Mentre la Cina continua a spingere sull’acceleratore del proprio programma spaziale con missioni sempre più ambiziose a bordo della stazione spaziale Tiangong, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si trova ancora una volta a fare i conti con problemi strutturali che alimentano dubbi sul futuro operativo oltre il 2030. Due notizie apparentemente separate stanno infatti mostrando con sempre maggiore chiarezza come il settore delle infrastrutture spaziali in orbita terrestre bassa stia entrando in una nuova fase di transizione.
Da una parte troviamo la missione cinese Shenzhou-23, appena arrivata sulla stazione spaziale Tiangong con un equipaggio destinato a rimanere in orbita per circa un anno; dall’altra c’è invece la ISS, che continua a registrare perdite di atmosfera nel segmento russo nonostante mesi di riparazioni e tentativi di stabilizzazione.
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Shenzhou-23 raggiunge Tiangong: la Cina punta alle missioni di lunga durata
Negli scorsi giorni la Cina ha completato con successo il lancio della missione Shenzhou-23, inviata verso la stazione spaziale Tiangong per dare il cambio all’equipaggio della missione Shenzhou-21, rimasto nello spazio per circa 204 giorni.
Il lancio è avvenuto il 24 maggio dal Jiuquan Satellite Launch Center attraverso un razzo Lunga Marcia 2F Y23, mentre l’aggancio al modulo principale Tianhe della stazione spaziale cinese è stato completato circa tre ore e mezza dopo il decollo. Una volta a bordo, i taikonauti Zhu Yangzhu, Zhang Zhiyuan e Lai Ka-ying hanno incontrato l’equipaggio precedente, avviando le operazioni di transizione tra le due missioni.
Tra i dettagli più interessanti di questa nuova spedizione c’è sicuramente la durata prevista della permanenza in orbita. A differenza delle precedenti missioni cinesi, normalmente limitate a circa sei mesi, Shenzhou-23 dovrebbe restare nello spazio per circa un anno intero; si tratta di un passaggio estremamente importante per la Cina, che punta a raccogliere dati sempre più approfonditi sugli effetti della microgravità prolungata sul corpo umano in vista delle future missioni nello spazio profondo, comprese quelle verso Luna e Marte.
Secondo Zhang Jingbo, portavoce della CMSA, un soggiorno annuale nello spazio non equivale semplicemente a raddoppiare una normale missione semestrale, motivo per cui gli astronauti sono stati sottoposti a un addestramento fisico e psicologico molto più intenso rispetto al passato. Anche Bian Qiang, esperto del centro Astronauti cinese, ha spiegato che l’equipaggio è stato preparato con particolare attenzione alla resilienza mentale e alla compatibilità operativa tra i membri.
La missione avrà inoltre un importante ruolo scientifico, a bordo della stazione verranno infatti condotti oltre 100 esperimenti tra scienza dei materiali, studio dei fluidi in microgravità, ricerca farmaceutica e biologia spaziale. Tra i carichi più curiosi troviamo anche semi di riso che dovranno generare almeno due generazioni direttamente nello spazio, mentre microorganismi e piante saranno esposti alle radiazioni cosmiche all’esterno dei moduli per analizzare gli effetti sul loro sviluppo.
Vale inoltre la pena sottolineare un altro aspetto simbolicamente importante della missione: Lai Ka-ying è infatti il primo astronauta proveniente da Hong Kong a raggiungere Tiangong ed è anche la quarta donna cinese a partecipare a una missione spaziale del Paese.
La ISS torna a perdere atmosfera dal modulo russo PrK
Se la Cina continua dunque a guardare al futuro, la Stazione Spaziale internazionale si trova ancora una volta alle prese con problemi che mostrano tutti i limiti di una struttura ormai vicina ai trent’anni di attività orbitale.
Negli ultimi giorni NASA e Roscosmos hanno infatti confermato il ritorno di una perdita di atmosfera all’interno del modulo PrK del segmento russo della ISS, lo stesso problema che sembrava essere stato risolto all’inizio del 2026 dopo mesi di interventi e applicazioni di sigillante.
Il modulo PrK, collegato al modulo di servizio Zvevda, rappresenta sostanzialmente un tunnel di trasferimento utilizzato per le operazioni di attracco. Da oltre cinque anni gli ingegneri russi e statunitensi stanno monitorando microfratture strutturali presenti nella zona, ma individuare con precisione tutte le crepe si è rivelato molto più complicato del previsto.
La situazione sembrava essersi stabilizzata a gennaio, quando la NASA aveva parlato di una configurazione stabile della pressione interna dopo le riparazioni effettuate dai cosmonauti; tuttavia, il problema si è ripresentato all’inizio di maggio dopo le operazioni di scarico della navicella cargo Progress 95.
Secondo quanto comunicato dalla NASA, Roscosmos ha rilevato un lento calo di pressione nel modulo, con una perdita stimata di circa mezzo chilogrammo d’aria al giorno. Al momento non esistono rischi immediati per gli astronauti o per le normali operazioni della stazione, anche perché il modulo viene mantenuto a una pressione inferiore rispetto al resto della ISS ed è soggetto a periodiche ripressurizzazioni.
Dietro le rassicurazioni ufficiali però, resta una crescente preoccupazione interna. Secondo quanto riportato, la NASA classifica ormai il problema come uno dei rischi più elevati all’interno della propria matrice di sicurezza, considerando sia l’alta probabilità sia le potenziali conseguenze di un eventuale peggioramento.
Il futuro dell’orbita bassa passa dalle stazioni spaziali commerciali
Questa nuova perdita torna inevitabilmente a riaccendere il dibattito sulla sostenibilità della ISS oltre il 2030. Negli ultimi mesi la NASA aveva iniziato a valutare la possibilità di estendere la vita operativa della stazione fino al 2032, ma il progressivo invecchiamento dei moduli (alcuni dei quali sono in orbita dalla fine degli anni ’90) sta rendendo ogni decisione sempre più complessa.
Parallelamente, l’agenzia spaziale statunitense continua a lavorare sul progetto delle future stazioni spaziali commerciali che dovrebbero raccogliere l’eredità della ISS; tra i progetti più avanzati troviamo Haven-1, Axiom Station e altre infrastrutture private che dovranno diventare operative entro la fine del decennio per evitare un vuoto nella presenza umana permanente in orbita terrestre bassa.
La stessa NASA starebbe valutando nuove strategie operative, inclusa la possibilità di agganciare moduli commerciali direttamente alla ISS durante la fase di transizione. Una soluzione che però non convince completamente le aziende coinvolte, soprattutto perché molte di loro ritengono che un eventuale prolungamento della vita della ISS potrebbe rallentare investimenti e sviluppo delle alternative private.
Anche la Russia continua a lavorare sulla propria futura stazione spaziale ROS, teoricamente prevista a partire dal 2027, sebbene il progetto debba ancora affrontare importanti problemi economici e logistici.
Nel frattempo la Cina sembra trovarsi in una posizione sempre più favorevole: Tiangong continua infatti a espandere le proprie capacità operative mentre Pechino accumula esperienza preziosa con missioni di lunga durata che potrebbero rappresentare la base delle future esplorazioni lunari e interplanetarie.
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