È di poche ore fa la notizia che potrebbe cambiare significativamente i rapporti di forza nel mercato europeo del cloud computing. La Commissione Europea ha pubblicato un comunicato in cui annuncia l’intenzione di designare Amazon Web Services e Microsoft Azure come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act, il regolamento europeo sui mercati digitali che da quando è entrato in vigore ha già costretto diversi colossi tech a modificare profondamente le proprie pratiche commerciali.
Come avevamo raccontato a giugno 2025, Microsoft aveva già dovuto apportare modifiche significative a Windows 10 e Windows 11 per adeguarsi al DMA, dalla gestione del browser predefinito alla possibilità di disinstallare il Microsoft Store. Ora toccherebbe al cloud.
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Perché AWS e Azure sono considerati gatekeeper
Nel comunicato la Commissione afferma di aver rilevato che “AWS e Azure, rispettivamente il più grande e il secondo più grande servizio di cloud computing nell’UE, sono un importante punto di snodo tra le aziende e i loro clienti nell’UE“. Una posizione che vale la designazione come gatekeeper, nonostante le due piattaforme non superino formalmente le soglie quantitative previste dal DMA per tale classificazione.
La Commissione ha spiegato le ragioni alla base della designazione preliminare. Secondo Bruxelles, entrambe le piattaforme “hanno basi di utenti vaste e ben stabilite, e sembrano beneficiare dagli effetti di lock-in e alti costi di passaggio ad altri operatori, in aggiunta a un grande ecosistema” e a una posizione predominante nel mondo dell’intelligenza artificiale.
A quanto pare il lock-in è esattamente il cuore del problema perché chi costruisce la propria infrastruttura su AWS o Azure si trova spesso in una situazione di dipendenza tecnica ed economica che rende il passaggio a un concorrente estremamente costoso e complicato, sia in termini di migrazione dei dati che di riconfigurazione dei sistemi. È proprio questo meccanismo che la Commissione vuole smontare attraverso il DMA.

Cosa cambierebbe con la designazione ufficiale
La designazione come gatekeeper porta con sé una serie di divieti e obblighi concreti. Tra questi figurano il divieto di bundling, ovvero la pratica di rendere un servizio accessibile solo acquistandone un altro, e l’obbligo di offrire interoperabilità e portabilità dei dati tra piattaforme.
In termini pratici, significherebbe abolire i costi di uscita dei dati, le cosiddette egress fee, e le limitazioni all’uso delle licenze software che oggi rendono più conveniente restare nell’ecosistema del provider originale.
Ha dichiarato Henna Virkkunen, Vice-Presidente Esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia:
“I servizi cloud sono diventati una chiave di volta per l’economia europea e un prerequisito per l’IA, con oltre la metà delle aziende nell’UE che vi si affidano, assieme a investimenti da record nell’infrastruttura del cloud pubblico.
Visto il loro ruolo centrale nel futuro digitale dell’Europa, questi servizi devono operare in mercati equi, aperti e competitivi che incoraggino la fiducia e assicurino la sovranità tecnologica dell’Europa.”
AWS e Microsoft possono opporsi
Va detto che si tratta per ora di una posizione preliminare e sia Amazon che Microsoft potranno rispondere e opporsi alla designazione proposta. Nel caso in cui venisse confermata, le due aziende avranno sei mesi per implementare i cambiamenti necessari a rispettare il DMA.
Resta dunque da capire se i due colossi del cloud sceglieranno la via del dialogo con la Commissione o quella del contenzioso legale, percorso già intrapreso da altri gatekeeper designati in passato.
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