essere indicata pubblicamente con questa etichetta di rischio per la catena di approvvigionamento.
Dopo la sentenza di venerdì, Hegseth ha commentato positivamente l’esito su X, mentre Anthropic ha dichiarato di dissentire rispettosamente dalla decisione e di stare valutando le prossime mosse. Il collegio d’appello ha inoltre rinviato l’applicazione immediata dell’ordine, così da concedere ad Anthropic il tempo di chiedere una nuova udienza davanti all’intera corte oppure di rivolgersi direttamente alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
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