Una pubblicità con protagonista un bambino molto piccolo e un iPhone ha acceso il dibattito sul rapporto tra infanzia e dispositivi digitali, il cartellone, di grandi dimensioni, è comparso a Milano sul ponte che attraversa via Melchiorre Gioia, nel quartiere Isola, in direzione Brera e centro città. Nell’immagine si vede un bambino dall’età apparentemente inferiore ai due anni, sorridente e con un iPhone tra le mani, accompagnato dallo slogan “Tutto ok, è iPhone” e dal logo di TIM.
A portare il caso all’attenzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza è stata una cittadina milanese, che ha inviato una segnalazione esprimendo forti perplessità sul messaggio trasmesso dalla pubblicità. Secondo la segnalazione infatti, l’immagine finirebbe per associare un dispositivo progettato per catturare l’attenzione a un bambino talmente piccolo da non avere ancora la capacità di comprendere realmente il rapporto con la tecnologia.
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L’Autorità garante critica il messaggio della pubblicità del bambino con in mano un iPhone
La segnalazione descrive l’immagine come inquietante proprio per il contrasto tra l’infanzia rappresentata dal bambino e lo smartphone che gli viene messo tra le mani, il timore espresso dalla cittadina è che una pubblicità di questo tipo possa contribuire a render normale l’utilizzo di smartphone da parte di bambini molto piccoli, presentandolo come qualcosa di innocuo, divertente e perfettamente accettabile.
Il problema, secondo la segnalazione, non sarebbe quindi semplicemente la presenza di un iPhone nell’immagine, ma il modo in cui viene rappresentato il rapporto tra i dispositivo e un bambino in età molto precoce. Il bambino infatti, non avrebbe scelto autonomamente quello strumento, sono gli adulti a consegnarglielo e a inserirlo nella sua quotidianità.
La questione è stata presa in considerazione da Maria Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha definito le osservazioni contenute nella segnalazione come del tutto condivisibili; secondo Terragni mentre in diverse parti del mondo si sta discutendo proprio dell’età minima alla quale consentire l’accesso al digitale, questa campagna pubblicitaria sembrerebbe muoversi nella direzione opposta.
Il riferimento è in particolare al fenomeno del cosiddetto baby sitting elettronico, ovvero l’utilizzo di smartphone e altri dispositivi digitali per intrattenere o distrarre bambini molto piccoli. Per l’Autorità garante, trasformare questo comportamento in qualcosa di visivamente normale attraverso una campagna pubblicitaria potrebbe contribuire a consolidarlo ulteriormente.
Terragni evidenzia inoltre come, secondo la sua valutazione, siano soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a ricorrere maggiormente ai dispositivi per intrattenere i bambini già durante la prima infanzia. Il rischio, secondo l’Autorità, è che l’esposizione precoce possa rappresentare il punto di partenza di una possibile dipendenza e avere conseguenze sullo sviluppo psicologico e cognitivo.
La posizione dell’Autorità garante non si è limitata alla critica pubblica della campagna, il caso è stato infatti segnalato ad AGCOM, AGCM e IAP, ovvero alle Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria. L’obbiettivo della segnalazione è permettere agli organismi competenti di effettuare le opportune verifiche e valutare l’eventuale adozione di iniziative.
La vicenda si inserisce così in un dibattito più ampio sul rapporto tra bambini e tecnologia, soprattutto in un momento in cui l’età di accesso agli smartphone e ai servizi digitali è sempre più discussa. Il punto sollevato dall’Autorità non riguarda quindi soltanto il singolo cartellone pubblicitario, ma il messaggio culturale che una combinazione di questo tipo può contribuire a diffondere.
Secondo Terragni, una pubblicità che presenta come normale e positivo il rapporto tra un bambino molto piccolo e uno smartphone rischia infatti di vanificare anche gli sforzi compiuti dalla politica e dalle famiglie che stanno cercando di promuovere un approccio più consapevole alla tecnologia, citando in particolare iniziative come i Patti Digitali.
La questione sarà ora nelle mani degli organismi ai quali è stata trasmessa la segnalazione, che dovranno valutare il caso e stabilire se la campagna presenti elementi tali da richiedere interventi; nel frattempo, il cartellone milanese ha riportato al centro dell’attenzione una domanda sempre più attuale: quanto è opportuno normalizzare l’utilizzo degli smartphone nella prima infanzia attraverso la comunicazione pubblicitaria?
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