Un rapporto d’intelligence in parte generato dall’intelligenza artificiale ha portato l’esercito americano a un passo dall’attaccare una nave cinese nel Medio Oriente. Secondo quanto riportato da CNN, l’episodio ha “quasi innescato una guerra” e riaccende i dubbi sui rischi di affidare all’AI un lavoro delicato come quello del Dipartimento della Difesa statunitense.

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Il chatbot, il manifesto e la congettura travestita da rapporto

Tutto è cominciato da una domanda apparentemente banale posta a un chatbot: un analista di un comando delle forze speciali ha interrogato l’assistente artificiale sul carico di una nave cinese. Il sistema ha incrociato intelligence open source e segnali segreti fino a concludere che a bordo ci fossero componenti destinati a un programma di armi nucleari. La risposta non è rimasta confinata nella chat: l’AI è stata poi utilizzata una seconda volta per trasformare quella conclusione in una vera e propria valutazione d’intelligence formale, fatta circolare nei canali riservati e poi in tutto l’apparato militare americano.

Il sistema ha organizzato dati grezzi e frammentari nel formato standard di un report professionale, e una congettura altamente incerta ha così assunto l’aspetto ordinato, familiare e autorevole di un documento istituzionale. La vicenda si colloca nella primavera del 2026, mentre il Medio Oriente era attraversato dal conflitto con l’Iran e un rapporto di massima segretezza iniziava a circolare nei corridoi di Washington. CNN non è riuscita a stabilire che cosa trasportasse davvero la nave, quale strumento AI sia stato impiegato né quali procedure abbia seguito l’analista, e resta ignoto anche il livello di verifica a cui il documento è stato sottoposto prima di raggiungere i vertici delle forze armate.

Sulla base di quel documento, i funzionari hanno iniziato a pianificare un’operazione di intercettazione. Un gruppo di militari armati si era preparato a salire a bordo della nave e alcuni jet erano già decollati dalle basi dell’area, con l’operazione in attesa soltanto dell’autorizzazione definitiva. È stato in quel momento, prima del via libera, che altri funzionari militari hanno riesaminato il rapporto e scoperto che si trattava di materiale generato dall’AI.

“Quasi innescato una guerra”, ha dichiarato una fonte citata nel reportage.

Le conseguenze potenziali meritano attenzione, perché un’azione statunitense contro una nave cinese avrebbe potuto degenerare in un conflitto armato tra Washington e Pechino. Da tempo gli analisti temono errori di valutazione catastrofici quando gli Stati si affidano a dati inesatti prodotti dalla tecnologia, e in questo caso è stato il controllo umano a evitare il disastro. Il fatto che altri funzionari abbiano verificato il lavoro dell’analista non cancella però il problema di fondo: è probabilmente solo questione di tempo prima che qualcosa di simile si ripeta, magari con margini più stretti e senza un secondo sguardo in tempo utile.

Una corsa all’AI che non conosce pause

Rapporto AI fasullo, Usa a un passo dall'attaccare una nave cinese: "Quasi una guerra" 1

L’incidente arriva in un momento in cui il Pentagono spinge sull’adozione dell’intelligenza artificiale. A gennaio il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha pubblicato un memo che ordina al dipartimento di diventare “AI-first” e di sperimentare i modelli delle principali aziende americane del settore. Con Anthropic le cose non sono andate come previsto: l’azienda ha rifiutato di concedere l’uso dei propri modelli per lo sviluppo di armi autonome ed è stata temporaneamente bandita dal governo, ma la strada ha portato comunque ad altre intese.

A febbraio xAI avrebbe stretto un accordo per consentire ai militari di usare Grok nei sistemi classificati, mentre a maggio NVIDIA, Microsoft e Amazon hanno avviato una partnership per offrire le proprie tecnologie al Dipartimento della Difesa. Si tratta di contratti redditizi, ed è comprensibile che le aziende li inseguano, ma contribuire a diffondere l’adozione dell’AI comporta rischi che il normale software aziendale non porta con sé. Ad aprile 2026 un alto funzionario del Pentagono aveva dichiarato che il dipartimento stava “convogliando tutto su GenAI.mil”.

Sullo sfondo c’è anche la partita diplomatica. L’incidente è emerso proprio mentre il presidente Trump attendeva la visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, prevista per il 24 settembre, un incontro in cui i due leader dovrebbero discutere anche dell’uso dell’intelligenza artificiale. Gli esperti chiedono a entrambi i governi di prendere sul serio i crescenti rischi legati a questa tecnologia, e la storia della nave cinese finita nel mirino di un rapporto fantasma mostra quanto la posta in gioco sia alta.